La magia del duo pianistico

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Domani sera l’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri ospiterà Monica Secondini e Francesca Pellegrini per il penultimo appuntamento del cartellone

 Penultimo appuntamento per il cartellone dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri, allestito dal direttore artistico Mariacristina Branda, domani sera alle ore 19, che vedrà protagoniste nell’auditorium delle Scuole Elementari “J.F.Kennedy” un duo composto dalle pianiste Monica Secondini e Francesca Pellegrini. La serata verrà inaugurata dalla Sonata in Re maggiore K381, composta da Wolfgang Amadeus Mozart nel gennaio del 1772. Con questa pagina il genio di Salisburgo volse lo sguardo ad un genere moderno per allora, udito per la prima volta attraverso le pagine di J.Ch.Bach e, in Italia, attraverso le composizioni di Niccolò Jommelli. È questa un’opera dal carattere sinfonico, nata in effetti tra la Sinfonia K114 e la K124, nelle cui sonorità paiono affiorare le varie voci dell’orchestra, ma la cui distribuzione delle idee musicali tra i due esecutori è ancora piuttosto semplicistica, limitata per lo più ad effetti d’eco o alla pura e semplice divisione fra melodia e accompagnamento. Si continuerà con la Petite Suite di Claude Debussy nata tra il 1886 e il 1889. Semplici nella forma e piacevoli nella musicalità, i quattro pezzetti risentono delle influenze stilistiche ricevute dal giovane compositore e anticipano la ricca produzione del suo peculiare classicismo. La suite inizia con En Bateau reso famoso dall’orchestrazione di Henri Busser, è una graziosa barcarola in stile chopiniano, Cortège è intriso dello stesso spirito, verlainiano e parnassiano della Suite bergamasque, la ripetitiva e vivace melodia, ritrae il defilè della masques et bergamasques, nei loro graziosi e irreali gesti meccanici, ma qui senza quei tristi pensieri che negli altri pezzi traspaiono. Altro piacevole esempio dello stile galante debussiano, il Menuet è impostato su una melodia nel modo eolio, mentre il brillante finale del Ballet, risente della gaiezza e della verve di Chabrier, Délibes e Cajkovskij. Il duo si cimenterà poi con il Robert Schumann del Trauer  da “Zwolf vierhanige Klavierstucke fur Kleine und grosse Kinder, op.85 , datato 1849, una pagina graziosa, dallo stile accattivante, costruita su di una fresca linea melodica molto espressiva e con il quarto dei sei Impromptus tratto da Bilder aus Osten op.66, composto nel 1848, Quadri d’Oriente, il cui tono generale è gaio e moderatamente pittoresco, con qualche reminiscenza da “Il ratto dal serraglio” mozartiano che sembra affacciarsi in una partitura peraltro Pienamente coerente con gli incanti schumanniani. Accademico e prossimo al gusto salottiero e piccolo borghese è certamente il virtuoso polacco Moritz Moszkowsy del quale ascolteremo un pezzo caratteristico quale è la seconda delle Danze Spagnole op.12, che manda in sollucchero i dilettanti, prima di passare al folklorismo ungherese con Johannes Brahms. Tra i compositori del XIX secolo, infatti, Brahmms fu sicuramente il compositore che ha dimostrato di possedere maggior passione e spontaneità nel trattare questo tipo di musica. Il fascino che tale musica esercitava su Brahms si rileva non tanto dalla enorme quantità di pubblicazioni da lui acquistate, ma soprattutto da quel tocco magiaro che affiora sempre nei suoi lavori da camera. Dalla seconda raccolta delle Danze Ungheresi, datata 1880, il duo concluderà la serata con la n°20, piccolo capolavoro di estro e vivacità tzigana, che strapperà l’applauso del pubblico in sala.

Olga Chieffi