Salerno abbraccia Mario Carotenuto

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Ieri pomeriggio, il Sindaco Vincenzo De Luca, nel Salone dei Marmi, ha insignito il pittore di Tramonti della cittadinanza onoraria, preludio alla grande personale, che verrà inaugurata venerdì 8 negli spazi dell’Addolorata

 Non c’era il pubblico delle grandi occasioni, ieri pomeriggio, nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città, a testimoniare la consegna della cittadinanza onoraria di Salerno a Mario Carotenuto: erano presenti alcuni sindaci della Costiera, che ritrovano i loro incanti nei quadri di Mario, le autorità militari e gli amici di sempre, Massimo Bignardi, al quale è toccato pronunciare la prolusione, Lelio Schiavone, fondatore di quel Catalogo, sulle cui mura è scritta buona parte della storia del nostro pittore. Massimo Bignardi, che con questo intervento ha festeggiato i suoi primi quarant’anni di lavoro storico-critico a fianco del pittore, prima di presentare la mostra da lui curata, voluta dal comune, in occasione dei novant’anni del Maestro, che verrà inaugurata, venerdì 8, negli spazi dell’Addolorata nel complesso di Santa Sofia,  ha ripercorso brevemente la carriera di Mario Carotenuto, prima latinista , poi studente dell’Accademia di Belle Arti, venuto in città nel primo dopoguerra, già insignito del prestigioso premio Forti: “Mario ha creato una sua particolare e originale identità fatta di scelta di luce, di colore, di atmosfera, un’identità che ritroverete nella esposizione che non sarà un’antologica, ma un florilegio di 30 grandi opere, che abbracciano il periodo che va dagli anni ’70 ad oggi ed in cui verrete a conoscenza con un Carotenuto di nicchia e con la sua identità capace di raccontare la vicenda del presente”. Le tele in esposizione, le cui immagini sono state proiettate in sala, condensano quel grande “ordine”, quella grande maniera a cui siamo affezionati, ma al tempo stesso ci rendono partecipi di quell’ inquietitudine, di quell’erosione critica che l’assediano: un arduo, solenne equilibrio tra egemonia e scacco, quell’equilibrio tra memoria storica e presente che entra in una dinamica aperta immettendosi nella mobilità attuale. Il soggetto non è più tema di contemplazione assorta, di reperti ripristinati, ma questi, divengono tema di integrazione contemporanea di valori, di strumenti di indagine delle realtà umane, dei quali la contemporaneità stessa ha un bisogno vitale per essere piena, non mistificata a se stessa. La proprietà specifica del mondo dell’immagine in Carotenuto è dipingere come sognare e ricordare con le mani, cioè tramite una tecnica e, con questa, entrare nella buia tana dell’indicibile. Non il reale immediato, ma l’anima della realtà, attraverso la sua narrazione: questo è e vuole essere oggetto della mimesi: se in ogni grande figurativo l’immagine si configura con una caratteristica sua propria, in Carotenuto si può dire che lo spazio semantico specifico dell’immaginazione è formato sulla narrazione di ciò che sta dietro quella realtà che si offre, in prima istanza, come scuola del  vero. Il Sindaco Vincenzo De Luca, ha ancora insistito su termini quali storia, identità, memoria ed Europa, prima di consegnare la pergamena al Maestro. “Rivedo Salerno negli splendidi squarci del suo centro storico, da lei dipinti, un’identità salernitana, che attraversa l’intera sua opera e che ritrovo nella gioventù cittadina che si ritrova in questa città dal volto nuovo e pulito”. Il Sindaco, nel suo discorso, ha poi omaggiato Lelio Schiavone e la sua galleria, vivi catalizzatori di quella temperie intellettuale che attraversò la città negli anni ’70, un filo diretto che Salerno aveva con l’Europa, attraverso Alfonso Gatto, Vasco Pratolini, Filiberto Menna, Edoardo Sanguineti, Carlo Bo, e in cui Mario Carotenuto ha esposto numerose volte, non ultima, in occasione della visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nell’ottobre scorso ha voluto fermarsi proprio tra quelle mura per tornare a respirare quell’aria di libertà e di coerenza intellettuale e morale che dalla sua nascita contraddistingue Il Catalogo. “Io non sono un artista, sono un “pittore” – ha esordito nel suo discorso di ringraziamento Mario Carotenuto- Il pittore è un’altra cosa, essere pittore è difficile, bisogna essere umili, lavorare sempre, mai addormentarsi sugli allori, guardare Oltre. Io ho sempre voluto che la mia opera avesse un’identità salernitana, che si staccasse dai canoni napoletani, che pur ho appreso, ho sempre ricercato una mia identità, mai vergognandomi di essere tacciato quale “provinciale”: la provincia è l’anima degli Italiani, in provincia sono sempre nate le cose migliori. Ancora oggi, quando metto la matita su di un foglio sono assalito dal dubbio, dall’inquietitudine. I giovani no, non vogliono maestri, noi non possiamo insegnare loro nulla, voglio sbagliare da soli. Ma solo le opere resteranno poi a testimonianza delle scelte di un’intera vita”. Ed ecco la specifica mimesis dell’artista: mimesis, dove realtà e memoria coincidono, perché l’evento reale è caricato di memoria, e dove la realtà si piega all’immagine, diventando spazio semantico popolato di immagini e ricordi, quasi assumendo la specifica forma compositiva del ciclo, del trapassare e del traboccare del quadro, in quello successivo, diventando ‘racconto’, sino all’ultima opera in ordine cronologico di Mario che verrà donata al comune e che vedremo all’Addolorata, una fermata di autobus, Salerno di oggi: il Viaggio continua.

Olga Chieffi