La spiritualità del Diaconato

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Monsignor Angelo Spinillo, dalla cattedra di Teggiano, giovedì sera, ha ordinato cinque nuovi diaconi che in autunno diverranno sacerdoti

Un vero e proprio calorosissimo abbraccio ha circondato i cinque seminaristi che giovedì sera sono stati ordinati diaconi nella cattedrale di Santa Maria Maggiore di Teggiano, nel corso di una solenne celebrazione officiata da Monsignor Angelo Spinillo. Francesco Alpino, da Roccagloriosa, il siriano di Damasco, Antonio Alaa Altarcha, da Reggiano, Agnello Forte e Antonio Toriello da Camerota e Antonio Palma da Polla, hanno fatto un vero e proprio bagno di folla, nel corso della processione che li ha trasferiti dal seminario alle antiche pietre della cattedra angioina, stracolma di gente che si è mossa anche dai paesi viciniori per poter partecipare alla scelta di questi cinque servi del Signore.  La preghiera di ordinazione richiama più volte e in forme diverse il “carattere indelebile” che il rito imprime nel consacrato, tanto da costituire quasi – nel suo articolarsi – una sorta di graduale esplicazione della sacramentalità specifica del ministero diagonale “In antico scegliesti i figli di Levi a servizio del tabernacolo santo. Agli inizi della tua Chiesa gli apostoli del tuo Figlio, guidati dallo Spirito Santo, scelsero sette uomini stimati dal popolo, come collaboratori nel ministero. Con la preghiera e con l’imposizione delle mani, affidarono loro il servizio della carità, per potersi dedicare pienamente all’ora­zione e all’annunzio della parola”. Nel momento invocativo dell’effusione dello Spirito sul candidato, la preghiera di ordinazione diaconale è una vera e propria consacrazione di ordine sacramentale “Ora, o Padre, ascolta la nostra preghiera: guarda con bontà questo tuo figlio che noi consacriamo come diacono, perché serva al tuo altare nella santa Chiesa. Ti supplichiamo, o Signore, effondi in lui lo Spirito Santo, che lo fortifichi con i sette doni della tua grazia, perché compia fedelmente l’opera del ministero”. Il dono dello Spirito invocato è differente da quello ricevuto da ogni credente col Battesimo e con la Cresima: esso opera una trasformazione, rendendolo soprannaturalmente somigliante a Cristo Servo e capace di rappresentarlo sacramentalmente nella Chiesa – al cui servizio egli porrà tutto il suo essere – e nel mondo – dove egli sarà segno visibile della “diakonia” del Signore. Il dono dello Spirito, quindi, imprime nel diacono un indelebile carattere sacramentale ed è per la sua vita ministeriale fonte di grazia. Il riferimento dell’epiclesi ai “sette doni dello Spirito”, invocati per i cinque neo-diaconi da Monsignor Spinillo,  esprime proprio questa abbondanza di effetti spirituali. In questa luce si recupera anche il significato della dottrina sul carattere sacramentale elaborata dalla Scolastica in relazione all’effetto permanente del Battesimo, della Cresima e dell’Ordine sacro. Secondo san Tommaso, ,infatti, rispetto ai primi due sacramenti, che già conferiscono “il potere spirituale ricompiere alcune azioni sacre” e “una certa partecipazione al sacerdozio di Cristo”, l’Ordine conferisce il potere di amministrare i sacramenti agli altri fedeli; non solo, ma è proprio l’ordinazione diaconale – egli continua –che conferisce al candidato il “carattere sacramentale” e lo abilita a quei compiti che competono solo a lui e non ai fedeli laici. Dopo la cerimonia che ha avuto un suggello sonoro firmato da Gaetano Toriello, vero maestro nell’elevare la cantillatio del Canto Gregoriano, supportato dal coro  e da due strumentisti di Camerota, il clarinettista Gennaro Chirico e il flautista Vincenzo Di Mauro, il popolo di Cristo è stato invitato per il rinfresco al seminario dove è avvenuto anche l’incontro con i nuovi diaconi: se l’immaginetta offerta da Antonio Alaa Altarcha, non poteva che essere  la folgorazione di San Paolo sulla strada per la sua città Damasco, evocante sogni da Mille e una Notte, lui che da cinque anni è ospite dell’ordinato paese del Vallo di Diano e parla un italiano con un simpatico accento cilentano, matura è certamente la vocazione di Antonio Toriello, docente di oboe del nostro conservatorio, nonché catalizzatore amatissimo della gioventù di Camerota, protagonista di diversi musical estivi organizzati dall’Associazione Sorriso, unitamente ad Agnello Forte, suo compaesano, mentre ancora dall’universo artistico, proviene Antonio Palma, che ha ricevuto la chiamata proprio tra i banchi del liceo, come lo è stato anche per Francesco Alpino. Emozioni forti per tutti noi testimoni di una scelta, di un inizio, per coloro i quali stanno tentando guidati dal Cristo, formule d’indicibile, immersioni nelle acque informi e nelle grotte della mente, il tuffo cartesiano “ in acque profondissime”, ritrovandosi, alla fine, rigettati sulla riva dell’umano e del senso del mondo,  stringendo tra le mani un frammento di un mistero che è simbolo della passione dei nostri remoti sentieri.

Olga Chieffi