Elezioni ad Amalfi , si uscirà dal letargo?

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Elezioni ad Amalfi, tradizionalmente in primavera, periodo in cui anche certi mammiferi e certi rettili (quali pipistrelli, tartarughe, lucertole, per fare esempi) escono definitivamente dal letargo.

Nei bar si gioca al totonomine, tanti si improvvisano strateghi politici finissimi, vantando a volte i loro successi al fantacalcio. Quelli che davvero pensano di contare organizzano incontri con una circospezione da carbonari, ipotizzando accordi destra-centro-sinistra per ostacolare quell’altro che sta provando a fare una lista di destra-sinistra-centro+alto e basso con aggiunta di indecisi a tutto.

Poi c’è chi si sente invocato dal popolo che però alle urne gli volta regolarmente le spalle e chi stila ogni cinque anni una lista last-minute per poter fare due o tre comizi in piazza e sedare il suo ego ipertrofico per due o tre settimane.

Potrebbe sembrare una grande sceneggiata, uno spettacolo a volte inane a volte divertente se la posizione e la storia di Amalfi non costringesse anche gli altri paesi della costiera a sperare nel meno peggio per non subire più o meno direttamente le conseguenze della disamministrazione amalfitana.

Molto probabilmente il nuovo sindaco verrà dalle fila di Progetto Amalfi, che dal 1997 ad oggi si è andato a definire come un blocco di potere costruito per successive aggregazioni con chi possiede significativi pacchetti di voti negoziabili.

Al suo interno convivono, spesso conflittualmente, vari orientamenti, sensibilità e appartenenze (dalla sinistra radicale a storici esponenti dell’MSI) che provano a indirizzare certe scelte, spesso con l’idea che “solo dal di dentro si può fare qualcosa”. Vi è sopra tutto un’idea primitiva di politica, secondo la quale la conquista del “comando” ogni 5 anni chiude qualsiasi successiva dialettica politica.

L’ascensore per il cimitero non omologato, il celebrato parcheggio Luna Rossa ancora senza collaudi, il campetto del lungomare sequestrato alla collettività dalla Guardia di Finanza con cui l’amministrazione comunale non riesce a dialogare nelle forme e ai livelli adeguati, il fantasmagorico progetto di riqualificazione del porto che dopo 6 anni dal lancio è rimasto sulla carta: tutto questo non basterà a scalfire il consenso dell’Amministrazione delle Grandi Opere. Incompiute.

Ad Amalfi vige una logica politica cinica ed efficace, certa che l’unico consenso sicuro non è frutto di libero convincimento ma è quello schiavo di ricatti e compromessi, di persone che per mediocrità o per situazioni contingenti accettano un guinzaglio ricavandone facilitazioni amministrative o una qualche sicurezza economica a volte limitata e sempre revocabile con un atto di imperio dell’amministratore cui si sono legati. In una situazione tale, la paralisi politica e sociale, più che essere uno sbocco paventato, diventa una condizione auspicabile da parte di chi amministra.

E tuttavia Positano non può chiudersi nel suo rapporto privilegiato e naturale con la costiera sorrentina, come Ravello non può proporsi autosufficiente e poi rischiare il flop di un evento a causa del collasso della circolazione della statale 163. Minori e Maiori fanno cose egregie, ma in solitudine. La vicenda del ridimensionamento dell’ospedale di Castiglione dimostra la marginalità politica di un territorio che pure quando manifesta in maniera unitaria non si pensa in modo unitario.

Oggi Amalfi, pur nella sua centralità, è una cittadina sola e solitaria, dove ci si suicida con tassi fra tre e quattro volte superiori a quelli nazionali.
I problemi di Amalfi non sono solo causa del gruppo di potere di Progetto Amalfi, cui non si può attribuire il deficit politico che ha portato alle ultime elezioni la destra a presentare un candidato sindaco che poteva contare solo sulla popolarità frutto dei suoi trascorsi cestistici e la sinistra radicale a dilaniarsi sulla questione se allearsi o no con la maggioranza.

I problemi di Amalfi non sono nemmeno solo degli amalfitani, evitando però le proposte (e, a volte, patetiche auto candidature) di sindaci o assessori esterni che si sono rivelati inefficaci se non interessati solo a rilanciare il loro peso politico attraverso un passaggio in costiera.

I problemi di Amalfi sono di tutti gli abitanti della Costiera e sarebbe un bene che si aprisse un dibattito (a partire dagli amministratori degli altri comuni) sulle pagine di Positanonews sul futuro del paese baricentro della costa, non solo sugli aspetti infrastrutturali ed economici ma anche su quelli della vivibilità sociale di un paese che potrebbe tornare ad aggregare attorno a sé l’intero circondario.

Anche per evitare che tra qualche anno dal letargo invernale emergano, nel bel mezzo della costiera, gli zombi.

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