allarme razzismo in marocco contro i negri africani Aazi

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In Marocco, come nel resto del Maghreb, esiste un reale problema verso i neri. “Neri marocchini” o “Neri africani”, sempre e comunque discendenti degli schiavi. Qualificati ”Hartani“,  letteralmente ”uomini liberi di secondo rango” o più violentemente degli ”Aâzi” che si puo’ tradurre come ”sporco negro“, i neri del Marocco, che sono studenti, migranti, subsahariani e altri, sono vittime ogni giorno di discriminazioni da parte del popolo  marocchino.  Persecuzioni, agressioni, insulti, ingiurie, sono lo scotto quotidiano da pagare se si è neri. Secondo Pierre Vermeren, storico specialista delle società maghrebine, bisogna differenziare i gradi di razzismo verso un nero marocchino o un nero straniero. Esistono differenti categorie di neri in Marocco. Il primo concerne le popolazioni nere endogene che si sono incrociate alla popolazione marocchina e che discendono dagli schiavi. Il secondo grado è quello delle popolazioni nere del sud. Sono concentrate nelle oasi interamente popolate da africani neri , ma che non sono, in alcun caso, incrociati ai berberi o agli arabi. Il terzo tocca prevalentemente gli africani del Senegal, che vennero qui in epoche lontane a svolgere  il loro pellegrinaggio nella medina di Fès. Infine, la terza categoria, quella degli studenti e dei migranti che sono i più toccati dal razzismo. Per la più parte dei marocchini, il giudizio anti-negro si ripercuote attraverso i loro comportamenti davanti agli stranieri neri non integrati alla popolazione da una parte, e i non musulmani dall’altra. E’ un sentimento profondo di superiorità che risale all’antichità. I neri schiavi in Marocco, si contavano a centinaia di migliaia all’epoca. Costituivano in buona parte il corpo militare marocchino e  la guardia civile. Oggi, lo schiavismo non è stato ancora abolito ufficialmente. Il Protettorato francese, all’inizio del XX° secolo aveva semplicemente proibito la pratica. Ma l’iniziativa non è mai stata presa seriamente dalla società marocchina, come si legge nell’opera di Mohammed Ennaji, ”Soldati, schiavi e concubine“, che illustra perfettamente quel periodo storico. Non si stratta semplicemente di un problema razziale, è un analisi più profonda di questa. E’ un sentimento che si è perpetuato d generazione in generazione. E’ rarissimo, per esempio, che una marocchina sposi un nero, anche se musulmano. Il solo caso tollerato è che l’uomo non abbia tratti somatici troppo ”negroidi“. Questo sentimento è moneta corrente in Marocco, e ovunque nel Maghreb. Anche per l’uomo, che generalmente è più libero perchè è lui che trasmette il nome e la religione ai suoi bambini, sposare una donna di colore non è accettato dal suo entourage. Ed è ancora più difficile quando si tratta di una donna di colore non musulmana. I matrimoni misti sono rari nella cultura araba, ancor più se si stratta di neri non marocchini e non musulmani. Il razzismo più becero si esprime verso gli studenti di colore. Alla città universitaria di Rabat tutto questo è assai visibile. Gli studenti che arrivano da ogni angolo del continente africano per seguire i loro studi, sono raggruppati tra di loro, leggi isolati. Non condividono gli stessi locali degli studenti bianchi marocchini. “Di fatto si isolano in una comunità e diventano esclusivisti“, dichiara Hervé Baldagai, Segretario Generale della CESAM (Confederazione degli studenti, allievi e stagisti africani stranieri in Marocco). Le condizioni per i neri sono molto difficili, gli insulti sono la regola. In arabo vengono chiamati sporchi negri o vengono consigliati di lasciare il paese, o peggio ancora sono trattati come portatori di Aids, a volte ancora vengono fatti bersaglio con  lanci di pietre. E’ invivibile, dichiarano molti ragazzi che studiano in Marocco e che provengono generalmente dal Mali, dalla Mauritania, dal Senegal e dal Burkina Faso. Incontrano, spesso, grosse difficoltà nelle amministrazioni, ad esempio per ottenere la carta dello studente o ancora per l’ottenimento di una borsa di studio. Qualche tempo fa il canale 2M ha organizzato un dibattito su questo soggetto. Il problema è stato durante la diffusione del programma, che vide molti passaggi  tagliati e censurati. In generale alla fine dei loro corsi scolastici gli studenti neri tornano al loro paese di origine fatto salvo chi arriva da paesi in guerra o in fasi conflittuali come la Sierra Leone, il Togo, il Madagascar e altri. In generale non si spiega l’attitudine di certi marocchini e si prova a capire. Tanti sono i fattori tra cuila religione; i neri musulmani sono meno perseguitati che i neri cristiani o animisti. Un secondo fattore puo’ essere causato dalla scarsa conoscenza culturale. I media marocchini mostrano sempre gli aspetti negativi dell’Africa subsahariana (Aids, guerre, ecc..) e i marocchini finiscono per avere paura dei neri quindi li rifiutano. Terzo fattore: l’educazione. I giovanissimi marocchini insultano spesso i neri, in presenza dei genitori, che non hanno nulla da eccepire. Infine esiste un ultima ragione. E’ politica. Dal 1984, il Marocco non è più parte dell’Unione Africana. Questo ritiro si spiega con il fatto che alcuni paesi africani come il Cameroun o l’Africa del sud, hanno rimesso in causa la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale. Il soggetto resta comunque un tabù per il Marocco, paese che ha fatto dell’ospitalità un atout culturale fondamentale. Una leggera presa di coscienza è comunque in atto dopo, tra l’altro, la pubblicazione di diversi articoli che ripudiavano questa forma di razzismo tra africani. I clichés e i pregiudizi si sa, sono duri a morire, basti pensare all’epoca in cui i neri erano ”mangiatori di uomini“, dei cannibali. Sentimenti ancorati nella cultura di un popolo e di un paese. Ufficialmente poco si fa per lottare contro questo razzismo strisciante, anche se il re nei suoi discorsi pubblici ricorda che l’unità africana è un bene primario da salvaguardare. Ogni anno si vedono sempre di più festivals che raggruppano musicisti del Mali, del Senegal o di altri paesi ancora dell’Africa più profonda. Yossou Ndour, artista senegalese, in Marocco è adorato da milioni di persone, giovani e meno giovani, un contributo che la musica porta avanti da sempre, in nome della pace e della frattelanza tra i popoli. Storia a parte l’immagine del corpo nero (uomo e donna) nell’immaginario collettivo sessuale, che anche in Marocco è ben presente e richiesto