Piano di Sorrento Mercoledì 6 aprile alle 19 cineforum al Marianiello: Videocracy e Il consiglio d´Egitto

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Piano di Sorrento Mercoledì 6 aprile alle ore 19.00 al Gran Caffè Marianiello prosegue l’Inter.cineforum organizzato dal circolo Endas Associnema con la direzione del prof. Antonio Volpe.

Tema della serata “I mille volti del potere”. In cartellone due film:”Il consiglio d’Egitto”(Ita, 2002)di Emidio Greco con Silvio Orlando e “Videocracy. Basta apparire”(Svezia, Italia, 2009) di Eric Gandini.

Dopo la proiezione seguirà la consueta cena d’autore di Nello Russo.

Di seguito le schede dei film

 

  Il Consiglio d’Egitto(Ita,2002)di Emidio Greco con Silvio Orlando,137’

Leonardo Sciascia, fine conoscitore della Terra di Sicilia ed acuto ed ispirato indagatore degli irriducibili misteri della sua isola, pubblica nel 1989, per Adelphi, il romanzo “Il consiglio d’Egitto”. Nell’intento di “dimostrare” come nella realtà, storica ed umana, la verità possa apparire confusa e la menzogna possa assumere le apparenze della verità, Leonardo Sciascia taglia ogni possibile legame e vincolo con il romanzo come invenzione e si fa romanziere storico. Nella sua ricostruzione e ricognizione del “vero” storico, inevitabilmente lascia che il suo tipico linguaggio, scarno ed essenziale, acquisti un sentore aulico di “cronaca settecentesca”. Ed infatti ciò che immediatamente colpisce della trasposizione cinematografica del romanzo di Sciascia per mano del regista Emidio Greco sono i fitti, lunghi, vivi ed intensi dialoghi che animano i protagonisti di questa storia di una magistrale impostura ai danni di una “verità storica” che diventa metafora del presente. Raramente capita al cinema di stare ad ascoltare con così vivo interesse le battute dei protagonisti trattandosi la maggior parte delle volte di parole vacue che cercano di nascondere dietro dialoghi finti e banali l’inconsistenza e la poca cura di una sceneggiatura che solo perché da trasporre sul grande schermo predilige la forza delle immagini piuttosto che del testo scritto. Ma ad Emidio Greco (già frequentatore della prosa di Sciascia nella trasposizione di un altro suo romanzo, “Una storia semplice”) riesce il miracolo di rendere prezioso materiale drammaturgico ed anche cinematografico una storia che al silenzio ed agli inutili balbettii preferisce la potente forza ed intelligenza di una prosa mai banale e sempre ricca di sfumature. La vera storia dell’artistico imbroglio, filologico – letterario, che nella Palermo del 1783 il fra cappellano maltese Don Giuseppe Vella arma a sostegno dei viceré riformatori contro il potere feudale dei baroni diventa nella scrittura di Sciascia e nella regia di Greco, e nella sua forte valenza allegorica, il racconto di un mondo presente, di una cultura, di una civiltà penetrati e trasfigurati dall’impostura, ma in cui la ragione, pur naufragando, tenta eroicamente e ostinatamente di difendere la dignità e la forza del pensiero dell’uomo. Ma di quale “grave” inganno è accusato l’innocuo e timido frate Vella? Di modeste condizioni economiche, tanto da essere costretto a fare lo “smorfiatore” dei sogni nei quartieri poveri della brulicante città, il Vella, che non conosce l’arabo ma si limita a pasticciare in un suo linguaggio mezzo siciliano e mezzo maltese, viene incaricato di tradurre un antico manoscritto arabo. Nella realtà il testo è uno dei tanti racconti sulla vita del profeta Maometto ma nell’imbroglio ordito dal frate, per cercare di migliorare le sue condizioni, diventa un fondamentale testo storico-politico: “Il Consiglio di Sicilia”. Così corrompe il manoscritto arabo e reinvesta di sana pianta la traduzione in italiano. Ben presto si aggiunge un’altra “arabica impostura” costruita dal nulla dal funambolico frate ossia scrive ex novo un falso codice storico: “Il Consiglio d’Egitto”. Vergato in caratteri che somigliano all’arabo, fa credere che il suo contenuto sia esplosivo per la società del Settecento: le notizie che riporta infatti permetterebbero l’abolizione di privilegi feudali dai quali discendono i titoli nobiliari ed i rapporti di potere in Sicilia. La grande impostura va a coincidere con la grande congiura in atto in quel periodo ossia la cospirazione illuminista alla cui guida c’è l’Avvocato Di Blasi ed il cui destino di sconfitta si intreccerà con quello del frate Vella: tutti e due vittime della loro impostura. Dell’impostura del loro tempo. Emidio Greco riesce a dispiegare in 135 minuti di serrato e mai noioso racconto la storia di questa grande impostura che ricorda da vicino le sublimi mistificazioni odierne. Grazie alla fotografia di Marco Sperduti ed alle scenografie di Andrea Crisanti ci viene restituita una Sicilia “d’epoca” autentica e viva ma è nella magistrale interpretazione di Silvio Orlando nel ruolo del frate Vella che ritroviamo, siciliani e non, la moderna e semplice ingenuità, l’ingegno spicciolo, l’arguta fantasia e la tenacia che ci contraddistingue nelle quotidiane battaglie contro le inevitabile imposture della nostra vita.

 

Videocracy. Basta apparire (Svezia, Italia 2009) di Erik Gandini,80’

Videocracy è un’analisi di come in Italia il potere della televisione influenzi comportamenti e scelte della popolazione, essendo essa la principale fonte di informazione per la quasi totalità delle persone. Gandini focalizza l’attenzione soprattutto sull’impero mediatico di Silvio Berlusconi e su come questo sia la fonte del suo potere politico. Il documentario non approfondisce la vicenda berlusconiana ma si evolve per suggestioni, evidenziando la penetrazione sociale dei valori promossi dalla televisione commerciale.
Nel documentario, come personaggi paradigmatici della videocrazia e della perdita dei valori sociali sono presentati Lele Mora (che a fine film pronuncerà l’espressione “basta apparire” che compare come titolo) e Fabrizio Corona
RAI e Mediaset si sono rifiutate di trasmettere il trailer[1], la prima ritenendo che il film attaccasse il governo e necessitasse quindi di un messaggio di segno opposto per garantire l’imparzialità del servizio pubblico, la seconda per ragioni di opportunità a causa della critica alla televisione commerciale in esso contenuta.
Il film è stato presentato alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia,[2] nella sezione delle Giornate degli Autori in collaborazione con la Settimana Internazionale della Critica.[3][4]
Fabrizio Corona, assente alla prima del Festival,[5] si è in seguito riferito a Gandini come persona «brava, intelligente e furba», imputando al regista di avergli presentato il film in un modo per poi sviluppare il progetto in maniera diversa.[6]
Nel primo fine settimana di proiezione in Italia, il film ha riscontrato un alto successo di pubblico, pur essendo distribuito in un numero limitato di sale, 70.[7]
Striscia la notizia, popolare programma satirico delle televisioni private di proprietà della famiglia Berlusconi, all’inizio della sua stagione 2009-2010, annuncia la presenza di un falso storico in Videocracy – Basta apparire[8] che, a detta del programma, ne minerebbe la credibilità. L’accusa rivolta al film è di avere attribuito erroneamente l’inizio dello sfruttamento del corpo femminile in televisione alla nascita della televisione di Silvio Berlusconi. Videocracy – Basta apparire si apre infatti con le immagini del programma televisivo Spogliamoci insieme, il primo sexy quiz della televisione italiana, che, con riferimento al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, viene così commentato: «questa era la nascita della televisione del Presidente».
Spogliamoci insieme è stato un programma di Tele Torino International andato in onda dall’ottobre 1977 al febbraio 1978. Berlusconi invece inizia la sua avventura imprenditoriale in campo televisivo comprando nel 1976 Telemilanocavo[9], acquistando Tele Torino International solo nel 1980, due anni dopo la fine di Spogliamoci insieme, con lo scopo di acquisire le frequenze di trasmissione di Tele Torino International e dare vita al suo progetto di televisione a diffusione nazionale.[10] Inoltre già dall’ottobre 1978 la RAI – Radiotelevisione Italiana, il servizio radiotelevisivo pubblico italiano, trasmetteva programmi come Stryx, nei quali delle donne si esibivano a seno scoperto.
Erik Gandini ha così risposto alle accuse:
 « Sono perfettamente cosciente del fatto che “Spogliamoci insieme” fosse un programma di Tele Torino International. In questa sequenza, la mia voce narrante non sostiene che Silvio Berlusconi fu l’ideatore dello spogliarello delle casalinghe né tantomeno che fosse il proprietario di Tele Torino International. Dice che quel programma che spogliava le donne in televisione ebbe un enorme successo locale, e che “fu l’inizio della rivoluzione culturale, la nascita della televisione del Presidente”. Ciò perché in Spogliamoci insieme ci sono i semi che germogliando diventeranno elementi forti, fondanti, dell’impero mediatico berlusconiano, Spogliamoci insieme fu, come sostiene lo stesso Maffi, il precursore di Colpo Grosso. I legami tra Tele Torino e Berlusconi non sono peraltro solo tematici. Berlusconi compró successivamente Tele Torino International incorporandolo in ciò che era Telemilano 58, la futura Canale 5. Lo sponsor di Spogliamoci insieme fu lo stesso di Colpo Grosso e uno dei più giovani dipendenti di Tele Torino International, Roberto Giovalli, divenne all’età di 27 anni il direttore generale delle tre reti Fininvest. Gli autori di Striscia la notizia hanno interpretato questa sequenza come un errore, e su questo errore hanno costruito un vero attacco al film. Me ne dispiaccio anche perché il materiale da loro concessomi è stato fondamentale, per aver cercato di raccontare in Videocracy il fenomeno delle veline, e per questo li ho ringraziati nei titoli di coda del film.[11] »

Da notare che già precedentemente alla messa in onda del servizio di Striscia la notizia Erik Gandini aveva detto esplicitamente in diverse interviste che le immagini all’inizio del film erano tratte da un programma di Tele Torino International.[12]
Note
1. ^ Maria Pia Fusco. «La Rai rifiuta il trailer di Videocracy “È un film che critica il governo”». la Repubblica, 27 8 2009. URL consultato in data 7-9-2009.
2. ^ Maurizio Porro. «Razzismo e «Videocracy»: politici italiani alla berlina». Corriere della Sera, 4 9 2009. URL consultato in data 7-9-2009.
3. ^ «Videocracy». Il Sole 24 ORE, 14 9 2009. URL consultato in data 19-10-2010.
4. ^ Dina D’Isa. «A Venezia il docu-film di Erik Gandini». Il Tempo, 10 8 2009. URL consultato in data 19-10-2010.
5. ^ «Venezia accoglie bene “Videocracy”. Corona non arriva». Gazzetta di Parma, 4 9 2009. URL consultato in data 9-9-2009.
6. ^ «Corona bacchetta “Videocracy”: «Mi è piaciuto, ma Gandini è un furbo»». Corriere della Sera, 8 9 2009. URL consultato in data 19-10-2010.
7. ^ «Cinema: vola subito ‘Videocracy’». Corriere della Sera, 7 9 2009. URL consultato in data 7-9-2009.
8. ^ «Striscia e i dubbi di Videocracy». TGcom, 15 10 2009. URL consultato in data 20-10-2009.
9. ^ Berlusconi rinominerà Telemilanocavo poco dopo “Telemilano” e nel 1978 “Telemilano 58”.
10. ^ In pochi mesi infatti, oltre a rinominarla Tele Torino, sostituisce tutti i programmi di Tele Torino International con quelli di Telemilano 58 e il 30 settembre 1980 è pronto per dare vita al suo progetto: Canale 5. Così infatti il 30 settembre 1980 rinomina Telemilano 58, Tele Torino e le altre televisioni locali comprate nello stesso periodo, dando vita a quella che oggi è l’ammiraglia del gruppo mediatico controllato dalla famiglia Berlusconi.
11. ^ Prosegue la programmazione di Videocracy di Erik Gandini al Politecnico Fandango. Fandango.it. URL consultato il 19-10-2010.
12. ^ Conversazione con Erik Gandini. cineclandestino.it, 4-9-2009. URL consultato il 19-10-2010.

 

Il più occultato dei film in concorso a Venezia, e già questo la dice lunga sui contenuti, è una lunga omelia funebre dell’italia dei valori, uno straniante documentario sull’ascesa della televisione, deus ex machina ultimo di una società di cartapesta, dominata da un manipolo di tre uomini (Lele Mora, Fabrizio Corona e il nostro innominato, tale Silvio). La narrazione off, espediente spesso geniale nella realizzazione di documentari, qui riesce davvero a disorientare; la voce di Erik Gandini, regista italo/svedese, è espressiva quanto un Dante nella divina commedia, col suo tono accerchiante ci costringe a prendere atto di una realtà ormai troppo radicata, troppo ammorbata (come avrebbe detto Samuel Jackson in pulp fiction) da non poterla più sovvertire. L’intelligenza del regista è proprio quella di giocare sul’enfasi, mostrando Lele Mora in un bianco accecante, sacrale, come a renderlo candido, innocente, perché i veri colpevoli siamo noi, la nostra sottocultura televisiva che ci sta riportando scandalosamente al fascismo, dove tutti dobbiamo avere la stessa tutina, le stesse idee, la stessa confezione psicologica, perché senza quella non c’e’ successo, come testimonia lo Scarface Corona, e che colpa ha lui se è diventato l’idolo delle donne e ahimé anche degli uomini? Spettatore ultimo, al vertice di questa grande piramide di Cheope sta lui, Silvio, a godersi il vulcano che erutta, che ha fatto costruire su un’abusiva villa certosa. Ma quel vulcano che erutta siamo noi, traboccanti e dispersi dal fiume di lava; lui si gode soltanto l’ultimo dei giochi che ha confezionato e noi continuiamo a farlo giocare. Di un silenzio agghiacciante, come le nostre anime, la nostra capacità critica, ottenebrata ormai. Esemplare.

IL MENU DELLA SERATA

TORTINO DI PASTA SFOGLIA CON VERDURE E PROVOLA

SPAGHETTONE TONNO OLIVE,CAPPERI E POMODORINI

DOLCE DELLA GIORNATA