ATTENTATO IN AFGHANISTAN MORTO IL TENENTE MASSIMO RANZANI

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KABUL – Ennesimo lutto per il contingente italiano in Afghanistan. Il tenente Massimo Ranzani è morto nell’ovest del paese asiatico, mentre altri quattro militari sono rimasti feriti a Shindand. I cinque erano a bordo di un veicolo blindato Lince, saltato su un ordigno improvvisato, ed erano nel corso di un pattugliamento. Nato il 24 marzo 1974, Ranzani era celibe, originario di Ferrara e in esercito dal 1999. Il giovane tenente era arrivato in Afghanistan il 12 ottobre scorso.

Lo Stato maggiore della Difesa ha specificato che i quattro soldati coinvolti nell’esplosione sono «gravemente feriti»: tutti fanno parte del 5/o reggimento alpini di Vipiteno e sono stati evacuati presso l’ospedale militare (Role 2) della base ‘Shaft’ di Shindand, sede del comando della Task force centre. L’esplosione ha colpito il terzo mezzo di una pattuglia che rientrava da un’attività di assistenza medica congiunta con le forze afgane.

CORDOGLIO DI NAPOLITANO E BERLUSCONI Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appena saputa la notizia del gravissimo attentato in cui Ranzani ha perso la vita, ha espresso ai familiari del militare i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore, e un affettuoso augurio ai soldati feriti. Anche il presidente del Consiglio Berlusconi ha commentato l’attentato, definendolo «un tormento, un calvario e tutte le volte ci si chiede se questo sacrificio che impegna il parlamento con voto unanime e tutto il popolo italiano ad essere lì in un paese ancora medioevale sia uno sforzo che andrà in portò». Berlusconi ha quindi precisato: «dobbiamo andare avanti». 

4MILA ITALIANI NELLA ZONA Sono circa 4.000 i militari italiani che partecipano alla missione Isaf in Afghanistan. Quello attuale è il numero massimo raggiunto per quanto riguarda l’impegno nazionale nel Paese. Solo nei prossimi mesi ci sarà un graduale disimpegno. La quasi totalità degli italiani – una piccola quota di un centinaio di militari è schierata a Kabul nella sede del comando della missione con incarichi di staff – si trova nella regione occidentale del Paese: ad Herat vi è la sede sede del Comando regionale Ovest di Isaf. Sotto la responsabilità italiana c’è un’area grande quanto il Nord Italia, composto dalle quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. Sotto il comando degli italiani – proprio in questi giorni è in corso il passaggio di consegne tra gli alpini della brigata Julia e i parà della Folgore – c’è un contingente di militari provenienti da 12 nazioni. La componente principale delle forze nazionali è costituita dal personale proveniente dall’Esercito; è presente inoltre un significativo contributo di uomini e mezzi dell’Aeronautica, della Marina Militare, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Quattro le task force costituite dai militari italiani in altrettante aree della regione ovest, mentre nella provincia di Herat è attivo un team di ricostruzione provinciale (Prt) che ha il compito di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo insieme ad una componente civile del ministero degli Esteri. Il contingente italiano è dotato anche di una rilevante componente aere costituita da velivoli C-130, caccia AMX (che non sono autorizzati a bombardare), aerei senza pilota Predator, elicotteri d’attacco Mangusta e da trasporto di vario tipo. Sul versante dell’addestramento, i militari italiani hanno costituito diversi Omlt, cioè nuclei che seguono i soldati afgani in ogni loro attività, anche quelle più pericolose sul campo, mentre i carabinieri sono impegnati nella formazione delle forze di sicurezza locali soprattutto nell’ambito della Nato Training mission Afghanistan.

007: RISCHIO ATTACCHI E’ CONCRETO Il rischio di nuovi attacchi è «concreto e reale» anche in considerazione delle «accresciute capacità offensive dell’insorgenza». I servizi segreti, nella relazione consegnata al Parlamento solo qualche giorno fa, avevano avvertito che nell’ovest dell’Afghanistan – dove oggi si è verificato l’ennesimo attacco in cui ha perso la vita un militare italiano e altri 4 sono rimasti feriti – la situazione era particolarmente a rischio. Quelle province, scrivevano gli 007, «saranno esposte al crescente rischio di attacchi». Ed infatti, l’avvicinarsi della fine dell’inverno e la pressione delle forze Isaf sempre più costante ha spinto l’Aise – l’Agenzia per la sicurezza esterna – a diffondere negli ultimi mesi diversi warning: 1.509 solo nel periodo tra maggio e settembre 2010, a fronte di 741 azioni ostili effettivamente verificatesi. Informative più o meno circostanziate su progetti di attacchi agli uomini del nostro contingente che hanno determinato un innalzamento delle misure di sicurezza poste a protezione dei militari e che hanno permesso di sventare diversi attentanti. Ma non sono riuscite del tutto a neutralizzare la minaccia degli Ied, gli ordigni esplosivi artigianali su cui oggi è saltato il Lince a Shindand. È per questo che nei warning e nelle relazioni ufficiali gli uomini dell’intelligence continuano a ripetere che proprio le bombe artigianali e le imboscate lungo le strade interessate dal transito dei mezzi della colazione, restano le tecniche «privilegiate» dalla guerriglia, così come il lancio di razzi verso le basi avanzate di Isaf. Nè si può escludere che nei prossimi mesi, avvertono gli 007, possano esserci «rapimenti di personale occidentale» e che nei principali centri urbani – dunque a Kabul ma anche ad Herat dove c’è la base del nostro contingente – è possibile che gli insorti, alla ricerca di visibilità, possano «condurre azioni che contemplino l’utilizzo contemporaneo di attentatori suicidi e gruppi di fuoco». Nell’analisi inviata al Parlamento i servizi ribadivano dunque che l’Afghanistan è tutt’altro che pacificato: un paese, anzi, con un «quadro istituzionale destinato a permanere instabile per le lacerazioni interne e per la difficoltà di reinserire la componente moderata Taliban nella vita politica del Paese». E per questo, nel «breve-medio termine il personale straniero, militare e civile, permarrà notevolmente esposto al rischio di azioni ostili». Un rischio che per i nostri militari è rappresentato soprattutto dal «riposizionamento in area di miliziani» provenienti dalla province meridionali dell’Afghanistan dove, dicono gli 007, le operazioni di «contro-insorgenza» avviate nel 2010 dalle forze di sicurezza dei reparti afghani assieme all’Isaf sono state particolarmente intense.

37 MILITARI MORTI IN MISSIONE Con il militare ucciso oggi a Shindand – il secondo morto del 2011 – salgono a 37 le vittime italiane dall’inizio della missione Isaf in Afghanistan, nel 2004. Di questi, la maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni anche per malore ed uno si è suicidato. Il 2010 è stato fino ad oggi l’anno più sanguinoso, con 13 vittime.
Ecco i nomi dei militari italiani morti dal 2004 ad oggi: Caporal maggiore GIOVANNI BRUNO – 3 ottobre 2004 Capitano di fregata BRUNO VIANINI – 3 febbraio 2005 Caporal maggiore capo MICHELE SANFILIPPO – 11 ottobre 2005 Tenente MANUEL FIORITO e maresciallo LUCA POLSINELLI – 5 maggio 2006 Tenente colonnello CARLO LIGUORI – 2 luglio 2006 Caporal maggiore GIUSEPPE ORLANDO – 20 settembre 2006 Caporal maggiori GIORGIO LANGELLA e VINCENZO CARDELLA – 26 settembre 2006 Agente Sismi LORENZO D’AURIA – 24 settembre 2007 Maresciallo capo DANIELE PALADINI – 24 novembre 2007 Maresciallo GIOVANNI PEZZULO – 13 febbraio 2008 Caporal maggiore ALESSANDRO CAROPPO – 21 settembre 2008 Maresciallo ARNALDO FORCUCCI – 15 gennaio 2009 Caporal maggiore ALESSANDRO DI LISIO – 14 luglio Tenente ANTONIO FORTUNATO, Sergente Maggiore ROBERTO VALENTE, Primo caporal maggiore MATTEO MUREDDU, Primo Caporal Maggiore GIANDOMENICO PISTONAMI, Primo Caporal Maggiore MASSIMILIANO RANDINO, Primo Caporal Maggiore DAVIDE RICCHIUTO – 17 settembre 2009 Caporal maggiore ROSARIO PONZIANO – 15 ottobre 2009 Agente Aise PIETRO ANTONIO COLAZZO – 26 febbraio 2010 Sergente MASSIMILIANO RAMADÙ e caporalmaggiore LUIGI PASCAZIO – 17 maggio 2010 Caporal maggiore scelto FRANCESCO SAVERIO POSITANO – 23 giugno 2010 Capitano MARCO CALLEGARO – 25 luglio 2010 Primo maresciallo MAURO GIGLI e caporal maggiore capo PIERDAVIDE DE CILLIS – 28 luglio 2010 Tenente ALESSANDRO ROMANI – 17 settembre 2010. Primo caporal maggiore GIANMARCO MANCA, Primo caporal maggiore FRANCESCO VANNOZZI, Primo caporal maggiore SEBASTIANO VILLE, Caporal maggiore MARCO PEDONE – 9 ottobre 2010 Caporal maggiore MATTEO MIOTTO – 31 dicembre 2010 Caporal maggiore LUCA SANNA – 18 gennaio 2011 Tenente Massimo Ranzani – 28 febbraio 2011.

Fonte:leggo                  scelto da michele de lucia