COSTA D´AMALFI – GLI STABILIMENTI BALNEARI COMPATIBILI CON LA DIFESA DELL´UCCELLO

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COSTA D’AMALFI – CONTINUA LA CAMPAGNA “SALVIAMO L’UCCELLO DELLA COSTA D’AMALFI”. L’Assessorato al Nulla ha sentito l’autorevole parere della dott.ssa Brigitte Lynn.

A seguito dell’operazione “site of comunity importance” condotta dalla guardia costiera che ha portato, il primo Aprile scorso, al sequestro di alcune attività commerciali (di cui due già dissequestrate) nel Comune di Maiori, l’Assessorato al Nulla ha lanciato la campagna “Salviamo l’uccello della Costa d’Amalfi”. Si tratta di un’iniziativa all’interno della quale si stanno approntando nuove ed efficaci strategie di intervento per la salvaguardia della preziosa specie, per questo motivo il nostro Assessorato ha deciso di chiedere il parere alla dott.ssa Brigitte Lynn (nella foto), probabilmente la più nota ornitologa del mondo, presidente della OSB (Organization Safety Bird) con sede negli USA a San Francisco. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per porle alcuni interrogativi.

Dott.ssa Lynn lei conosce il territorio della Costa d’Amalfi ?

Sono stata in costiera Amalfitana, nel 1985, da studentessa per conoscere la fauna locale. Mi ricordo un territorio estremamente variegato, affascinante per certi versi ma anche molto complesso nella sua conformazione geologica. Ricordo anche una moltitudine di uccelli inseriti perfettamente nell’ambiente locale, fu una parentesi di studio molto formativa per il mio percorso didattico.

Dott.ssa, lei è già a conoscenza dei problemi di sopravvivenza dell’uccello della Costa d’Amalfi ?

Ci siamo già occupati della sopravvivenza dell’”Alus Fallum” (nome scientifico dell’uccello della Costa d’Amalfi NDR) in una riunione della OSB nel 2008, alcuni nostri studiosi monitoravano il problema già da un decennio. La Costa d’Amalfi è una delle zone del mondo dove la riduzione dell’attività dell’uccello, si è manifestata con maggiore intensità. Ma si tratta di un calo che è cominciato già negli anni ottanta del secolo scorso.

Quali ne sono i motivi?

Di solito quando un fenomeno è così massiccio e costante nel tempo, la causa non è mai univoca. Comunque siamo inclini a considerare che le cause siano principalmente ravvisabili in un invecchiamento della popolazione, una deviazione dei flussi migratori delle specie più giovani e come conseguenza diretta delle prime due cause, un naturale impoverimento delle risorse alimentari che ne minano la sopravvivenza. Non dimentichiamo che il volatile in questione è molto sensibile alle variazioni climatiche, ha bisogno di cure, tende ad intristirsi e quindi a deprimersi, preferendo l’isolamento alla socialità.

Nelle ultime settimane si discute molto se la presenza degli stabilimenti balneari o delle attività di ristorazione poste sul litorale possano essere un deterrente per la sussistenza della specie.

Si tratta di un grave errore di valutazione. Lo stabilimento balneare, viceversa, nei mesi estivi rappresenta uno degli ultimi baluardi di riproduzione della specie ed è sicuramente compatibile con essa. Va ricordato come fino a qualche decennio fa, l’uccello della Costa d’Amalfi si radunava in stormo proprio in prossimità del litorale, sostando a lungo proprio sulla superficie degli stabilimenti balneari per procacciarsi il cibo. Il diradamento della presenza antropica lungo il litorale è proprio un segnale della deviazione dei flussi migratori ed è testimonianza di una comune difficoltà riproduttiva.

Lei sostiene, dunque, che le attività turistiche e commerciali non siano d’ostacolo per la sopravvivenza dell’Alus Fallum Amalfitarum ?

Posso escluderlo con assoluta certezza. Al contrario le autorità dovrebbero favorire l’impianto di nuove attività, che attraggano in qualsiasi modo le specie, prevedendo ricoveri adatti per raduni di ogni tipo.

Ma se il problema vero è rappresentato dalla deviazione dei flussi migratori come si può far rientrare la Costa d’Amalfi nei circuiti maggiormente appetibili per l’uccello ?

Qualche anno fa le avrei risposto che sarebbe bastato incentivare un afflusso anche saltuario di specie per creare condizioni più agevoli per la sopravvivenza dell’uccello. Oggi, leggendo gli ultimi dati a disposizione, ritengo che questa soluzione, ahimè, non sia più sufficiente.

Il nostro Assessorato ha lanciato una campagna “Salviamo l’uccello della Costa d’Amalfi”, lei che è una delle massime esperte mondiali di uccelli, se la sente di fare una proposta che potremmo sostenere in sede operativa ?

Come le dicevo, alla luce degli ultimi dati, in Costa d’Amalfi la situazione appare davvero complicata, per questo motivo si potrebbe adoperare una soluzione che abbiamo già sperimentato con successo nella cittadina di Sheboygan nel Wisconsin in un territorio lacustre (sul lago Michigan NDR), dove l’estinzione dell’uccello locale aveva provocato fenomeni di depressione economica e sociale. In quel caso abbiamo sperimentato una terapia ad urto definita “cock shock”.

Può spiegarci brevemente di cosa si tratta ?

Il “cock shock” è un sistema di ripopolamento massiccio, intenzionalmente sovradimensionato rispetto alle esigenze. Si inseriscono nel paesaggio grosse quantità di cibo per l’uccello in difficoltà, anche di tipologia differente, provenienti da aree anche molto distanti. La specie va a riqualificare fortemente la varietà etnica e collettiva dell’area depressa. L’ingresso delle specie avviene in maniera forzosa e massiccia, si prevede lo stazionamento delle nuove specie almeno per un lasso di tempo sufficiente all’ambientamento. L’ambientamento prevede che ci sia interazione con la fauna locale e che si formino condizioni reali di stazionamento permanente. Questa soluzione prevede, certamente, anche dei rischi; l’urto potrebbe essere troppo violento e compromettere la stabilità mentale di alcuni volatili e dell’ambiente nel suo complesso, di contro crea un effervescenza naturale che può innescare una produttività dal volume imprevedibile. Al rilancio di ogni forma di socialità si affianca, di solito, anche un ritorno all’attività di forme di vita ritenute letargiche in via definitiva.

Pensa che questo sistema possa realmente essere attuato in Costa d’Amalfi ?

Con le dovute cautele, ritengo si possa provare.

Concludendo, in attesa di mettere a punto strategie di intervento pratiche, con la stagione estiva alle porte, cosa si potrebbe fare per contrastare l’estinzione dell’uccello della Costa d’Amalfi ?

L’uccello della Costa d’Amalfi, nonostante tutto, è una specie molto resistente, d’altronde ha già fronteggiato decenni di carestia e per questo motivo riuscirà ancora a sopravvivere attraverso gli espedienti che ha sempre attuato: in primo luogo tramite gli spostamenti a breve raggio, quindi con il consumo di forme di vita meno appetibili che diventano fondamentali per interrompere lunghe astinenze, senza dimenticare la forma di auto sostentazione sempre praticata in climi di indigenza.

Dott.ssa Lynn, l’Assessorato al Nulla è pronto ad ospitarla per affidarle un ruolo di consulente speciale nella campagna appena lanciata. Pensa di poterci raggiungere in Costa d’Amalfi, anche per studiare direttamente, di persona, il fenomeno ?

Purtroppo tra i miei prossimi impegni non è in agenda una visita nelle vostre terre.

Purtroppo, davvero, ci permettiamo di rimarcare. Anche questo è un segno di decadimento e di mancanza di appeal delle nostre terre.

L’Assessorato al Nulla invita tutti ad aderire alla campagna “Salviamo l’uccello della Costa d’Amalfi” inviando una mail a: assessoratoalnulla@gmail.com per supportare la nostra iniziativa e contribuire con suggerimenti, donazioni ed indicazioni utili.

Comunicato dell’Assessorato al Nulla

Come chiosa ai lettori che non sono della costiera amalfitana. Stablimenti balneari sono stati sequestrati per norme europee che proteggono determinate aree per svariati motivi, fra questi le migrazioni degli uccelli, che transitano anche nella nostra zona. La ncecessità di permessi agli stabilimenti con valutazioni di incidenza relativi a queste protezioni  appaiono ai più assurdi