La luna……Certe Notti

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Nella misteriosa notte del perigeo, l’AterBalletto illumina il palcoscenico del teatro Carlo Gesualdo. Con loro in veste di cantante e ballerino, l’étoile salernitana Vincenzo Capezzuto protagonista di un solo sulla canzone Leggero

 


“Forse un mattino andando in un’aria di vetro,

arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:

il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro

di me, con un terrore di ubriaco.

Poi, come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto

alberi case colli per l’inganno consueto.

Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto

tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto”.

La musica che esce da una radio e rompe il silenzio provocato dal rumore sordo del motore, i fari che tagliano l’oscurità, un lampo che per un attimo cancella il velo della notte mostrando un paesaggio che forse è già noto ma che, immerso nel silenzio della notte, diviene il luogo della nostra immaginazione, delle nostre inquietudini, dei nostri sogni. Le immagini di Angelo Davoli che aprono lo spettacolo “Certe Notti”, firmato da Ligabue e Mauro Bigonzetti, ci hanno ricordato i versi di Eugenio Montale, quel chiaro invito, come uscita di sicurezza per l’umanità, che è  la “cura” del proprio essere, l’andare sulle vette e negli abissi dell’io, allo scopo di immaginare, e cogliere nuovi sentimenti, nuove emozioni. Solo purificandoli potremmo vedere, allo stato puro, ciò che abbiamo scoperto, cosa siamo, ri-generando la vita tutta, da semplice vita vivente in vita vissuta. Sullo sfondo, una terra raccontata dalle ballate ruvide del rocker di Correggio, dalla sua voce graffiante e malinconica; dalle sue “Lettere d’amore nel frigo” dai corpi tesi, nervosi e insieme sensuali dei danzatori dell’ AterBalletto di Mauro Bigonzetti; dalle visioni eteree, virtuali eppure concrete di Angelo Davoli. Una terra fatta di sole, ma anche di nebbie e di notti interminabili, dove tutto può accadere. Ecco l’essenza di “Certe Notti”, lo spettacolo nato da questo incontro creativo, andato in scena in questo week-end sul palcoscenico del teatro Carlo Gesualdo di Avellino, gemma di un cartellone firmato dall’attento Dario Bavaro, che ha saputo spaziare dalla prosa, alla danza, al comico, sino alla grande musica extra-colta. E’ questo un viaggio iniziatici, dalla notte e nella notte, metaforico, onirico, poetico incarnato nei danzatori di Aterballetto, componenti di  una stellare compagnia di danza tra le più importanti d’Europa, ormai storica (che con questo spettacolo nel 2009 ha festeggiato il proprio trentennale),eppure costantemente rinnovantesi. Le immagini iniziali di Davoli riprendono un po’ la storia dell’AterBalletto, la cui sede è in  una fonderia degli anni ’30, che faceva parte del complesso industriale della Lombardini Motori, situato ai margini del centro storico della città di Reggio Emilia: una scarpetta di danza vivifica una montagna di brecciolino, una cava, un paesaggio di una periferia industriale, silos arrugginiti, che al suo passaggio, verranno ridipinti d’azzurro. Il messaggio è intensissimo, in tempi “U.S.A” e getta – anche la coscienza e i sentimenti, disvivere più che vivere -, ossia la vita quotidiana intesa quale consumo veloce, consunzione oscura, spendita e ricarica inerti, abbandono, cieca soddisfazione –sopraffazione, una parola, una canzone, un verso, possono assolverti e redimerti. Come salvarci dall’erosione del tempo e dell’indifferenza? Umanizzando le occasionali emozioni. Non v’è infatti “fenomeno”, ovvero “vissuto”, emozionale e non, che non sia tale perché è sentito come “mio”, proprio di un sé. Movendo le emozioni e ritrovandosi in esse, l’erosione del tempo scomparirà, i rapporti saranno nuovamente possibili, grazie alla differenza e al dialogo, che si risolverà in discorsi d’Amore, unico viatico valido per il futuro dell’ Umanità. Ed ecco le arti che vengono a soccorrerci Lo spettacolo è sogno in movimento, inconscio che si libera in diverse sfumature, spronato dalla comprensione della notte e privo del pudore e delle finzioni a cui la luce del giorno lo costringe. Da “Buonanotte all’Italia” un intenso passo a due che ha salutato protagonista la carnalità tutta Mediterranea di Andrea Tortosa Vidal, a “Leggero” affidata alla classicità pura e comunicativa della étoile salernitana Vincenzo Capezzuto, sino a “Piccola Stella caduta dal cielo”, “Vivo, morto o X”, “Bar Mario” o “Hai un momento Dio?”, soli, pezzi d’assieme con i danzatori che si donano senza soluzione di continuità per oltre un’ora e mezza. Squarci percettivi, associazioni visive, intuizioni sinestetiche, una coreografia che non può non essere intesa che in termini di “visione”, là dove l’atto di vedere comporta una più rapida comprensione, in una simultaneità d’intuizione che avvicina l’occhio alla mente, comprendendo sia un piano più fisico che uno squisitamente mentale. Standing ovation per i danzatori dell’Aterballetto, tra le galassie evocate nel teatro. Fuori, la voce della luna, fatta di vergine luce, manifestava la sua verità, la gethosyne, con occhi che s’aprono al sogno, la gioia dell’atto creativo.

Olga Chieffi

 

 

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