Frascati (Roma). Successo della retrospettiva dedicata a Virginia Fagini.

0

Articolo di Maurizio Vitiello – Successo della grande retrospettiva su Virginia Fagini (1945-2003) a Frascati, alle Scuderie Aldobrandini.

 

 

La stampa, su web e cartacea, ha provveduto con ampie stesure a rendere conto del successo di quest’esposizione dedicata a Virginia Fagini, figura nobile dell’arte contemporanea.

E’ stata inaugurata il 19 marzo; sino al 30 aprile 2011 sarà possibile visionare una sceltissima selezione di opere dell’artista Virginia Fagini, prematuramente scomparsa nel 2003, nello splendido scenario delle Scuderie Aldobrandini, “location” assolutamente da visitare con calma.

Occasione d’oro, quindi, per visionare una stupenda mostra di altissimo livello e qualità nel segno della dimensione astratta più calibrata.

Abbiamo conosciuto l’artista Virginia Fagini che, con garbo estremo e con attenzione serissima, procedeva nel suo studio romano a investigare sulle possibilità recondite ed estreme del segno astratto nelle sue proliferazioni e nelle sue divagazioni dinamiche.

Costantemente, riusciva a rendere pregevoli alcune preziose incursioni gestuali, che intendevano vincere latenze e significare, invece, presenze.

Nell’opera di Virginia Fagini si legge e si ricava la tendenziale idea di misurare lo spazio, ma, anche, di interpretarlo pienamente, possederlo e alla fine di conquistarlo con specifiche pluridimensioni cromatiche.

Succhi vitali e frenetici s’inseguono sulla tela o sulla carta per determinare moti e motivi.

Virginia Fagini cercava di dare sostanza alle attese e coglieva certezze acute di soglie e di limiti, ma faceva di tutto perché ci fossero respiri equilibrati, dimensioni giuste, armonie sottese.

Un sentimento di riappropriazione e una profonda presa di coscienza, corroborata anche dalla disamina di ciò che si sedimenta, spingeva il “focus” dell’azione pittorica di Virginia Fagini, che ha sempre cercato di esplicitare, con un codice linguistico intenso, immagini energiche, in cui segmenti e cromie consolidavano parametri consistenti.

I segni squarciano la luce e la verità segnica introduce e alimenta cromatismi intensi, perché palpitino equilibri di umori e sfere di sentimenti.

Un profondo senso tattile, quasi di corporeità, emerge per favorire l’assunzione icastica della scena.

Si riesce, così, a captare la volontà dell’artista di significare, con tratti decisi ed esperti, agganciati a vettori cromatici, determinati da gesti precisi, un calibrato ventaglio di motivi e di strutture visive.

Visioni lucide hanno controllato con un esercizio cadenzato di spessori e tocchi cromatici tutte le precisazioni strutturali, risultato di sincere sequenze e inquadrature di un universo raccolto da risposte di uno specchio intimo, ma che guarda anche al mondo.

In conclusione, il comune di Frascati, in collaborazione con l’Archivio dell’artista e con la consulenza scientifica della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, presenta la prima retrospettiva di Virginia Fagini, artista scomparsa nel 2003.

Frascati la ospitò per la prima volta nel 1977, in occasione della mostra Arte come Procedimento, un’importante rassegna organizzata negli spazi pubblici cittadini, e in seguito nel 2003 all’interno della collettiva I colori delle Donne, allestita proprio nello spazio prestigioso delle Scuderie Aldobrandini.

L’esposizione, a cura delle valide e preparate Angelandreina Rorro e Valeria Sassanelli, è ospitata nelle sale delle Scuderie Aldobrandini per l’Arte e raccoglie una cospicua selezione di opere, realizzate lungo un trentennio di attività dell’artista.

Dagli anni Settanta al 2003, Virginia Fagini conduce una personalissima investigazione sul segno astratto, che si evolverà lungo il corso della sua ricerca attraverso i diversi linguaggi sperimentati, tra cui pittura, grafica e libri d’artista.

Sono state esposte 85 opere dell’artista tra tele, dipinti su carta e su masonite, libri d’artista e incisioni.

La storica dell’arte Angelandreina Rorro scrive in catalogo: “Potremmo definire quello di Virginia Fagini un astrattismo del segno che diventa protagonista dei suoi lavori dal 1974, quando l’artista incrementa la produzione grafica su carta e poi ancor più dal 1977, quando si concentra sulla funzione, la natura e la qualità del segno. […] Dalla metà degli anni Ottanta i lavori di Virginia si arricchiscono della componente luminosa anche attraverso un rinnovato uso del colore, tanto che Guido Strazza – artista e amico – parlerà di colore “come stato della luce”.

Il critico d’arte Giorgio Di Genova ha segnalato, tra l’altro,sempre  in catalogo: Avviato il suo percorso artistico con le sue rigogliose trame grafiche, Virginia Fagini ha ben presto avvertito l’esigenza di dipingere, traguardo che ha saputo raggiungere dilatando la linea fino a farla espandere nel colore, affidato a pennellate sempre gravide di grafie, sia a vista sia introiettate nell’atto medesimo del gesto pittorico, attuando in tal modo un felice connubio del suo temperamento grafico con la pittura”.

Da non dimenticare che una specifica sezione è stata dedicata ai ritratti d’autore del grande fotografo americano Bob Willoughby, purtroppo scomparso nel 2009, che ritrasse Virginia dall’età di 11 anni e per tutta la vita, nell’ambito di un suo intelligente progetto di ricerca artistica sulla trasformazione della donna da bambina in adulta.

Bob Willoughby, noto fotografo dei set cinematografici di Hollywood degli anni Cinquanta e Sessanta, che ha testimoniato i set di importanti film come Rosmary’s baby, Il laureato o E’ nata una stella, torna ad esporre in Italia dopo l’ultima mostra del 1987.

Il catalogo, edito da Palombi, contiene i testi critici di Angelandreina Rorro e Giorgio Di Genova e mostra una selezione di 138 opere dell’artista, realizzate dal 1967 al 2003, anno della scomparsa.

Assolutamente da non perdere; da vedere questa notevole e interessante mostra (orario di apertura: lunedì-venerdì 10.00-18.00; sabato e domenica 10.00-19.00) per poter apprezzare il percorso serio e meditato dell’artista Virginia Fagini, che ha sempre, con misurata classe e finissimo equilibrio, captato graffi dell’anima e intercettato segnali dell’intimo per poter redigere una produzione alta ed elevata, tutta da recepire nelle vele di un’eleganza custodita nel cuore e dettata da un linguaggio accorto e sensibile.

L’astrattismo di Virginia Fagini è decifrabile; le stesure e le stratificazioni, sempre ben elalorate e stimate dall’artista, sono condensate in lavori che reggono il tempo, e non è poco.

 

Maurizio Vitiello