Marano, cimitero vivi contro morti abusivi proprietari mettono propri nomi su lapidi

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MARANO – Accendere un lumino a se stessi. Raccogliersi in preghiera di fronte ad una lapide col proprio nome e cognome. Comprare un mazzo di fiori e sistemarlo sulla propria tomba, così bene da far invidia a tutto il cimitero. Dare una occhiata alla nicchia del vicino, magari più piccola, perché la morte sarà pure una livella ma se hai i soldi si vede anche al cimitero. Insomma, vivere l’emozione, un po’ macabra, di fare visita alla propria tomba. A Marano si può. Decine di persone hanno comprato un loculo nuovo di zecca e hanno pensato di chiuderlo già con una lapide, mettendoci il proprio nome e cognome. Da vivi. Il motivo? Timore di un’occupazione abusiva da parte di qualche salma che non trova altri spazi. Avere una nicchia pronta, per sé e per i suoi, soprattutto agli anziani, si sa, dà una certa serenità. In genere, però, i loculi comprati da vivi, «in attesa» di essere occupati, vengono lasciati vuoti e aperti. A Marano, invece, a decine hanno pensato di chiuderlo con una lastra di marmo, mettendoci subito nome e cognome. Ovviamente mancano la data di mortee pure quella di nascita. Ma l’effetto paradossale è quello di camminare in un cimitero di vivi. Accade in quello che è stato chiamato, tecnicamente, edificio A del primo lotto del cimitero di Vallesana. Si tratta di una palazzina costruita alle spalle del camposanto. Il cantiere è stato aperto ben 10 anni fa. Contemporaneamente all’avvio dei lavori furono messi in vendita 400 loculi e 300 tumuli. Andarono a ruba. Furono firmati i contratti e versati gli acconti. Poi i lavori si trascinarono in una lunghissima pastoia burocratica. Il cantiere è stato bloccato più volte, sono cambiate alcune ditte. Molti acquirenti, nel frattempo, sfiduciati, hanno disdetto il contratto. Altri, caparbiamente, hanno atteso. L’anno scorso, la fine dei lavori. Altri mesi per il collaudo e poi, finalmente, la firma e la consegna ufficiale del loculo al legittimo proprietario. Si tratta, in realtà, di una concessione per 99 anni. Al titolare è stato rilasciato un atto con l’indicazione del piano e del numero di loculo. Al momento del «bisogno» sarebbe bastato presentare il documento. Ma qualcuno ha avuto paura. I loculi sono vuoti, le salme sotterrate nel camposanto, che devono essere esumate a breve, sono tante. Molte famiglie non hanno comprato i loculi, e non hanno un posto dove mettere il proprio congiunto dopo l’esumazione. Ècominciato, così, a serpeggiare il timore che qualcuno potesse appropriarsi d’autorità o abusivamente di nicchie vuote. Del resto, nel cimitero di Marano, in passato, se ne sono viste di tutti i colori. L’ultima, lo scorso anno, è stata una sequenza di furti di fioriere: mille vasi spariti in una notte. Nella paura, quindi, di ritrovarsi il loculo occupato da chissà chi, qualcuno ha avuto l’idea. Ha chiuso la nicchia con una lastra di marmo e ci ha messo nome e cognome, con lettere dorate e caratteri gotici. Da vivo. Immediata è scattata l’emulazione. Una dopo l’altra sono comparse decine di lapidi. Nome, cognome, nessuna data. Tutti vivi. Tutti al cimitero ad occupare la propria nicchia, per evitare che qualche morto «abusivo» se ne appropri. Passeggiare nel nuovo edificio del cimitero di Marano, così, è diventata una sorta di esperienza esoterica. Un rito magico. Arrivi con il mazzo di fiori e lo metti sulla tua tomba o su quella di un amico vivo. Ti dici una preghiera e ti mandi un saluto. La scaramanzia? Nessun problema. Pare che addirittura sia un buon esorcismo: accendere un lumino alla propria tomba allungherebbe la vita. Amen.

di Antonio Menna IL MATTINO

PROPOSTO DA MICHELE PAPPACODA