Grecia sull´orlo del crak finanziario

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È sempre più tragedia finanziaria per la Grecia. Lo spread tra il rendimento dei titoli di stato di Atene e quelli tedeschi è entrato letteralmente in orbita. Il decennale ellenico ha raggiunto una differenza di oltre 1.000 punti rispetto al corrispettivo governativo di Berlino. In particolare l’emissione con scadenza nel 2021 ha toccato un rendimento del 13,52% lordo. Nella parte più breve della curva lo yield del biennale e del quinquennale, poi, è cresciuto rispettivamente di 11 basis point (17,43%) e di 22 basis point (17.44%).

Salgono i Credit default swap
Inoltre, il costo per assicurare il debito sovrano greco, secondo i dati di Cma, è aumentato di 11 punti base, portando il Cds sul quinquennale a quota 1.107. Certo, si deve sempre ricordare che i Credit default swap sono prodotti finanziari scambiati su piattaforme over-the-counter, cioè opache: la speculazione, quindi, può amplificare le loro quotazioni per spingere all’insù i rendimenti delle obbligazioni. Tuttavia, il segnale rimane significativo. «Il livello del rendimento dei bond greci è uno shock -scrive Alessandro Giansanti, rate strategist di Ing Group -. Ciò che preoccupa il mercato è la capacità del Governo di raccogliere» i soldi per ripagare il debito e la possibilità «di ridurre la spesa pubblica».

La ristrutturazione del debito si avvicina?
La sitazione, insomma, è molto seria. Tanto che la parola “ristrutturazione” non è proprio più un tabù, nonostante le resistenze della Bce. Dalla Germania il vice-ministro degli esteri Werner Hoyer ha detto che la ristrutturazione «non sarebbe un disastro». Immancabile, poi, Mr. Doom, al secolo Nouriel Roubini: «Non è una questione di se, ma solo di quando», ha detto l’inneffabile professore. Il quale può aver ragione ma, come sempre accade in simili situazioni, dimentica che le parole sono come spade e vanno usate con cautela. Soprattutto, riguardo al timing con cui si “dà fiato alla bocca”. Getta acqua sul fuoco infine il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker per cui la ristrutturazione «non è nemmeno una opzione».
Il piano di austerity di Atene
Il balzo dei rendimenti, che segue quello dei giorni scorsi, avviene peraltro nel momento in cui Atene presenta il suo piano di austerity. Il Governo ha detto di voler varare riforme strutturali, risparmi per 23 miliardi e privatizzazioni per 50 miliardi. La road-map del Governo greco indica che nel 2012 verrà ridotta, dal 51 al 34% massimo, la quota dello Stato nella compagnia elettrica Dei, «mantenendo però il controllo sulla direzione del gruppo». Inoltre: nel 2011 scenderà la partecipazione (ora del 20%) nell’operatore telefonico Ote, di cui Deutsche Telekom è azionista di riferimento; sarà privatizzata parzialmente Trainose, società di sviluppo dei treni, e verrà ridotta la presenza dello stato nelle Casse di risparmio e nella banca postale.

Tra gli obiettivi del piano, indicati dal primo ministro Georges Papandreou, c’è la discesa entro il 2015, delle «spese dello Stato a circa il 44% del Pil», in sintonia con la media dell’Eurozona, e «aumentare le entrate a circa il 43% dal 38% del 2009». Riguardo alla ristrutturazione? «Il grande debito lo affrontiamo – ha risposto Papandreu-. Il problema però è quello di risolverlo non con la ristrutturazione del debito ma con la ristrutturazione del Paese, cosa che il governo fa con la road-map». Il mercato però, almeno oggi, non sembra credergli.

Oltre la Grecia
Ma non è solo Grecia. L’ampiamento dello spread sul Bund tedesco ha riguardato altri governativi. Il decennale di Dublino è salito al 9,867 % di rendimento, con il differenziale su Berlino passato da 583,5 basis point di ieri a 643,1 di oggi. Qui, a dire il vero, oggi c’è stato il commento positivo di Commissione Ue, Bce e Fmi. Le tre istituzioni, attrici nel salvataggio della ex tigre celtica, hanno sottolineato: da un lato, «è forte l’attuazione del programma economico per uscire dalla crisi»; dall’altro, il nuovo Governo compie «buoni progressi verso il superamento della peggiore situazione economica della sua storia».

Il ruolo delle agenzie di rating
Immancabile, però, come accade da un po’ di tempo a questa parte, è arrivato anche il downgrade da parte di un’agenzia di rating. Moody’s ha abbassato di ulteriori due tacche la nota di debito dell’Irlanda da “Baa1” a “Baa3”, relegando il Paese al più basso livello possibile per i mutuatari affidabili. Il provvedimento è reso necessario dal deterioramento delle prospettive dell’economia del Paese. Con il che sorge una considerazione: da un lato, proprio per contenere il debito, sono stati invocati a furor di popolo piani di austerity che anche lo studente del primo anno di economia sa essere deflattivi (ciè riducono la ripresa); dall’altro, quando il rallentamento si manifesta i giudici del credito dicono: non va bene, si cresce poco; il rischio è il consolidamento del debito. Risultato? Scatta il downgrade, rendendo ancora più oneroso il rifinanziamento del debito stesso. Tutto formalmente lecito, certo. Tuttavia, come è stato invocato più volte a Bruxelles, forse bisogna dar meno peso a simili voti. (condensato da Il Sole 24 ore)

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