Cetara Ittica:Condannati per Bancarotta fraudolente a Pappalardo e Scermino

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Cetara costiera amalfitana costa d’ Amalfi Tre anni di reclusione, dieci di inabilità all’esercizio di un’impresa commerciale e all’esercizio di direttivo presso qualsiasi impresa; cinque anni di interdizione dai pubblici uffici; obbligo di risarcimenti dei danni subito dalla Ittica Cetara, specializzata nella conservazione dei prodotti ittici con base nella zona industriale di Cava de’ Tirreni. È la sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta emessa ieri dal giudice Vincenzo Siani nei confronti di Gennaro Pappalardo (difeso dall’avvocato Marcello Giani) e Felice Scermino (difeso dall’avvocato Bianca De Concilio). Assolto invece il terzo imputato, Alfredo Scermino. I fatti imputati risalgono al periodo compreso tra il 1997 e il 2002. Pappalardo e Scermino avrebbero organizzato una serie di operazioni per far sparire denaro e beni strumentali dalla Ittica Cetara, con base operativa nella zona industriale di Cava de’ Tirreni, e organizzato un giro di contanti per trasformare crediti vantati da società in debiti e far rientrare il denaro in società del gruppo Scermino, attraverso un prestanome albanese e due diverse società legate alla Ittica Cetara, la Zarotti spa e la Tirrenittica. In questo modo, in pratica, i due sono riusciti ad aggirare i creditori. Pappalardo è accusato di aver distratto nel solo 1997 novecento milioni di vecchie lire (oltre 464mila euro) attraverso una serie di prelievi registrati in contabilità come «compensi amministratore», di fatto socio amministratore ma indicato nei registri come un operaio generico. I due soci sono anche accusati di aver fatto sparire beni strumentali, senza lasciare alcuna traccia nei libri contabili, per evitare che divenissero oggetto di valutazione economica da parte del tribunale fallimentare. Nel tentativo di far sparire mezzi e risorse e poter così accumulare un proprio «tesoretto», la coppia di soci avrebbe anche coinvolto nel loro giro fraudolento una società albanese con la quale intrattenevano rapporti commerciali, la «Poseidon», con la complicità di un socio della società, tale Fatmir Velaj, al quale avrebbero fato pervenire, attraverso un giroconto, quasi duecentomila euro, che sarebbero poi rientrati con l’acquisto di quote societarie della Zarotti

. Petronilla Carillo Il Mattino di Napoli

proposto da Michele Pappacoda