Il bar è donna. Il fenomeno delle barladies in Penisola Sorrentina

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Quella dell’8 marzo è ormai considerata una festa marginale e trascurabile, ma ogni anno conduce a una serie di riflessioni sul ruolo della donna nella moderna società.

Non si dice nulla di nuovo affermando che al giorno d’oggi non esiste differenza tra i sessi, che una donna e un uomo lottano per le stesse cose, e sempre di più sugli stessi territori. Insomma la donna non ha bisogno di essere festeggiate.

Alla luce di queste considerazioni è possibile analizzare una particolare categoria di donne che ha influito nel processo di “femminilizzazione” avvenuto negli ultimi anni nei bar e nei locali notturni. Il personale di queste strutture è, infatti, volutamente sempre più spesso al femminile.

La tendenza a preferire al bar una barlady o barwoman, importata dall’America, è esplosa da qualche anno in Italia, ma si è sviluppata in maniera particolarmente forte e capillare in Penisola Sorrentina probabilmente a causa della natura turistica del territorio.

In poche parole, una ragazza dietro il bancone di un bar vale molto di più rispetto a un ragazzo. Il motivo è intuibile: il locale ci guadagna in immagine, nonché in incasso. Si presume, infatti, che i clienti siano spinti a consumare di più se a servirli c’è una donna avvenente.

Negli ultimi anni i locali notturni della Penisola si sono dotati di staff quasi completamente femminile. Si tratta per la maggior parte di giovani, se non giovanissime studiose, future professioniste, ingegneri e avvocati, che sulla spinta di poche e coraggiose pioniere, si fanno spazio nel mondo della notte per arrotondare o sentirsi indipendenti.

L’impiego è creativo, non toglie tempo ad altre attività, come lo studio, è svolto in contesti piacevoli e a contatto con un pubblico quasi sempre giovanile. Quindi il lavoro in sé, diciamolo, non sarebbe male, se non fosse per un piccolo particolare: esperienza e conoscenza sicuramente servono, ma non più di quanto servano distacco e pazienza. Sì, perché la barlady, soprattutto se attraente, è spesso costretta a sopportare non poche seccature. Commenti e richieste impossibili, complimenti il più delle volte sgradevoli e volgari, scarso rispetto e totale mancanza di educazione. Il grosso lo fa l’alcool, ma l’arroganza e la convinzione di superiorità giocano un ruolo non meno importante.

Così oggi il mio augurio va a tutte le donne che hanno scelto di affacciarsi a questa affascinante professione, per gioco, per passione o per necessità. Donne che stasera, lavorando, trascorrono la festa della donna dall’altra parte del bancone. Sperando che, almeno per oggi, le ore di lavoro trascorrano in piena serenità, prive di episodi spiacevoli e poco rispettosi, e che si possa tornare a casa sorridenti, anche se stanche.

Enrica Russo

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