Tribute to Lady Day

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Claudio Santamaria e i Jazz Tellarz racconteranno  lunedì sera ospiti del Modo di Gaetano Pappacena, la vita e i song di Billie Holiday

 Di Billie Holiday è stato detto tutto. E’ stata definita la più grande cantante di jazz mai vissuta, un mostro sacro, un mito. Incarna un simbolo complesso, misterioso ed intoccabile. Billie Holiday è stata vista come l’eroina del jazz, ed il suo genio musicale, sofisticato e prestigioso, come ineguagliabile. Si è detto che senza la sua influenza, il jazz avrebbe avuto un’evoluzione diversa, e il jazz che ascoltiamo oggi, forse non sarebbe lo stesso. Tutti ascoltano i dischi di Billie, tutti conoscono il suo nome. Rappresenta la “vittima”. La sua voce, che ha il dono della riconoscibilità al primo attacco, quale solo i grandissimi posseggono, tocca chiunque, anche chi non l’intende, perché il suo canto nasce direttamente dall’anima. L’anima di un essere umano molto profondo, che capisce la tristezza, la felicità, la solitudine, il successo, e che fu sempre destinata ad avere un “no good man”, un buono a nulla accanto. La sua vita, i suoi song, i suoi “amori”, saranno raccontati lunedì sera, a partire dalle 22,30, al Modo Jazz Club di Salerno, dai Jazz Tellarz di Elisa Menchicchi, con Claudio Santamaria special guest e un trio d’appoggio composto dalla vocalist Alice Claire Ranieri, da Andrea Frascaroli al pianoforte e Stefano Di Cesare al contrabbasso. Nella vita e nei song dell’indimenticabile Billie Holiday i toni cupi, ai limiti dell’angoscia, legano come un sottile filo ogni momento, ogni cruda esperienza, ogni interpretazione, ma la grandezza dell’artista li sa trasformare in radiose opere d’arte. E’ questa un’eredità rischiosa che i Jazz tellarz  vanno ad affrontare, attraversando un’area da lei fecondata e innovata, accingendosi a schizzare una minuziosa mappa attorno al suo modo spontaneo, originale, temerario e irresistibile di trattare una melodia. Solo cantanti a loro volta dotate, oltre che di talento autentico, di una personalità emotiva dominante, a tutto rilievo, possono riuscire a vivere in maniera realmente costruttiva il fascino di Billie Holiday, continuando a evocarne ed esorcizzarne il sortilegio. I Jazz Tellarz andranno  a rileggere il repertorio di Lady Day da “God bless the Child” a “Don’t explain” da “Strange Fruit”  a “Lover man”, il più eloquente dei torch songs di Billie, una confessione di impotenza, illuminata da un vibrante desiderio di felicità, con quel caratteristico frangersi della nota in un livido singhiozzo, che la fa sussultare, la rende credibile, e l’espressivo appannarsi delle frasi, nel bridge, in un soffiato lieve e nostalgico. I Jazz Tellarz rischieranno di raccogliere e portare con loro anche le emozioni della donna Billie mutandole in spettri di emozioni, in emozioni congelate, messe in cornice, o loro frammenti, o di mediare faticosamente le proprie attraverso le sue,  rifugiandosi in un abbraccio che sarà una “dead & street” stilistica, simbolo di un affrancamento da una serie di convenzioni e strettoie interpretative, verso un ideale intimo e realistico di lettura, sulle tracce, magari, di una Carmen Mc Rae che richiesta di ricordare Lady Day affermò:” Certe canzoni non avresti mai pensato di cantarle finchè non le hai sentite prendere nuovamente vita grazie a lei e diventare, allora, interessanti, invitanti”.

Olga Chieffi