Infarto e ictus, due milioni di italiani a rischio, uno studio della società italiana di medicina generale

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 Nove milioni di italiani, che in base ai parametri tradizionali di rischio cardiovascolare generale sono a rischio medio, possono incorrere in eventi acuti come infarto e ictus in misura più elevata. In particolare, due di questi sono a rischio elevato in base ai nuovi parametri dell’Università di Milano. E’ quanto emerge dallo studio Check, realizzato negli ultimi 8 anni analizzando sesso, età, istruzione, attività fisica, colesterolo di 7.000 cittadini assistititi in 421 ambulatori di medici di famiglia di 16 regioni italiane, dal Servizio di Epidemiologia e Farmacologia Preventiva del Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Simg, Società Italiana di Medicina Generale. I risultati dello studio sono stati oggetto di una recente (settembre 2010) pubblicazione: Nutritional Metabolism and Cardiovascular Diseases illustra come questo lavoro possa contribuire a ottimizzare la locazione delle risorse nella medicina preventiva. “Questo lavoro ha preso in esame in modo casuale un numero molto elevato di mutuati” – spiega il professor Alberico Catapano, Ordinario di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano e Presidente del V Congresso Nazionale Sitecs, Società Italiana di Terapia Clinica e Sperimentale – “Gli esiti sono quindi altamente predittivi e consentono di scattare una fotografia reale del rischio cardiovascolare della popolazione italiana”. I risultati dello studio Check sono stati presentati in occasione del V Congresso Nazionale Sitecs, svoltosi di recente a Napoli. Lo studio Check dimostra, infatti, che 2 milioni di cittadini, a rischio medio in base ai parametri tradizionali, sono in realtà a rischio elevato in base a quelli nuovi. “Si tratta di una fascia di popolazione cui non vengono quindi somministrate gratuitamente le terapie mediche perché non considerata in pericolo” – precisa ancora il professor Catapano – “ma l’accesso limitato alle cure a carico del Ssn per patologie cardiovascolari è anche legato al basso impatto emotivo che hanno queste terapie per le patologie in questione. Pur di elevata efficacia – garantiscono in media una sopravvivenza di 5 anni.