AMMINISTRATIVE, LEGA SENZA PDL, BOSSI: "NON TRADISCO

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   ROMA – «Quando un’idea è nel cuore del popolo non c’è niente e nessuno che può fermarla». Umberto Bossi ribadisce l’orgoglio leghista e lo fa a a Bergamo dove il Carroccio si è riunito per festeggiare i 25 anni di presenza politica. Orgoglio anche per la propria coerenza: «La Lega non tradisce nessuno, ci fosse stato qualcun altro al mio posto forse…», dice sottolineando che il Carroccio fa politica per una «causa» e non per «fare carriera». Alla Fiera di Bergamo, ad ascoltarlo, ci sono circa duemila leghisti. Hanno pagato 20 euro per cenare con il Senatur, con i ministri Roberto Calderoli e Roberto Maroni e con tutti i luogotenenti del Carroccio. La Lega, che allora si chiamava Lega Lombarda ed era radicata soprattutto a Varese, città di Bossi e di Maroni, proprio a Bergamo ha iniziato a ‘conquistarè la Lombardia e il Nord. Il 6 dicembre del 1985, infatti, Umberto Bossi ha tenuto il suo primo comizio a Bergamo e nel 1897, dopo i primi successi elettorali, il Carroccio ha aperto la prima sede. Di successo elettorale in successo elettorale la Lega in provincia a Bergamo è il primo partito mentre in città è il secondo. I legami tra la Lega e la Bergamasca è particolarmente solido anche per il raduno che ogni anno viene organizzato a Pontida, luogo simbolo del Carroccio. È tempo di festa ma i militanti leghisti vivono ‘di pane e politicà, proprio come quelli dei vecchi partiti popolari un tempo radicati sul territorio e dai loro capi hanno voluto sentire parole chiare sui temi caldi. «Quando un’idea è nel cuore del popolo – ha detto Bossi – non c’è niente e nessuno che può fermare quell’idea. Non c’è magistrato che possa fermarla. La Lega è una forza politica del Nord ed è in grado di sconfiggere chi si mette per traverso. Da noi si fa politica non per carriera ma per l’ideale». Bossi ha insistito che «la libertà del Nord deve essere raggiunta democraticamente». Poi ha ricordato i primi tempi del Carroccio quando con Maroni andava a fare le scritte sui muri e ad attaccare i manifesti: «Pensate che una volta ho scambiato la macchina di Maroni per quella della polizia e mi sono buttato in una scarpata sporcandomi di colla».

Tanti ricordi compreso quello di Daniele Vimercati uno dei primi giornalisti a seguire la Lega: «Peccato che è morto altrimenti sarebbe lui uno dei direttori della Rai». Un passaggio, il leader del Carroccio lo dedica anche alla Libia e al dramma degli esuli: «Se non si va ad aiutarli a casa loro, raggiungono il mare e con la prima barca vengono da noi: non bisogna andare a bombardare – avverte – perchè se no verranno qui». Ancor più legati all’attualità politica gli interventi di Maroni: «Non è che Berlusconi concede – ha detto parlando delle elezioni amministrative e della possibilità che il Carroccio vada da solo – è la Lega che decide». E la decisione sarà presa lunedì dal consiglio federale: «Di solito – ha spiegato Maroni – per le amministrative decidono i comitati nazionali però ci sono undici province che vanno al voto e 1.300 comuni molti dei quali sono al nord. Sarà un appuntamento impegnativo anche per noi e noi di solito alle amministrative andiamo molto bene». Il ministro Calderoli, ha invece assicurato sulla riforma della giustizia. Il popolo leghista, infatti, anche dalle telefonate che ogni giorno arrivano a Radio Padania Libera, non sempre digerisce le scelte del presidente del Consiglio sui temi come la giustizia : «Se parliamo di una riforma costituzionale – ha spiegato Calderoli – è evidente che nessuna di quelle misure andrà a ricadere sui processi a Berlusconi: il problema della giustizia italiana è garantire processi in tempi certi altrimenti non è giustizia. Stiamo lavorando sulla proposta che verrà portata al Consiglio dei ministri, su cui stanno lavorando tutte le parti del governo». La festa non poteva non iniziare che con il ‘Va Pensierò perchè come ha spiegato la presentatrice: «Ognuno ha l’inno che si merita. C’è chi ha marcette retoriche poi ci siamo noi con questa musica». Roberto Calderoli, invece, alla domanda se canterà l’inno di Mameli il 17 marzo ha spiegato: «Se ci fosse già il federalismo, sarei felice. Passerà solo qualche settimana, ma canterò quando l’Italia sarà federale». Calderoli non si è poi tirato indietro nella polemica con il segretario del Pd Pierluigi Bersani, secondo il quale la Lega è «asservita al miliardario Berlusconi»: «Al leader del Pd, Pierluigi Bersani, che ha parlato della Lega Nord come di una forza politica asservita al miliardario Berlusconi, ha replicato con una battuta. »Penso sempre al detto di un mio vecchio maestro che diceva: ‘Raglio d’asino non porta al cielò

fonte.leggo                 scelto da michele de lucia