LIBIA, COMBATTIMENTI A ZAWIA GHEDDAFI PREPARA LA FUGA AEREO CARICO D´ORO" VIDEO

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TRIPOLI – «Gheddafi sta facendo preparare il suo aereo privato per partire e lasciare la Libia». Lo sostiene il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi che parlando con l’Ansa cita fonti «molto, molto attendibili». Gheddafi «sta facendo caricare sull’aereo gran parte dei suoi tesori, in particolare oro. E sembrerebbe intenzionato ad andare in un paese amico in Africa».

A ZAWIA GENTE ARMATA IN STRADA Testimoni riferiscono che sono in corso pesanti scontri a Zawia, 50 km a ovest della capitale libica Tripoli, e che la gente è in strada armata. Sugli scontri tra forze fedeli al leader libico Muammar Gheddafi e oppositori hanno riferito due persone fuggite in Tunisia passando per la città di Zawia. I testimoni hanno visto persone in abiti civili che corrono per le strade imbracciando armi da fuoco e udito il fragore di armi pesanti.

VIOLENTI COMBATTIMENTI A MISURATA Violenti combattimenti sono in corso nei pressi dell’aeroporto di Misurata, a ovest di Tripoli. Lo riferiscono testimoni oculari citati dalla tv panaraba al Arabiya. Secondo l’emittente, gli scontri sarebbero in corso da circa due ore tra insorti e milizie pro-Gheddafi. Il centro cittadino sarebbe ancora in mano ai ribelli anti-regime.

MEDICO A BENGASI: SOMMERSI DA FERITI L’ospedale maggiore di Bengasi, seconda città della Libia, è stato «sommerso» la settimana scorsa dal numero dei feriti ricoverati, ha affermato all’agenzia Afp un medico anestesista rimpatriato ieri dal Paese. «L’afflusso dei feriti – ha detto il dottor Naceur Benarab, che ha lavorato al Bengasi American Center fino a domenica, prima di venire rimpatriato prima a Tripoli, poi in Francia – è iniziato quando gli altri ospedali erano pieni. Siamo stati sommersi». Il maggior numero di feriti «era stato preso da pallottole, o schiacciato dalle vetture dei miliziani che entravano a tutta velocità fra la folla». A Bengasi, «ho visto camionette piene di gente che brandiva fucili e asce», ha raccontato il medico. «All’inizio, i feriti erano stati presi alla testa, al torace e all’addome. Poi le pallottole hanno mostrato ferite nel basso del corpo», una maniera, secondo il dottore, di colpire gravemente senza però uccidere, per controllare il movimento di rivolta in atto: «In una società tribale come la Libia, dove regna il diritto secolare, ogni volta che ci sono dei morti, si rafforza il rango dei manifestanti».

GHEDDAFI, A BREVE DISCORSO TV Il leader libico Gheddafi pronuncerà «a breve» un discorso tv dalla caserma di Bab Aziziya a Tripoli dove è asserragliato. Lo riferisce la tv panaraba al Arabiya. Secondo la tv di Stato libica citata da al Arabiya, Gheddafi si rivolgerà in particolare «agli abitanti della cittadina di Zawia», a ovest di Tripoli e teatro stamani di un’offensiva dei reparti lealisti dell’esercito libico contro i rivoltosi anti-regime.

GHEDDAFI SOTTO ASSEDIO Assedio al regime di Muammar Gheddafi, che i suoi ex collaboratori si dicono convinti deciderà di «morire come Hitler», suicidandosi, piuttosto che cedere: la rivolta si è estesa verso ovest, con alcune città come Zuara controllate dai «comitati popolari» anti-governo, mentre si preparerebbe un attacco in forze contro Tripoli, ultimo vero bastione del regime dove Gheddafi sta concentrando le truppe di fedelissimi e dove il tam tam annuncia per domani una nuova imponente dimostrazione. L’Ue, intanto, annuncia di tenersi pronta per un intervento militare umanitario nel Paese. Stamani, forse proprio per ‘tagliare le lineè dei rivoltosi, l’esercito ha lanciato una offensiva a Zawia, a ovest di Tripoli: «Un massacro», ha riferito un ex militare alla tv Al Arabiya. Altri testimoni hanno detto all’emittente che i morti sono «centinaia». Un’altra offensiva ha avuto luogo a Misurata, presa ieri dai dimostranti: anche in questo caso ci sarebbero numerose vittime, con gli scontri ancora in corso in molte zone della città. Tensione alle stelle anche a Tajoura, città a est della capitale, «circondata» dalle milizie filo-regime e dove i residenti temono un bombardamento. «La marcia su Tripoli era prevista per domani, sarebbero dovuti venire anche da Zawia e Tajoura per liberarla. Gheddafi oggi sta bombardando per fermarli», ha detto all’ANSA una testimone. Nella capitale il rais, che sarebbe asserragliato in un bunker sotterraneo della caserma di Bab al Aziziya, sobborgo meridionale di Tripoli, sta ammassando migliaia di mercenari e fedelissimi armati, scrive il New York Times: Gheddafi «ha richiamato» le forze speciali guidate dai figli, segmenti dell’esercito fedeli alla sua tribù e i loro alleati, mercenari africani addestrati in questi anni e che hanno probabilmente già combattuto in Sudan. La presenza di queste forze, raccontano i testimoni, è visibile: «Sembra la Somalia», dozzine di posti di blocco sono stati istituiti sulle strade principali da mercenari e uomini in borghese. «Chiedono non solo i documenti, ma anche di dimostrare il proprio sostegno a Gheddafi, altrimenti sono problemi», ha raccontato un testimone. Nella capitale già da due giorni le ‘squadre della mortè seminano il terrore, uccidendo gli uomini e stuprando le donne. I residenti si barricano in casa. Intanto, la morsa attorno alla capitale si stringe sempre di più: «L’attacco a Tripoli è imminente», ha detto all’ANSA un giovane di nome Taha, e «arriverà dalla tribù dei Warfalla, sono armati e stanno arrivando dalla Cirenaica, da Zenten, da Beni Oualid, da Zawia per liberare la città». La gente fugge come può, il confine tunisino è stato preso d’assalto, così come quello algerino – con Algeri che ha aperto le porte agli stranieri – o quello egiziano, battuto oggi da una tempesta di sabbia. La condanna della comunità internazionale è unanime: «Basta con la violenza», ha tuonato ieri il presidente Usa Barack Obama: «I diritti umani non sono negoziabili». Il ministro degli Esteri britannico William Hague dal canto suo ha chiesto una «inchiesta internazionale» sulle «atrocita» commesse nel Paese. In campo è sceso poi oggi anche il ramo nordafricano di Al Qaida, schierandosi a fianco dei dimostranti anti-regime e accusando Gheddafi di essere un «assassino di innocenti».

MORTI A MISURATA Forze filo Gheddafi hanno attaccato manifestanti che protestavano presso la città di Misurata. Vi sarebbero molti morti, secondo quando riferiscono testimoni. Secondo testimoni, violenti combattimenti sono in corso vicino all’aeroporto della città, mentre il centro cittadino è ancora sotto il controllo degli insorti.

BENGASI LIBERATA, TORNA LA NORMALITA’ Nella Bengasi liberata la vita sta tornando alla normalità. Lo racconta un giovane della Cirenaica che aggiunge «la gente sta tornando al suo lavoro e tutto funziona meglio di prima». Il giovane raggiunto telefonicamente dall’Ansa, racconta che a Bengasi governa il popolo insieme alla polizia e all’esercito, passato in maniera compatta, ci spiega, dalla parte dei rivoltosi. Non sono stati ancora creati comitati o organismi di governo, «è la gente che si autogoverna» spiega. Il giovane conferma che tutta la Cirenaica è stata liberata da Mars al Brega, dove ci sono i terminali di spedizione del petrolio, che sono però fermi, al confine con l’Egitto. Secondo quanto riferisce il testimone dalla Libia anche la zona a sud-ovest della capitale, dalla cittadina di Zintan, nel Jebel Nafusa fino a Nalut, circa 100 chilometri più a ovest verso il confine con l’Algeria, è stata liberata dalla presenza di forze mercenarie e ora è governata dal popolo, come anche la città di Misurata, 210 chilometri a est di Tripoli risulta in parte liberata e la città di Zawia, 40 chilometri a Ovest di Tripoli dove, secondo il giovane, «sono stati presi alcuni aeroplani». Risultano ancora sotto assedio e controllo dei mercenari e dei supporter del regime le cittadine di Tajoura, 20 chilometri a est di Tripoli e Tripoli stessa. Non sembrano al momento interessate direttamente dal conflitto in corso in Libia le città del sud, Seba, Ghat e Kufra «dove la gente sta ancora a guardare».

SQUADRE DELLA MORTE, UCCIDONO E STUPRANO «A seminare il terrore tra la gente in queste ultime ore a Tripoli sono le ‘squadre della morte’: uomini assoldati dagli stessi militari, su ordine del governo, che girano in strada con caschi e vestiti gialli. Hanno il compito di reprimere le proteste e lo fanno entrando nelle abitazioni, dove seminano il panico, picchiano gli uomini e violentano le donne». «Le ‘squadre della morte’ sono civile ex militari, soprattutto libici, spesso cugini o conoscenti dei militari che li hanno assoldati». Lo spiega il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma, con alcuni testimoni in Libia. «Sono diverse – aggiunge – le testimonianze di donne che riferiscono degli stupri

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fonte:leggo               scelto da michele de lucia