la romania cassaforte dell impero romano

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Portò progresso e integrazione, non terrore o tirannide, la dominazione romana nella Dacia (attuale Romania) con la conquista dell’imperatore Traiano avvenuta all’inizio del II secolo d.C. L’apertura di vie di comunicazione, i commerci fiorenti sul Danubio e l’assimilazione di particolarismi e antiche tradizioni confermano che la romanizzazione fu un fatto positivo in questo lembo di «finis terrae» che fu l’ultimo a diventare provincia con lingua, leggi e mentalità romane; infatti soltanto un secolo dopo, sulle lande dell’Est si riversarono orde di barbari ben più preoccupanti, mosse dal solo scopo di trarre ovunque bottino. L’interesse dei Romani nell’occupazione militare fu soprattutto legato alla presenza di importanti miniere d’oro che avrebbero dovuto tamponare la crescente emorragia delle finanze imperiali.
La Dacia ebbe davvero una riserva di preziosi molto ambita, che oggi viene portata all’attenzione con la mostra Ori antichi della Romania. Prima e dopo Traiano, aperta ai Mercati di Traiano ai Fori Imperiali di Roma fino al 3 aprile.
Sono raccolti 140 reperti di valore rinvenuti da 43 tesori, arredi liturgici e corredi tombali prestati dal Museo nazionale di Storia di Bucarest e da altri sette musei delle principali città romene: un allestimento unico e ricco, finora mai realizzato di questa portata -bisogna tornare agli anni ’70 per altre due mostre nella capitale sull’arte antica della Romania- che costituisce quindi un evento. Lo scrigno archeologico spazia, per la verità, lungo ben 23 secoli di storia, dall’Età del Bronzo (XVII secolo a.C.) all’epoca bizantina (VI secolo d.C.) ma l’interesse di portarlo a Roma è dovuto proprio alla ricostruzione della conquista imperiale della Dacia, un momento felice immortalato del resto sul marmo della famosa Colonna Traiana nonché celebrato dagli storici Dione Cassio ed Eutropio.
Il giudizio sulla vita pratica e sulla cultura di queste lontane popolazioni si ricostruisce dalla visita dei reperti meravigliosi mostrati: risaltano la lussuosa collana protostorica di Hinova del XII secolo a.C., i noti bracciali spiraliformi dell’antica capitale Sarmizegetusa (II- I secolo a.C.), l’elmo di Poiana-Cotofenesti di fattura artistica traco-getica, i preziosi rhyton e patera che erano rispettivamente un contenitore per liquidi e un piatto utilizzati nei riti sacri, stateri d’oro (monete greche) col nome del re Koson -unico caso nella numismatica dacica dove compare il nome dell’autorità emittente-, una coppia di fibule (spille) del tesoro di Pietroasa (V secolo d.C.) attribuito ai reali goti, noto come «Gallina dai pulcini d’oro» per le fibule a forma di aquila.
Si tratta pertanto di un patrimonio che illustra una produzione di prim’ordine, dove l’oro veniva trattato con finalità artistiche di elevata qualità: opere di mani preziose, di popoli creativi dotati di spiccato amore per la raffinatezza, ben diversi dall’idea che fuori dalla romanità ci fosse solo rozzezza e barbarie. La scelta della capitale per l’esposizione ha un valore simbolico per gli organizzatori: la cultura dell’accoglienza per la significativa comunità romena oggi in Italia, la maggior presenza straniera. L’ambasciatore Razvan Victor Rusu alla presentazione dell’evento ha sottolineato che «è eccezionale il fatto che per la prima volta arrivi in Italia un rilevante nucleo archeologico romeno del Tesoro Nazionale dello StatoZ», il cui prestito è stato favorito dalla solida relazione storica e diplomatica tra le istituzioni dei due Paesi. L’aspettativa va dunque nella direzione di ricevere una folta presenza romena che ritrovi le tracce del proprio passato, riscoprendo nell’antica cultura i semi della formazione nazionale.
La mostra ai Mercati di Traiano è aperta dal martedì alla domenica, con orario continuato dalle 9 alle 19; l’organizzazione è affidata a Zetema – Progetto Cultura, il catalogo è di Silvana Editoriale.

Stefano Vicentini