LIBIA, BOMBARDATI I POZZI. AEREI RAÌS IN ITALIA VIDEO

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TRIPOLI – Due aerei appartenenti al leader colonnello libico Muammar Gheddafi decollati stamani da Tripoli hanno fatto scalo in Italia, uno a Roma e l’altro a Milano Linate, diretti a Bruxelles. Lo hanno riferito fonti militari maltesi. Secondo le fonti, a bordo dei due aerei viaggerebbero due emissari del colonnello che dovrebbero partecipare a riunioni dell’Ue e della Nato a Bruxelles. Le fonti hanno precisato che gli emissari potrebbero essere latori di messaggi di Gheddafi per i vertici dell’Unione europea e dell’Alleanza atlantica. Stamani la tv Al Jazira aveva dato notizia del decollo di tre aerei appartenenti a Gheddafi da Tripoli. Uno è atterrato al Cairo, secondo fonti aeroportuali della capitale egiziana. Fonti di governo smentiscono però seccamente che siano atterrati in Italia aerei appartenenti alla flotta di Gheddafi. «Non ho alcuna notizia che conferma questa voce secondo cui due aerei libici sarebbero atterrati in Italia. Anzi, ho fatto le mie indagini e la notizia mi è stata assolutamente smentita». Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, parlando con i giornalisti. «Le notizie che ho io – ha proseguito – escludono questa ipotesi. Sicuramente, in ogni caso, non c’è in Italia in questo momento nessuno sbarcato da aerei libici». «Non mi risulta assolutamente». Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di un atterraggio a Roma e a Milano di due aerei provenienti da Tripoli e diretti a Bruxelles. «Il direttore di Roma (dell’aeroporto, ndr) ha già smentito – ha precisato Frattini – per quello di Milano verificheremo». Parlando con i giornalisti al termine del suo intervento alla Camera, Frattini ha precisato: «Sugli aerei non so assolutamente altro che quello che avete letto sulle agenzie. Verificheremo che cosa è accaduto». Il titolare della Farnesina ha precisato che «un aereo è atterrato sicuramente al Cairo. Altri aerei sarebbero in direzione di Bruxelles». Per quanto riguarda gli altri due aerei partiti da Tripoli, ha sottolineato il ministro ribadendo di commentare le notizie di stampa, vi sarebbero delegazioni che a Bruxelles avrebbero l’intenzione di avviare contatti con l’Europa. Questi «spostamenti sono un dato che registriamo». AMADO INCONTRA INVIATI GHEDDAFI Il presidente francese Nicolas Sarzkoy riceverà domani due emissari del Consiglio di transizione libico. Lo riferisce l’Eliseo. Anche il ministro degli esteri portoghese Luis Amado, secondo l’agenzia portoghese Lusa, si prepara a incontrare gli inviati di Gheddafi. 40 MORTI A ZAWIYAH Almeno quaranta vittime, forse anche molte di più: è questo, finora, il bilancio degli scontri di oggi a Zawiya, fra forze lealiste e ribelli. A dare questa testimonianza è un medico. «Ci siamo ritirati e loro sono nella piazza principale, ma stanotte attaccheremo e la riconquisteremo. Lo ha detto alla Reuters una fonte degli insorti, confermando che le forze fedeli al leader libico Muammar Gheddafi occupano il centro di Zawiya, una cinquantina di chilometri ad ovest di Tripoli. »Attaccheremo di nuovo, lo faremo stanotte. Non è finita qui«, ha detto la fonte. RIBELLI: CONTATTI CON L’ITALIA «Ci sono dei contatti con il Governo italiano che stanno andando nella giusta direzione». Lo ha detto il portavoce del Consiglio nazionale libico Abdel Hafiz Al Ghogha rispondendo ad una domanda dell’ANSA in una conferenza stampa a Bengasi. «Da ieri – ha riferito Ghogha – abbiamo avuto colloqui telefonici con il ministro degli Esteri Franco Frattini» senza però specificarne il contenuto. EMISSARIO GHEDDAFI A LISBONA Un inviato di Muammar Gheddafi si sta recando in Portogallo per incontrare il capo della diplomazia portoghese Luis Amado alla vigilia di una riunione dei ministri degli esteri europei dedicati alla Libia. Lo ha detto all’Afp un diplomatico europeo. SCONTRI A BEN JAWAD I ribelli sono riusciti a entrare a Ben Jawad, in Libia, grazie alla copertura di armi e forze militari. E nella cittadina, adesso, sono in corso scontri con armi pesanti fra l’esercito di Gheddafi e gli oppositori. Lo riferisce l’emittente televisiva Al Jazira. Le «voci» sull’ingresso di ribelli a Ben Jawad impazzano anche su Twitter. In particolare, il gruppo di giovani oppositori ‘Shabablybia’ riporta le testimonianze del sito di opposizione ‘Al Manara’, secondo il quale ci sarebbero stati «violenti scontri fra le forze di Gheddafi e i ribelli». COLPITI DEPOSITI DI PETROLIO Le forze fedeli a Muammar Gheddafi hanno colpito dei serbatoi di stoccaggio di greggio nel terminale petrolifero di Es Sider, vicino a Ras Lanuf. Lo dicono i ribelli e diverse tv, fra cui Al Jazira, mostrano immagini di fiamme e di enormi colonne di fumo nero. La città petrolifera costiera di Ras Lanuf, in mano ai ribelli, da giorni viene martellata dalle forze di Gheddafi. Non è chiaro se a colpire uno o più serbatoi di petrolio, che fanno parte della raffineria di Es Sider, sia stato un raid aereo, un razzo o una cannonata, ma i ribelli hanno accusato le forze fedeli al rais. Appena colpito, dicono i testimoni, il serbatoio è esploso in una enorme palla di fuoco. Le forze fedeli a Muammar Gheddafi hanno colpito un deposito di petrolio nella città petrolifera libica di Brega. Lo ha detto all’ANSA a Bengasi il portavoce del Consiglio nazionale a interim, Mustafa Ghiriani. TRE AEREI A VIENNA, ATENE E IL CAIRO I tre aerei appartenenti a Muammar Gheddafi decollati dall’aeroporto di Tripoli potrebbero essere diretti a Vienna, Atene e Il Cairo. Lo riferisce Al Jazira citando il suo corrispondente da Malta. Che un aereo con a bordo un emissario di Gheddafi è da poco atterrato al Cairo lo avevano già riferito fonti aeroportuali della capitale egiziane. Ci sarebbe il vice-ministro della difesa libico a bordo di uno dei tre aerei appartenenti al colonnello Gheddafi decollati stamani da Tripoli. Oggi il Rais è tornato a parlare, alla tv di stato libica e in interviste a due reti straniere, una francese e una turca, senza fare alcun riferimento all’ultimatum di lasciare il paese entro 72 ore per non subire conseguenze penali che ieri il governo ad interim formato dai ribelli gli aveva lanciato. Il leader libico si è soffermato invece sulla questione della no fly zone minacciando di dare battaglia alle potenze occidentali qualora tentassero di imporla. Contro l’occidente Gheddafi ha agitato anche lo spauracchio di Al Qaida, cui il leader attribuisce la responsabilità di aver fomentato la rivolta attraverso il reclutamento di giovani «deboli», prospettando scenari di «caos fino ad Israele» nel caso in cui la rete terroristica si impadronisse della Libia. Nella prima delle tre interviste diffuse stamane, quella alla tv francese Lci, Gheddafi ha accusato gli occidentali, in particolare la Francia, di condurre un «complotto colonialista» contro il suo paese. Concetto ribadito anche in un intervento alla tv di stato libico nel corso del quale ha accusato i «paesi colonialisti» di «tramare un complotto per umiliare il popolo libico, ridurlo in schiavitù e controllare il petrolio». All’occidente Gheddafi ha dichiarato guerra nel caso in cui venisse imposta la no fly zone. «Il popolo libico prenderà le armi contro le potenze occidentali se loro cercheranno di imporre una no fly zone», ha detto in un’intervista alla tv di stato turca Trt. E ai paesi occidentali il leader libico ha mandato anche un altro messaggio: se al Qaida si impadronisse del suo paese, l’intera regione fino a Israele si troverà in preda al caos. Della rete terroristica peraltro Gheddafi ha parlato anche come di unica responsabile della rivolta in Libia. I ribelli che lottano contro il governo, ha detto, hanno ricevuto il lavaggio del cervello da parte di Al Qaida. Secondo il leader libico «forze straniere» hanno reclutato giovani vulnerabile nelle città di Bengasi, Zawiya e Zenten, attualmente in mano ai ribelli. «Quelli che si mostrano deboli, vengono puntati. Altrimenti perch‚ non sono venuti da voi – ha detto ancora Gheddafi – Questo vuol dire che prendono di mira sola la feccia che non riesce ad essere forte». UE: RICONOSCERE CNL? PER ORA FUORI QUESTIONE Per il momento il riconoscimento da parte dell’Ue del Consiglio provvisorio costituito dai ribelli a Bengasi «è fuori questione»: lo si apprende da fonti del Consiglio europeo alla vigilia della riunione straordinaria dei ministri degli esteri dell’Unione europea a Bruxelles. «Siamo in contatto con i comitati dei ribelli – spiegano le stesse fonti – ma al momento non ci sarà nessun riconoscimento. Di solito, secondo le nostre regole, si riconoscono gli Stati, non i governi». Intanto, i leader dell’opposizione libica – ospiti in questi giorni nella sede del Parlamento Ue a Strasburgo – giovedì e venerdì dovrebbero fare tappa anche a Bruxelles, in concomitanza con lo svolgimento dei vertici straordinari dei ministri degli esteri della Ue, dei ministri della difesa della Nato e dei capi di stato e di governo europei. ITALIA DARA’ CONTRIBUTO L’Italia è pronta a dare il suo attivo contributo alla migliore definizione ed alla conseguente attuazione delle decisioni attualmente all’esame delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica. È quanto si legge nel comunicato finale della riunione del Consiglio supremo di difesa tenutosi stamane al Quirinale. Il Consiglio, si legge nella nota diffusa dal Quirinale, «ha esaminato la situazione venutasi a creare a seguito dei rivolgimenti popolari verificatisi in numerosi Paesi dell’Africa e del Medio-Oriente allargato, con particolare attenzione agli eventi che hanno interessato la sponda Sud del Mediterraneo. In tale quadro, per quel che concerne specificamente la crisi libica, sono state valutate le misure adottate e quelle in approntamento per il soccorso dei profughi e la loro evacuazione». «Sono state altres discusse – prosegue la nota – le predisposizioni attivate, sul territorio nazionale e nella regione interessata, per far fronte ai prevedibili sviluppi della crisi ed agli eventuali rischi che ne potrebbero derivare». ASHTON NEGA RICONOSCIMENTO CNL Scontro istituzionale nel Parlamento europeo sul riconoscimento del Consiglio nazionale libico. La rappresentante della politica estera della Ue stamane non ne ha fatto cenno nel suo intervento in apertura del dibattito parlamentare sulla Libia. Dopo che i leader dei grandi gruppi e la maggior parte dei deputati si erano invece espressi a favore del «riconoscimento immediato» chiesto già da ieri dai due rappresentanti del Cnl invitati a Strasburgo dai libdem, la Ashton ha affermato: «Non rientra nel mio mandato: è il Consiglio dei capi di stato e di governo a dover prendere questa decisione». La replica della Ashton ha provocato la reazione del leader dell’Alde, Guy Verhofstadt, di quello dei Verdi, Daniel Cohn Bendit, e del capogruppo del Pdl, Mario Mauro. «La Ashton – ha affermato Verhofstadt – dovrà proporre al Consiglio il riconoscimento perchè deve rispondere anche al Parlamento europeo». La questione del riconoscimento sarà discussa dal vertice europeo dei capi di stato e di governo in programma venerdì prossimo a Bruxelles.

fonte Leggo

proposto da Michele Pappacoda

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