UE: NO ALLA ADESIONE DEL PAESE SLAVO ALBANESE , TROPPA CRIMINALITA E CORRUZZIONE

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Il Commissario UE all´Allargamento Stefan Fuele ha recentemente lanciato un nuovo avvertimento agli esponenti politici albanesi, riguardo gli effetti dannosi che lo stallo in corso nel Paese potrà avere sul processo di integrazione UE del Paese. Il Commissario UE ha detto chiaramente che la mancata soluzione della crisi politica che si trascina da ormai quasi due anni sta portando il cammino UE dell´Albania su un binario morto.

Fuele ha spiegato che se non verrà presto trovata una soluzione, la Commissione Europea avrà molte difficoltà ad esprimere un´opinione positiva nel prossimo report sui progressi dell´Albania: il rischio è che il Paese, che tra quelli dell´area in precedenza era stato tra quelli che avevano compiuto i passi più significativi, si veda rapidamente superare dai propri vicini.

Nei giorni scorsi, Fuele ha incontrato il Primo Ministro Sali Berisha, il Presidente Bamir Topi ed Edi Rama, leader del Partito Socialista, principale formazione di opposizione. Fuele ha sottolineato che l´importanza delle elezioni locali, ormai prossime (previste per l´8 maggio), come l´ultimo test per valutare le credenziali democratiche dell´Albania. Elezioni libere e regolari costituiscono un diritto inalienabile per ogni cittadino, e l´Albania non deve perdere questa occasione: in questo senso la cooperazione tra i partiti per migliorare i processi elettorali è un elemento chiave per il successo e potrebbe portare alla fine dello stallo politico.

La crisi politica albanese è cominciata all´indomani delle elezioni parlamentari del giugno 2009, il cui risultato è stato duramente contestato dalle opposizioni, che hanno denunciato brogli, mentre i vincitori hanno giudicato le consultazioni come le migliori mai organizzate in Albania sotto il profilo della regolarità; da quel momento, l´opposizione parlamentare, guidata dal Partito Socialista ha organizzato varie iniziative di protesta, boicottando – e in larga misura riuscendo a bloccare – i lavori del Parlamento.
La tensione si è poi progressivamente spostata dai ´palazzi´ alle piazza, sfociando nelle violente manifestazioni dello scorso gennaio, che hanno provocato tre morti.
Governo e opposizione si sono rivolti reciproche accuse per quegli scontri; da allora la situazione, almeno sotto il profilo delle tensioni sociali, sembra essersi (apparentemente) calmata, tuttavia le parti restano sulle proprie posizioni e nessun passo sostanziale è stato compiuto per mettere fine allo stallo politico.