Una stagione lirica nazional-popolare

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Presentato  a Roma dal sindaco Vincenzo De Luca, unitamente ai registi ospiti, e Dimitra Theodossiou, il cartellone lirico-sinfonico  che verrà inaugurato il 14 aprile con i Puritani. A seguire Tosca, Trovatore, Norma e il binomio Cavalleria Rusticana e Pagliacci

 Stagione lirica di transizione quella del 2011, con un chiaro ritorno a titoli molto popolari, volti a rimpinguare le casse del teatro Verdi, che si è pur ben barcamenato quest’anno sostenendo cinque turni, e proponendo uno stellare cartellone con sette opere, tra cui alcune illustri sconosciute ai più quali la Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai, Julietta e Romèo et Juliette di Charles Gounod e la Luisa Miller di Giuseppe Verdi. I tagli allo spettacolo dei vari enti e in particolare di Regione e Provincia, non hanno permesso di proporre sette titoli, ma cinque, con un ampio margine di sicurezza. Nel tempio della musica romano, l’auditorium Parco della Musica, il sindaco Vincenzo De Luca, supportato dalla direzione artistica del Verdi, Antonio Marzullo e Rosalba Loiudice, unitamente al soprano Dimitra Thodossiou e a tutti i registi che firmeranno le cinque opere, ha presentato il cartellone 2011, che prenderà il via il 14 aprile con “I Puritani” di Vincenzo Bellini. Cura e sviluppo in ampiezza della parte strumentale, imponenza di realizzazione, attenta levigatura dei numerosi pezzi d’insieme, vertiginose difficoltà nel ruolo tenorile e anche nella “follia” del soprano, un’altra delle celebri “pazzie”, al centro del dramma, in un contesto articolato e grandioso, seppur felicemente racchiuso in chiarissime motivazioni favolistiche, sigillano l’ultima fatica del maestro siciliano. A proporre questa gemma del melodramma italiano sarà la direttrice Keri Lynn Wilson, poco convincente nel concerto a Salerno nella scorsa stagione, per la regia di Riccardo Canessa, con Jessica Pratt nel ruolo di Elvira, Anatoly Lain, nei panni di Lord Gualtiero e due ritorni, Lorenzo Regazzo e Celso Albelo, rispettivamente Sir Giorgio e Lord Arturo. Ritorna un’eroina amatissima della letteratura operistica italiana, Tosca, ottima frequentatrice del cartellone del massimo cittadino. Il 1900 ha il sorriso di Floria Tosca, tenera, capricciosa, gelosa, ma prima di tutto amorosa eroina, unica donna di un’opera in cui Giacomo Puccini pone l’orchestra a descrivere come per appunti, abbastanza in fretta, ma con una osservazione scrupolosa del vero; nel mezzo di tanto lavorio smette di ciarlare e improvvisamente si gonfia, singhiozza o minaccia, insulta o prega. Lo spettatore, preso di petto, non ha il tempo di riaversi dalla sorpresa, che Puccini implacabile e, inguaribile “ruffiano, asciuga il pianto, in poche battute riprende perfino a sorridere, intanto pennella e ritocca. La rincontreremo dal 12 al 18 maggio, interpretata da Martina Serafin, in coppia con Marcello Alvarez, nei panni di Mario Cavaradossi e l’inarrivabile Renato Bruson in quelli di Scarpia, nell’allestimento già applaudito a Catanzaro firmato da Lorenzo Amato e Daniel Oren. Il genio verdiano non poteva certo mancare e sarà omaggiato dal Trovatore, in scena dal 5 al 9 ottobre, per la regia di Renzo Giacchieri, con il suo linguaggio così incalzante, così ricco di “idee” musicali, di ritmi e motivi, in cui le passioni sono straordinarie, libere di rincorrersi e scontrarsi senza briglie sul collo. Un’opera costruita su personaggi tutti fatti di pura musica che non sono soltanto ribollenti di suoni e di accenti scatenati, ma obbediscono a regole d’intreccio precise, ferree, oltre che a leggi musicali di rara bellezza. Dietro di essi un destino spietato li sprona a specchiarsi, a illuminarsi nella luce di un sacrificio eroico che origina dalla vendetta. Guidati dalla bacchetta di Oren ascolteremo Marcello Giordani che darà voce a Manrico, Alberto Gazale che sarà il Conte di Luna, Dimitra Theodossiou Leonora e Dolora Zajick Azucena. Dal 30 novembre al 4 dicembre le atmosfere ossianiche di Norma avvolgeranno il massimo cittadino. Mai una donna come la sacerdotessa dei druidi ebbe nella storia dell’opera una tale aura di sublimità, prolungata quasi nello spazio e raggiante, in questo caso come la dea della notte. Vincenzo Bellini, costruisce attorno a lei un’opera dallo stile elevato, esaltata dal fascino dell’arcaico, dalla commozione dei sentimenti, in cui la passione e il sacrificio scendono dall’origine tragica per diventare oggetto di vita, di emozioni popolari e risorgimentali, di grande caratterizzazione. Daniel Oren l’ha affidata alla regia di Francesco Torrigiani, mentre la voce della sacerdotessa sarà ancora una volta quella di Dimitra Theodossiou, la quale duetterà con l’Adalgisa di Sonia Ganassi e con il Pollione di Salvatore Licitra. Gran finale dal 26 al 30 dicembre con il binomio verista, che torna al Verdi dopo sette anni, Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e I Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, note di frattura tra il “rilassamento” della grande opera romantica e l’urgenza presentita di un novello corso. Pagine che hanno aperto il cosiddetto “decennio” dei manifesti, ma che tuttavia sembrano avvalersi di esterni corredi, piuttosto che di ragioni morali profonde: d’accordo, la stringatezza di fuoco dell’espressione melodica, la concitazione e talora la brutale sommarietà del tessuto orchestrale (per le quali non va fatta piccola parte davvero all’incompletezza del tirocinio musicale mascagnano, lo stesso che avrebbe creato ab inizio le premesse di certi suoi complessi di colpa dell’età matura nei riguardi della “dottrina”), lo spostamento dell’asse vocale sul “centro” e l’onerosità conseguente del canto declamato, certo, non sono in debito né con l’esperienza scapigliata né con quella del francese opèra-lyrique, e semmai, un’eventuale analogia relativa a modi di combinare e giustapporre strutture vocali e corali con le funzioni meramente “cantanti” dell’orchestra, può osservarsi, tra Cavalleria e Gioconda. Sarà ancora Lorenzo Amato il regista di entrambi i titoli che vedrà per Cavalleria, Giovanna Casolla nel ruolo di Santuzza, affiancata da Francesca Franci (Lola), Roberto De Biasio (Turiddu) e Alberto Gazale (Alfio), mentre in Pagliacci esordirà Amarilli Nizza nel ruolo di Nedda, Marco Berti in quello di Canio, Alberto Gazale (Tonio), Francesco Pittari (Beppe) e Mario Cassi (Silvio), sostenuti dall’Orchestra Filarmonica Salernitana “G.Verdi” diretta da Daniel Oren

Olga Chieffi