La guerra in Libia accende la battaglia diplomatica

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Proseguono i bombardamenti ma il conflitto esplode tra le diplomazie per il comando dell’operazione. Berlusconi “addolorato per Gheddafi” spiega: “Gli aerei italiani non sparano”. Torna a casa il pilota che dopo il primo raid ha parlato con i cronisti

Altri tre gli attacchi notturni su Tripoli, dopo quello di domenica sera che ha centrato il bunker di Muammar Gheddafi. Missili e bombe anche su Sabah e Sirte. Il colonnello schiera i suoi ‘scudi umani’, raduna qualche centinaio di manifestanti in piazza ad uso della tv di stato libica e martella Misurata, che secondo fonti governative è tornata sotto il controllo dei lealisti. I ribelli denunciano 8 mila morti dall’inizio della portesta. Esplode intanto la polemica sul comando delle operazioni: l’Italia, come Gran Bretagna e Belgio, chiede che il comando passi alla Nato, affermando che potrebbe decidere altrimenti di riprendere il controllo delle basi; contrari Usa e Francia. La Norvegia si è ritirata in attesa di chiarezza su scopi e guida della missione. Secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini, una decisione dei 28 alleati potrebbe arrivare tra oggi e domani. “Sono addolorato per Gheddafi: quello che accade mi colpisce personalmente”, commenta il premier Silvio Berlusconi che assicura: “gli aerei italiani non hanno sparato e non spareranno”. L’’Aereonautica precisa che le missioni dei Tornado italiani sono state di ‘accecamento’ dei radar libici, ma intanto sarebbe stato rispedito allo stormo di appartenenza Nicola Scolari, maggiore del 50 stormo di Piacenza che, dopo il primo raid aereo italiano sulla Libia, dalla base militare di Trapani aveva raccontato ufficialmente ai giornalisti che non erano stati utilizzati missili.

Michele Pappacoda