Clarinetto pianoforte e marimba protagonisti al Casinò Sociale

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Continuano domani sera, alle ore 19 i concerti del Conservatorio nella sala Rossa dello storico circolo salernitano ove si esibiranno Simone Sorvillo, Sabina Mauro, Maria Giordano e Alessandro Fermentino, con la partecipazione del M° Nuno Pinto

 Giro di boa per la rassegna I Concerti del Conservatorio, promossa dal “Giuseppe Martucci” di Salerno, ospite della Sala Rossa del Casinò Sociale di Salerno. Questa sera, dalle ore 19, prenderà il via una vera e propria maratona, che vedrà la partecipazione del M° Nuno Pinto che concluderà una masterclass tenuta presso il nostro conservatorio, ove è venuto a illustrare i canoni estetici del magistero portoghese in un confronto con la nostra scuola di estrazione napoletana, verrà inaugurata dal clarinettista Simone Sorvillo, allievo del M° Giovanni De Falco, in duo con Sabina Mauro. La sua esibizione principierà con la Sonata in Fa Minore op.120 n°1 composta da Johannes Brahms nel 1894. Quattro i movimenti inaugurati da un Allegro appassionato emanante un perfetto equilibrio, portavoce di una passione concentrata e tenuta sotto controllo, emblema di un’assoluta chiarezza formale, seguito dall’Andante, in forma tripartita, caratterizzato da un alto tenore melodico. Il terzo movimento consiste in un Allegretto grazioso in forma di scherzo, dolcemente pastorale, mentre il Vivace che chiude la sonata ha lo spirito incisivo del rondò costruito attraverso episodi liberamente concatenati. Ascolteremo, poi Jubilus op. 30, una pagina per clarinetto solo che Flavio Testi dedicò al clarinettista Giuseppe Garbarino. L’autore propone una carrellata di sonorità multifoniche in cui, sulla nota fondamentale Re2, che viene emessa come “suono lungo” per tre movimenti, vengono costruiti, solo al quarto movimento, accordi da sovrapporre alla stessa.La composizione, inoltre, possiede altri effetti: frullati, staccato doppio, triplo e multiplo, volate di suoni eseguite fino ai limiti delle possibilità umane, glissandi ascendenti e discendenti, per culminare nella virtuosistica conclusione che prevede una esecuzione talmente rapida, “a scapito della precisione delle note”, come l’autore stesso indica.Simone Sorvillo concluderà la sua performance dedicando al pubblico in sala la “Premiere rhapsodie” di Claude Debussy. Quando nel 1909 il genio francese mette mano ad un lavoro per clarinetto e pianoforte da destinare l’anno successivo al concorso del Conservatorio di Parigi, lo intitola Première Rapsodie. Siamo autorizzati a ritenere che nella mente del compositore fosse implicita l’idea di far seguire, a questa Prima rapsodia, se non delle altre, perlomeno una seconda. La partitura invece non avrebbe avuto un seguito in tale direzione. Immediatamente amata dal compositore (che se la sarebbe fatta suonare undici volte di seguito!) ed apprezzata dal pubblico presente alla prima esecuzione («a giudicare dalle facce dei miei colleghi – scriverà Debussy al suo editore, con la consueta ironia – la Rapsodia è stata un successo…») la partitura sarà viceversa oggetto, nel 1911, di una trascrizione per clarinetto e orchestra. Sebbene sia un lavoro di grandi difficoltà tecnico-esecutive per il clarinetto, la Rapsodia non esibisce affatto uno scrittura platealmente virtuosistica. Si tratta invece di un lavoro in cui la dimensione armonica ed il ‘colore’ strumentale appaiono elementi fondamentali di un’espressione musicale che coniuga una raffinata densità con una lineare chiarezza. Simone Sorvillo cederà la ribalta alla pianista Maria Giordano, la quale omaggerà Beethoven e Chabrier. La pianista eseguirà la Sonata in fa minore op. 57, composta da Ludwig Van Beethoven nel 1804 ma pubblicata soltanto nel febbraio 1807 L’edizione originale della Sonata non reca sul frontespizio il titolo di “Appassionata”, con cui questa composizione è universalmente nota. Fu l’editore Cranz di Amburgo che pubblicò dopo la morte di Beethoven (1838) la Sonata sotto il nome di “Appassionata”, cercando di evidenziare il carattere drammatico della musica, immersa in un gioco contrastante di due stati d’animo diversi. In un clima tipicamente beethoveniano si impone imperioso e quasi aggressivo il tema iniziale dell’Allegro assai, al quale il compositore lavorò lungamente prima di ottenere la forma definitiva. Si avverte un senso di tensione e di agitazione, formulato musicalmente in tre gruppi di due semicrome. Il secondo tema deriva strettamente dal primo, ma acquista un carattere diverso, più da canto corale e da eloquio oratoriale. C’è qui una prospettiva di fiducia e di speranza, al contrario del tema sostanzialmente doloroso e secondo quel concetto di lotta contro il destino, che affiora sempre nella visione creatrice beethoveniana. Si giunge così al mirabile Andante con moto del secondo movimento, pagina tra le più alte e intimamente espressive elaborate dal compositore per il pianoforte. È un tema semplice, che si ritiene derivato da un canto popolare natalizio, costruito su tre variazioni di straordinaria forza armonica e melodica; la prima nel registro grave, la seconda in quello medio e la terza in quello acuto. Preceduto da una serie di accordi di fanfara scatta l’Allegro ma non troppo, che alterna risolute proposte e brillanti virtuosismi, pensosi ripiegamenti a potenti accentuazioni delle sonorità. La Sonata si conclude con un Presto, una classica stretta finale realizzata con una serie di differenziazioni timbriche che testimoniano quanto riesca difficile a Beethoven contenersi nell’ambito delle sole risorse pianistiche. La pianista concluderà il suo intervento eseguendo la  Bourrée Fantasque, composta nel 1891 da  Emmanuel Chabrier è considerata un paradigma della “modernità” pianistica da quando ricevette una specie di beatificazione con la pubblicazione dell’articolo di Alfred Cortot, “La musique pour piano d’Emmanuel Chabrier” nella «Revue musicale», che nel 1930 scrisse:«On n’avait point encore écrit pour le piano de cette manière …, ce court divertissement de piano aura mis les compositeurs sur la voie d’une nouvelle technique de la couleur musicale …», alludendo alle influenze della Bourrée su Albéniz, Granados, “Il gallo d’oro” di Rimsky-Korsakov e “Petrouchka” di Stravinskij. Finale di serata affidato al suono caldo e morbido della marimba, suonata da Alessandro Ferrentino, specializzando del M° Paolo Cimmino, il quale inizierà con un celebre brano del compositore americano Paul Smadbeck, “Virginia Tate”, caratterizzato da interessanti armonie racchiuse in un linguaggio tonale di grande comunicatività. Due le pagine di Eric Mammut, “Le Rotazioni”, simbolo dell’eclettismo del suo compositore, che ama miscelare i diversi generi classico, jazz e contemporaneo e delle variazioni sul ritmo e il “credo” ossessivo di “Libertango” di Astor Piazzolla. Il percussionista concluderà con “Mbira song” di Alice Gomez, un brano che risente delle diverse influenze assorbite dalla scrittura della compositrice texana e con la brillante e coinvolgente “Rhythm Dance” del vibrafonista tedesco Benjamin Wittiber.

Olga Chieffi

 

 

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