Irlanda schiacciata dai debiti, lo Stato costretto a salvare Irish Life – S&P declassa Atene e Lisbona

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Il cielo di Irlanda era un oceano di nuvole e luce», oggi è un oceano di bond inevasi e debiti. Nel 2000 le banche islandesi furono privatizzate e deregolamentate e allegramente si indebitarono per 12 volte il Pil del paese. Tutti sanno come è andata a finire l’avventura islandese del Mare del Nord. Le banche d’investimento sono state chiuse e tutti sono tornati a pescare il merluzzo.

Ora l’Irlanda corre lo stesso rischio, la storia si ripete. Dublino è alle corde e dovrebbe, secondo gli stress test in arrivo giovedì, ricapitalizzare di nuovo le sue banche. Come? A quel punto trasformerà i bond emessi dall’ultima banca privata in difficoltà in azioni, tutte operazioni già viste in passato e sempre a carico del contribuente, mosse che alla fine però potrebbero far andare in bancarotta lo stato irlandese. Invece Dublino questa volta dovrebbe fare come l’Islanda (non membro Ue) che, capita la lezione, a un certo punto decise di ristrutturare i senior bond (cioè non garantirli più ma fare un haircut, un taglio di capelli su capitale e rendimenti). Insomma di non metterli tutti sulle spalle dello stato, ma facendo pagare le perdite agli obbligazionisti e agli azionisti delle banche mal gestite.

Il cielo di Irlanda era un oceano di nuvole e luce», oggi è un oceano di bond inevasi e debiti. Nel 2000 le banche islandesi furono privatizzate e deregolamentate e allegramente si indebitarono per 12 volte il Pil del paese. Tutti sanno come è andata a finire l’avventura islandese del Mare del Nord. Le banche d’investimento sono state chiuse e tutti sono tornati a pescare il merluzzo.

Ora l’Irlanda corre lo stesso rischio, la storia si ripete. Dublino è alle corde e dovrebbe, secondo gli stress test in arrivo giovedì, ricapitalizzare di nuovo le sue banche. Come? A quel punto trasformerà i bond emessi dall’ultima banca privata in difficoltà in azioni, tutte operazioni già viste in passato e sempre a carico del contribuente, mosse che alla fine però potrebbero far andare in bancarotta lo stato irlandese. Invece Dublino questa volta dovrebbe fare come l’Islanda (non membro Ue) che, capita la lezione, a un certo punto decise di ristrutturare i senior bond (cioè non garantirli più ma fare un haircut, un taglio di capelli su capitale e rendimenti). Insomma di non metterli tutti sulle spalle dello stato, ma facendo pagare le perdite agli obbligazionisti e agli azionisti delle banche mal gestite.

Ma non andrà così, chi ha giocato sul moral hazard, sull’azzardo morale, avrà ancora una volta partita vinta. Probabilmente Dublino proteggerà ancora una volta gli obbligazionisti privati delle banche dissestate spalmando le perdite su tutti i contribuenti secondo l’adagio, “profitti privati, perdite pubbliche” o del “too big to fail”, troppo grande per fallire. Ma cosa è successo di nuovo nella telenovela celtica-irlandese? Gli stress test messi in atto dalla Banca centrale d’Irlanda potrebbero costringere lo Stato a prendere il controllo dell’istituto di credito Irish Life & Permanent (IL&P), ultima banca del paese ancora completamente privata. È quanto riportato dall’Irish Times, secondo il quale, questi test servono a valutare i fondi propri di cui le banche avrebbero bisogno per sopportare eventuali perdite supplementari, in caso di crisi azionaria, di default di bond sovrani o di aumento del prezzo del petrolio. I risultati dei test, continua il quotidiano, saranno pubblicati giovedì e allora costringeranno IL&P «a cedere una partecipazione consistente allo Stato».

La sola incognita è la quota, che potrebbe essere superiore al 50%, con una nazionalizzazione di fatto dell’istituto. Una tale misura comporterebbe la quasi completa nazionalizzazione del settore bancario irlandese: sono due anni che lo Stato ha dovuto prendere il controllo di molte banche che si trovavano in profonda crisi a causa delle colossali perdite registrate sul mercato del credito e dei mutui fondiari.

Una sola banca privata. Come ricordato dal quotidiano, IL&P attualmente è la sola banca privata che non ha fatto ricorso al sostegno pubblico dall’inizio della crisi finanziaria, che ha già visto la nazionalizzazione effettiva di quattro gruppi bancari: Anglo Irish bank, Allied Irish bank (Aib), Ebs e Inbs. Lo Stato, inoltre, ha una partecipazione anche in un quinto istituto, Bank of Ireland. Questi interventi hanno fatto esplodere il deficit pubblico irlandese, arrivato nel 2010 al 32% del Pil, costringendo lo Stato a chiudere un piano di aiuto da parte dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale di Dominique Strauss-Kahn pari a 85 miliardi di euro. Secondo la stampa, gli stress test irlandesi (i secondi nel tempo, i primi vennero superati brillantemente al punto che si parlò di operazione di marketing, poiché le banche poco tempo dopo dovettero essere salvate) dovrebbero rivelare che i quattro istituti che li hanno affrontati hanno bisogno di capitali tra 18 e 25 miliardi di euro (compresi di 10 miliardi già previsti), una somma inferiore ai 35 miliardi previsti di aiuto alle banche nel piano internazionale di sostegno all’Irlanda.

In realtà il nuovo governo irlandese vorrebbe infliggere perdite su alcuni detentori di obbligazioni in banche irlandesi, scelta a cui si oppone la Bce di Francoforte a causa del rischio contagio. La Bce è pronta ad intervenire con un intervento di sostegno ad hoc per l’Irlanda di acquisti di bond irlandesi nel caso in cui il mercato preoccupato dal livello del debito che ha toccato il 100% del debito, potrebbe disertare le prossime aste. «Penso che questo accordo potrebbe diminuire la paura di una ristrutturazione del debito», ha detto l’economista Oliver Gilvarry, capo della ricerca presso Dolmen Securities. Ma l’ultima parola spetterà agli irlandesi, stufi di pagare con disoccupazione e mancta crescita i profitti della finanza d’assalto

fonte:sole24ore                    scelto da michele de lucia