Parcheggio Morelli a Napoli: “Non ci resta che piangere”

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Leggendo le cronache odierne mi sono chiesto cosa c’era da gioire per l’apertura del nuovo parcheggio Morelli. Un dato su tutti emerge: si tratta di un parcheggio privato, gestito da una società privata. Ed i parcheggi pubblici, attesi da 30 anni, a “prezzo sociale”, dove i napoletani avrebbero potuto parcheggiare a costi oscillanti tra 1 e 1 e mezzo al massimo all’ora? Che fine hanno fatto? Tra le gravi carenze delle amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi lustri a Napoli, vi è certamente quella che dalla legge Tognoli in poi non risulta realizzato neppure uno stallo pubblico per consentire la sosta d’interscambio, a partire, ma solo per esemplificare, da quello sotto i viadotti della Tangenziale di via Cilea, per il quale il Comune commissionò un progetto, pagato con fondi in parte già stanziati e del quale più nulla si è saputo. Parcheggio che avrebbe certamente risolto non pochi problemi del traffico nel quartiere Vomero. Che i privati stiano facendo lucrosi affari, a Chiaia come al Vomero, realizzando parcheggi anche su suolo pubblico, vendendoli poi a cifre astronomiche che superano pure i 100mila euro per ciascun box, arrecando notevoli  disagi a residenti e a commercianti, è storia risaputa, ma che si possa esultare per l’apertura di un parcheggio privato, con 250 box ed  appena 230 posti auto per parcheggio ad ore – una goccia nel mare –  per accedere al quale per ogni ora o frazione di essa si pagano ben 4 euro, equivalenti praticamente a quasi ottomila delle vecchie lirette, mi sembra fuori luogo. Un addetto al commercio nella zona che volesse lasciare in tale parcheggio la propria auto per 25 giorni al mese per 9 ore di lavoro, dovrebbe versare 900 euro mensili tondi. Altro che fanfara dell’Arma, Cardinale e star Noa, qui, parafrasando il grande Troisi, “non ci resta che piangere”.

 

Gennaro Capodanno