GHEDDAFI A BERLUSCONI: IL PAESE STA BENE"

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•La Russa: “Rischio 2 mln di profughi”
ROMA – L’Italia non ha fornito armi o razzi ai manifestanti di Bengasi, così come non ha aiutato la Libia a reprimere le rivolte nelle piazze. Il premier Silvio Berlusconi si sente al telefono con il Colonnello Gheddafi ribadendo che nel paese va trovata una soluzione pacifica in grado di scongiurare una guerra civile. Ma smentisce seccamente – nei circa 20 minuti di conversazione – le dichiarazioni del Colonnello che, nel suo accorato discorso ai libici, aveva parlato di Roma, insieme agli Usa, come possibili responsabili della fornitura di razzi ai ragazzi di Bengasi. Parole, quelle pronunciate dal leader della Rivoluzione Verde, che, se confermate, rappresenterebbero una «purissima falsita», aveva detto stasera, rientrando dal Cairo, anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, parlando di sgomento e ‘sbigottimento’.

Ad innescare la ‘miccia’ è stato un Colonnello che in un concitatissimo discorso – pronunciato davanti alle telecamere dalla sua casa bombardata nell’86 dagli Usa – ha fatto appello oggi al suo popolo. Chiamandolo a raccolta, contro tutti. Anche contro i ritrovati amici di Roma, facendo leva su quell’anti-italianità – legata all’epoca della dominazione coloniale – che per anni è stata addirittura festeggiata con un giorno «della vendetta», abolito solo recentemente dopo il Trattato di Amicizia firmato proprio a Bengasi, due anni fa. Anche l’Italia, «allora grande impero», fu «sconfitta in Libia», ha detto il Colonnello alla sua ‘gentè ricordando che la Libia «respinse l’avanzata» di Roma. E andando oltre: «Grazie a me tutto il mondo ci guarda con rispetto e con timore, anche l’Italia», ha rimarcato ricordando che quando, nel giugno 2009, atterrò a Roma con la foto del ‘Leone del Desertò appuntata sulla giacca, «hanno salutato con rispetto il figlio di Omar Mukhtar», il figlio dell’eroe della resistenza libica contro l’occupazione fascista negli anni ’20. Ma se Berlusconi ‘smentiscè l’ipotesi di armi fornite da Roma ai manifestanti, l’Italia rinvia al mittente anche qualsiasi complicita con la Libia nelle azioni di repressione contro i manifestanti.

Il ministro della difesa Ignazio La Russa ha bollato come «fantascienza» le voci circolate ieri riguardo a un presunto impiego di caccia italiani contro i manifestanti in Libia. «Smentisco in maniera ferma», ha detto stamani La Russa da Abu Dhabi, mentre solo poco prima era sceso in campo direttamente Palazzo Chigi: «totalmente false, provocatorie e prive di fondamento le voci riguardo presunti aiuti italiani militari o sotto qualsiasi altra forma nelle azioni contro i manifestanti e a danno dei civili», hanno precisato fonti del governo. Azioni a danno dei civili e uso della violenza contro la popolazione che Berlusconi ieri sera – attraverso una nota di Palazzo Chigi – aveva definito «incettabili». Un concetto che – secondo quanto si è appreso – ha ribadito oggi anche al Leader libico nella conversazione telefonica. Tornando anche a sostenere la necessità di una «soluzione pacifica, all’insegna della moderazione», per scongiurare il rischio di una degenerazione della situazione in una guerra civile. Dall’altro capo del telefono Gheddafi – è la versione dell’agenzia libica Jana – avrebbe rassicurato ‘l’amicò italiano, riferendogli che nel suo paese «va tutto bene e il popolo sta garantendo la sicurezza, la stabilità e l’unità nazionale: Chiunque voglia sapere la verità – ha aggiunto il Colonnello al premier italiano secondo l’agenzia libica – dovrebbe seguire attentamente i media libici e non dare credito alle bugie e all’informazione manipolata, diffusa dagli organi di traditori e corrotti».

LA RUSSA: “PREOCCUPANO ARRIVI”
Scenari «inquietanti», con 2-300mila persone in fuga che potrebbero arrivare in Italia, taglio alle forniture di gas e petrolio, incognite per le aziende nazionali partecipate dai fondi libici, paura per l’incolumità dei connazionali che lavorano nel Paese nordafricano. «Grande preoccupazione» per la crisi in Libia è emersa in serata a Palazzo Chigi nel corso della riunione a Palazzo Chigi con il premier Silvio Berlusconi, i ministri Maroni, La Russa, Tremonti, Frattini, Alfano e Sacconi. Tanto che si è deciso di costituire un Comitato permanente interministeriale, una cabina di regia per «gestire in modo coordinato ogni intervento in grado di fronteggiare la crisi libica, sia da un punto di vista umanitario sia da un punto di vista economico e diplomatico».

200/300 MILA IN ARRIVO Ci sono due milioni e mezzo di immigrati in Libia. Il rischio concreto è che – essendo saltati tutti i controlli con il Paese sull’orlo della guerra civile – una parte consistente, 2-300mila, possano approdare sulle coste italiane. Un esodo cui l’Italia, avrebbe sottolineato Maroni, non è in grado di far fronte. Il Viminale ha comunque preparato un piano di accoglienza per eventuali arrivi, cui ha offerto il proprio contributo il ministro della Difesa, che ha individuato tre aree dismesse dalle forze armate, con terreni e fabbricati, che potrebbero servire ad ospitare i migranti. Tutti i ministri hanno poi sottolineato l’importanza di coinvolgere l’Europa, nonostante da Bruxelles sia filtrato una netto rifiuto, da parte dei Governi del Nord Europa, alla richiesta italiana di suddividere gli oneri dei flussi di migranti tra i 27. Maroni intende comunque tornare alla carica alla riunione del Consiglio dei ministri dell’Interno europei in programma dopodomani. Forte del sostegno dei Paesi mediterranei (Francia, Spagna, Malta, Grecia e Cipro) con i quali domani è previsto un incontro a Roma.

fonte:leggo                     scelto da michele de lucia

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