Lo sguardo straniero secondo Bignardi

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Questa sera, alle ore 19, presso la galleria Il Catalogo il critico d’arte salernitano presenterà il suo ultimo lavoro “Carte d’imbarco”, coadiuvato da Giustina Laurenzi, Josè Elia e Tonia Willburger

Questa sera, alle ore 19, presso la galleria Il Catalogo di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta, Massimo Bignardi, eminente critico d’arte salernitano, presenterà il suo ultimo lavoro “Carte d’imbarco”, edito dalla casa Claudio Grenzi nel 2010, coadiuvato dalla regista Maria Giustina Laurenzi, dal giornalista Josè Elia, con un intervento di Tonia Willburger. Il viaggio nell’Italia del Novecento e della contemporaneità è uno dei temi suoi quali insiste da tempo l’attenzione di Massimo Bignardi. Interessi di studi che ha trasferito in esperienza didattica all’interno del corso di Storia dell’Arte Contemporanea della Scuola di Specializzazione in Beni Storici Artistici dell’Università di Siena, di cui è  direttore. Nello sfondo di questa raccolta di saggi, a firma inoltre di Susanna Arangio, Stefania Crepaldi, Riccardo Gennaioli, Marina La Manna, Giorgia Lo Piccolo, Paola Mantovani, Emanuela Zannon, v’è il desiderio di tracciare ulteriori percorsi sulle carte del ‘viaggio in Italia’, conservando, nelle inflessioni date da ciascun autore, il mobile punto di osservazione che, nei primi anni Ottanta del secolo lasciatoci alle spalle, aveva fatto da guida a Guido Ceronetti nel suo pellegrinaggio per le strade e le contrade della penisola. “Carte d’imbarco. Il viaggio in Italia nelle rotte della contemporaneità” evidenzia traiettorie di riflessioni storico critiche, nate intorno ai soggiorni e alle esperienze di alcuni artisti contemporanei nel Bel Paese che, nelle diverse declinazioni, richiamano ad un pellegrinaggio iniziatico, in pratica ad un ‘andare’ verso l’Italia avvertendo, rileva Bignardi, “nel nascosto ripostiglio dei desideri, ancora la memoria (oramai offuscata) di quella che, per la cultura del Novecento, era stata la terra del genius loci”.  L’archetipo del viaggio è alla base di ogni movimento umano, ogni tensione verso l’esterno, verso il futuro o verso un obiettivo, ogni ricerca di altro da se’ e ogni immersione dentro di se’. Il viaggio viene riassunto nel percorso che porta in avanti l’individuo, in un continuo procedere che è parte integrante dell’evoluzione umana. Dal punto di vista prettamente naturale e fisico questo viaggio nel tempo lineare presuppone un movimento verso picchi di energia piena e vitale (età adulta) per terminare con la vecchiaia, la morte e l’incontro con l’opposto: archetipo di morte-rinascita. In ogni ciclo del percorso umano la spinta evolutiva del viaggiare si scontra con le spinte regressive dell’ archetipo del nemico: ostacoli, paura, il  drago interiore pronto a manifestarsi in ogni fase di passaggio.L’ineluttabilità del viaggio del corpo nella vita, va di pari passo con la propensione dell’uomo al viaggiare verso la scoperta e l’ignoto. Vera scintilla dell’intelligenza divina spinge l’uomo ad uscire dalle dalle sicurezze acquisite per amore della conoscenza, alla ricerca di qualcosa che manca o che si crede perduto, alla necessità di mettersi alla prova con altri modi di essere o in situazioni estreme. In ogni caso l’influenza dellarchetipo del viaggio cambierà l’individuo, agirà sul suo corpo e sul suo spirito trascinandolo come un’ onda lungo l’unico vero viaggio di cui ogni altro è simbolo: il percorso di individuazione. . Il topos del viaggio, del grand tour, è un luogo simbolico sin troppo ricco di valenze, inclusa la banalissima accezione dell’itinerario critico da compiersi sulla successione diacronica del florilegio di interventi raccolti in questo volume, seguendone lo sviluppo per tappe o stazioni. I saggi, nati come relazioni degli studenti in occasione di seminari organizzati all’interno del corso, pongono l’attenzione a figure di artisti quali Brigitte Brand, presente a Venezia; Frédéric Brenner, che opera a Roma;  Horiki Katsutomi, che vive nelle lande piemontesi; Anne-Clémence de Grolée e Jenny Saville nella Palermo del terzo millennio;  Ivan Theimer sedotto dal classicismo fiorentino e Serghej Potapenko rifugiatosi in Piemonte; infine di Peter Willburger vissuto dal 1963 al 1998 a Raito. Nell’opera di Willburger, scrive Bignardi, la natura mediterranea ha ceduto “il proprio ‘colore’, quello della sua materia, invitandoci a riflettere sulla nostra identità, orientandoci verso sentieri ancora poco battuti ove il colore è olfatto, tatto, gola e non solo privilegio dell’occhio”.

Amadeus