Gennaro Cardaropoli: l´ allievo di Tartini

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Pregnante interpretazione della celebre sonata detta “Il trillo del Gennaro diavolo”, offerta dal giovane violinista in duo con il clavicembalista Giorgio Spolverini, martedì sera al Casinò Sociale

 Rubiamo il titolo ad una celebre novella di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, “L’Allievo di Tartini”, venutaci in mente durante l’esecuzione della celeberrima sonata in Sol minore, detta “Il trillo del Diavolo”, eseguita dal giovanissimo violinista Gennaro Cardaropoli, gemma incontrastata del magistero di Giuliano Bisceglia, presso il nostro conservatorio, in duo con il clavicembalista Giorgio Spolverini, docente di clavicembalo e interpretazione della letteratura musicale antica del “G.Martucci”, a chiusura di un concerto promosso dalla massima istituzione musicale cittadina nella sala Rossa del Casinò sociale. Abbiamo voluto pensare Gennaro Cardaropoli come l’Allievo di Tartini, non nella figura del famigerato Barone, buon maestro, ma pessimo violinista, ma oggetto di quel tema di grande complessità quale il rapporto tra arte ed artista e, in questo caso tra arte ed esecutore, che viene svelato in ogni buona esecuzione. Iniziare allo studio della pagina, già ardua tecnicamente, un musicista appena tredicenne, significa iniziarlo anche alla figura complessa di questo compositore pensatore che tentò un rilancio sul piano teorico della musica come scienza e come filosofia, cercando, assieme, una riunificazione di questa indagine con delle concrete conseguenze compositive, come era avvenuto nel Rinascimento, in opposizione al processo di sviluppo settecentesco che stava scorrendo in senso opposto. Giorgio Spolverini con il suo piccolo allievo non ha tentato nullo di tutto questo, lasciandogli concepire la propria arte in maniera libera ed espressiva, anche a costo di rinunciare, sulla traccia di antichi interpreti, alla maniacale precisione a cui il clavicembalista romano ci ha abituato, adattandosi al sentire di Gennaro Cardaropoli. Sulla scia, quindi del più puro credo estetico tartiniano, il violino ha imitato la voce umana, cantato, parlato, sofferto, gioito, magari si è anche inghippato un attimo, ma Giuseppe Tartini, unitamente all’esperto pubblico in sala sarebbe rimasto certamente ammirato e soddisfatto. La serata ha preso, invece, inizio con un omaggio a Johann Sebastian Bach e alle sue sonate dedicate al flauto, risalenti agli anni di Kothen, scritte presumibilmente per il primo flauto di corte Johann Heinrich Freytag, utilizzando per la prima volta il flauto traverso, il Querflote, anziché il Blockflote. Carolina Dello Iacono, allieva del M°  Salvatore Lombardi, ha affrontato accompagnata dallo stesso M° Giorgio Spolverini la Sonata in Mi Minore BWV 1034 e quella in Sol Minore BWV 1020, mentre con l’allieva Annamaria Minichiello la sonata in Do Maggiore BWV1033, opere in cui sentiamo vibrare come l’eco di una scommessa, un’alea baldanzosamente giovanile, che ha i suoi poli sensibili nella bravura del compositore e nello sbalordimento partecipe, entusiasta del Principe venticinquenne che segue, e , quando può, suona di persona: “ Anche il violoncello, Bach?, Anche il flauto?…..”. Anche il flauto. L’uso del flauto come strumento melodico accanto al cembalo obbligato, di cui la destra s’incarica della seconda voce melodica, e la sinistra del basso, richiama, infatti, le analoghe tre sonate per viola da gamba, la prima delle quali, era stata in una precedente veste una sonata per due flauti e basso continuo, e che vanno a realizzare il nuovo ideale bachiano, cacciando nel museo tutte le precedenti opere per questo meraviglioso strumento. Il Maestro Spolverini è riuscito effettivamente nella sua ricerca di “compromesso”, come da lui stesso definita la lettura di queste pagine, tra antico e moderno, in tutti i sensi, riuscendo a cucire addosso alla flautista perfettamente le tre sonate, in particolare per la scelta delle articolazioni, attraverso cui ha nascosto le ombre di uno staccato mai brillante, sostenendo con infinito mestiere la parte solistica, incalzandola con molteplici elaborazioni ritmico-polifoniche, ricercando una qualità fonica dispiegantesi a mosaico, in modo da offrire un’anima a ciascuna linea melodica, attraverso ardite metamorfosi. Applausi scroscianti per tutti e appuntamento al 19 aprile, con una vera e propria maratona musicale, tra clarinetti, pianoforti e marimba.

Olga Chieffi