Le "Carte volanti" di Pierino Falivena

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Domani alle ore 11 verrà inaugurata una personale dell’artista ospite del Laboratorio di Restauro e Conservazione di Opere d’Arte di Marina Imparato

 Una bellezza en plein air, questa delle “Carte volanti”, intrisa di luce, testimoniata dai diversi verdi, e terre, rosa, magenta, gialli, azzurri,  in cui procede Pierino Falivena, senza disegno, poiché scrivere o predisporre parzialmente verrebbe a creare una dicotomia frenante a modellare con le mani serbando ai piani e alle loro articolazioni e svolte, una spontanea insorgenza e un organico assestamento, operando sulle orografie cromatiche con colpi di pennello, che spesso formano armature sottostanti e avvolgenti delle linee spaziali, sempre adunche e vibranti come ferite o come leggeri arpeggi di toccata. È questa l’essenza della mostra che verrà inaugurata domattina alle ore 11, nel Laboratorio di Restauro e Conservazione di Opere d’arte di Marina Imparato, sito nel Vicolo Ruggi d’Aragona 15, in Salerno. Nella pittura di Falivena cogliamo quel connubio fra l’uomo e il mondo naturale, in cui l’individuo non viene schiacciato da uno scenario cosmico, né viene spinto a ricavarsi un ricettacolo dall’ostilità degli elementi, ma si colloca, nei confronti della natura con la dignità di un suo pari contemplandola dal suo punto di vista, quale complemento di sé. La profondità, dunque, non è nel vuoto intorno alle cose, ma “dentro” la materia del colore, e non è soltanto densità, ma struttura ricercata delle masse coloristiche. Con la sua tecnica, che è un vero e proprio “fare”, suscitato dalle forze profonde dell’essere – la sensazione rimane sensazione, non si precisa in nozione – l’artista ci accompagna in questa straordinaria sintesi, in questa supremazia estetica dell’intelletto, in questa sobria e accattivante artisticità della natura,  guidati dal suo tocco veloce e determinato, dal suo colore, rispondente alla necessità di ottenere quella resa ottica del vero che coincide con la sua ricerca artistica. Si assiste ad uno spostamento verso l’infinito dell’orizzonte, simbolo di quel gusto mediterraneo “da persona perennemente posta sull’alto che guarda il mare e che quindi infossa lo sguardo nel terreno quasi a sprofondarvi”, scrive Boris Brollo in apertura del prezioso catalogo, pubblicato dalle edizioni Gutenberg di Fisciano, corredato dei testi di Lucio Afeltra, e Vito Pinto e delle immagini e di uno scritto dell’amico di sempre Corradino Pellecchia, con il risultato che il soggetto in primo piano sembra quasi ribaltarsi verso chi guarda, ottenendo così un intenso coinvolgimento emotivo che riesce a farti scorgere i messaggi più riposti.  Viatico e cornice, queste opere, ad una ricognizione insieme stringente – per pertinenza – e divagatoria nel pianeta delle meraviglie -, che è la pittura di Pierino Falivena, la scelta non può cadere che sul topos del viaggio. Il luogo simbolico è sin troppo ricco di valenze. Esso diviene, però, addirittura vertiginoso quando si rifletta sulla stratificazione storica delle applicazioni, da rischiare al meno l’ovvietà a volerla ricordare.  L’artista narra il suo mondo componendo partiture  immaginative, sognanti, contenenti diversi registri espressivi, individuabili sia in senso sincronico, nell’ ambito dello stesso quadro, ai vari livelli significazione, sia soprattutto diacronicamente, in correlazione con le fasce tematiche dell’intero suo mondo pittorico. Il romanzo, che ne scaturisce, composto da infiniti particolari resi con giochi cromatici e con segni pastosi, comprende una gamma di registri e coinvolge  luoghi, contingenze molteplici, a cui è collegata la riflessione di ogni uomo sulla natura delle cose, una natura tutta viva, tutta animata sulle tracce di Giordano Bruno, mai illustrazione di facili malinconie, ma immagine profonda, scavata nell’abisso di un cuore grande ed avido di risposte, sensibile e colto, antico nella sua modernità.

Olga Chieffi