Immigrazione. La Bossi-Fini dimostra la sua inadeguatezza alla luce della normativa comunitaria.

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Anche la Cassazione manda gli atti alla Corte di Giustizia dell’Ue  in merito al reato di “clandestinità”

 

Il caos in cui si trova Lampedusa per l’esodo di proporzioni bibliche sta avendo dell’inevitabili conseguenze oltrechè in ambito sociale e politico anche in termini giudiziari poiché come ha tenuto a precisare anche il  procuratore della Repubblica di Agrigento, Renato Di Natale, risulta «materialmente impossibile» procedere all’iscrizione nel registro degli indagati, come clandestini, le migliaia di cittadini del nordafirca giunti sulle Nostre coste, se si dovesse applicare alla lettera il testo unico sull’immigrazione alla luce della riforma meglio nota come legge Bossi – Fini n. 189/02.

Come aveva sottolineato qualche giorno fa Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, la Corte di Giustizia Europea è già stata investita della questione relativamente all’applicabilità della direttiva 2008/115 CE, non ratificata in Italia nonostante sia scaduto il termine, che stride notevolmente con la severa, per non dire assurda legge nazionale che prevede all’articolo 14 comma 5 quater del d.lgs 286/98 l’arresto da uno a quattro anni per lo straniero che rimane nello stato, nonostante il provvedimento d’espulsione.

Ora anche la prima sezione penale della Cassazione con autonoma ordinanza ha pensato d’investire la Corte di Giustizia UE per fare luce sulle conseguenze in Italia della direttiva CE  che non è stata ancora recepita dal Nostro Paese apparendo la legge italiana incompatibile con le norme europee in  materia.

Ancora, quindi, un duro colpo all’impianto della Bossi –Fini che dimostra ancora una volta la propria palese inadeguatezza ad affrontare il fenomeno migratorio.

Di seguito l’ordinanza della Cassazione