Vico Equense – Chiude il depuratore Faito. Lavoratori senza paga e acque nere sversate nei rivi

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La storia è complicata, fatta di passaggi di proprietà obbligatori, che non sono mai avvenuti, di riunioni e di discussioni andate a vuoto, di ordinanze e interrogazioni regionali, ma soprattutto di disagi per i lavoratori rimasti disoccupati e di gravi danni ambientali. Oggetto del contendere è il depuratore del Faito che sversava l’acqua depurata nel Rivo Capaiuolo. 
Tentiamo di ricostruire la storia di questa intricata vicenda che sembra ancora lontana dall’essere risolta.
Il depuratore, che racoglie le acque nere delle case e degli esercizi commerciali di Monte Faito, era gestito dal CO. MO. F. che occupava due operai addetti alla sua manutenzione. I due operai garantivano il corretto funzionamento dell’impianto e nessuno si era lamentato mai di niente. Il CO.MO.F. però, aveva già rappresentato a chi di competenza l’impossibilità di continuare a mantenere la gestione dell’impianto per mancanza di risorse economiche. Di conseguenza erano a rischio anche i due lavoratori.
La Giunta Regionale, accogliendo le esigenze della CO.MO.F.  impone perciò all’ATO di acquisire l’impianto di depurazione e di trasferirne tutta la gestione alla Gori, che, tenendo in funzione gli impianti, doveva prendersi in carico anche i due lavoratori. L’ATO è un ente che sovrintende a tutto quanto è relativo alla depurazione delle acque. La Gori, invece, gestisce le condotte idriche e le fognature. Questo passaggio doveva essere fatto anche grazie a un decreto legislativo, secondo il quale gli impianti di depurazione dovevano essere trasferiti, entro il 31 dicembre del 2006, al “gestore del servizio idrico integrato dell’Ambito teritoriale ottimale del teritorio di competenza”. Il passaggio di propietà del depuratore era quindi scontato e addirittura in ritardo.
Nel mese di marzo 2010 la Prefettura sollecita l’immediata risoluzione del problema e viene convocata una Conferenza dei Servizi presso il comune di Vico Equense. In questa riunione c’è una gran folla di invitati, vista l’importanza dell’argomento e le competenze molteplici in campo. Al tavolo di discussione si ritrovano rappresentanti della regione, della provincia, dell’ATO, dell’Arpac, del CO.MO.F, della Gori e del comune di Vico Equense nella persona del sindaco Gennaro Cinque.
CO.MO.F., com’era prevedibile, si rende subito disponibile a trasferire gratuitamente l’impianto pur di liberarsene. Quanto ai due lavoratori, sia il Sindaco che il CO.MO.F. insistono che, come da decreto legislativo, essi debbano rimanere al loro posto e presi in carico dalla Gori. Però la Gori risponde picche adducendo come scusa l’esubero di personale già alle sue dipendenze. Dopo lunghe discussioni, la conferenza di servizio viene rinviata senza che si sia assunta alcuna decisione.
I lavoratori chiedono quindi aiuto ad Antonio Amato, allora membro del consiglio regionale di Bassolino. Amato, avendo a cuore la sorte dei due lavoratori, scrive al presidente una nota nella quale
sollecita che, una volta trasferita la proprietà e la gestione del depuratore di Faito, vengano salvaguardati i livelli occupazionali.
Viene dunque convocata a Vico Equense una nuova conferenza dei servizi nel mese di aprile 2010 nella quale intervengono, questa volta, solo la Gori, l’Ato il CO.MO.F. e Gennaro Cinque. La Gori prende ancora una volta una posizione molto negativa. E dice chiaramente che non può assumere nuovo personale, dimostrando di non avere nessun interesse a risolvere un problema che, dice, non è di sua competenza. Il sindaco Gennaro Cinque allora si spazientisce, comincia ad urlare e la riunione salta nuovamente con un nulla di fatto.
Mentre succede tutto ciò, la Provincia, come è di sua competenza ordinaria, effettua dei sopralluoghi sul depuratore e rileva che la cartellonistica, che per legge è posta presso gli impianti a indicare il livello di depurazione delle acque, non è aggiornata e riporta dati che non sono validi. Quindi diffida sia il Comune di Vico Equense che il CO.MO.F. per ben due volte, al fine di esporre i cartelli con i dati corretti. Non ricevendo riscontri, la Provincia revoca l’autorizzazione a scaricare le acque nel Rivo Capaiuolo.
Allora il sindaco, con un’ordinanza, è costretto a disporre la chiusura dell’impianto e il suo traferimento per la gestione all’Ato e alla Gori.
Siamo arrivati a febbraio 2011. I lavoratori per effetto del provvedimento della Provincia, restano senza stipendio in attesa degli eventi. Quanto alle acque, che comunque defluiscono nel depuratore, vengono sversate nel rivo Capaiuolo senza autorizzazione e senza depurazione, andando a inquinare i terreni circostanti. In effetti il sindaco insieme alla chiusura dell’impianto avrebbe dovuto sospendere anche la normale erogazione dell’acqua su Monte Faito. Non l’ha fatto e gli scarichi hanno continuato a defluire nel depuratore che non depurava più niente.
A complicare ulteriormente la situazione ci si mette infine proprio il sìndaco Cinque che, all’insaputa di provincia e regione, nel mese di marzo fa un accordo con la Gori al fine di creare un allacciamento fognario tra il depuratore di Faito e la rete fognaria di Moiano ed emana una nuova ordinanza che revoca quella precedente. In sostanza il sindaco decide a sorpresa che del depuratore non gli interessa più niente perchè le acque nere di Faito, saltando a piè pari il Rivo Capaiuolo e il depuratore, finiranno direttamente nella rete fognaria. Con questo accordo tra Comune e Gori vengono definitivamente tagliati fuori anche i due operai, poichè, venendo meno l’uso del depuratore, non c’è più bisogno di loro.
L’accordo del sindaco con la Gori è davvero un’amara sorpresa. Alla fine dei lavori di allacciamento con la fogna di Moiano, le acque nere finiranno direttamente a mare. Come è ben noto, il depuratore di Punta Gradelle non è ancora funzionante e i tubi fognari in prossimità del mare spesso e volentieri si intasano provocando disastrosi sversamenti. Il depuratore invece consentiva un alleggerimento di tutta la rete fognaria.

Per rappresentare agli organi competenti tutta la complicata e triste storia, è stata depositata in Regione una interrogazione al presidente Caldoro da parte dell’on. Amato, che da sempre ha avuto a cuore la situazione di Faito, del depuratore e degli operai. In questa interrogazione Amato chiede che siano valutati sia i danni ambientali eventualmente causati dalle acque nere, oggi ancora sversate nel rivo Capaiuolo senza essere depurate, sia la situazione dei due lavoratori che hanno famiglia e sono rimasti senza salario. Il paradosso è che, di fatto, nonostante tutte le ordinanze e le revoche, i due operai non si sa più a quale ente appartengano essendo il CO.MO.F. venuto meno per morte naturale. Per ora perciò niente paga anche se non hanno mai ricevuto nemmeno una lettera di licenziamento. E non trovano santi a cui rivolgersi.  Lo stesso sindaco Cinque, che a chiacchiere sembrava averne a cuore le sorti, nei fatti sta facendo delle azioni che vanno in tutt’altra direzione.
Maria D’Ordia per Il Gazzettino Vesuviano