Gheddafi in Tv, sono a Tripoli non in Venezuela. La Russa: pronto un C130 per il rimpatrio degli italiani

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 Sono a Tripoli, non in Venezuela». Lo ha detto il leader libico Muammar Gheddafi in una breve apparizione, poco fa, alla tv libica, ripresa dalla tv satellitare Al Arabiya. Il leader è apparso in televisione per smentire le voci circolate ieri che lo davano in fuga dalla Libia, sconvolta da giorni dalle proteste e da una violenta repressione. «Vedrò i giovani in Piazza Verde. Per dimostrare che sono a Tripoli e non in Venezuela, e smentire le televisioni, questi cani», ha detto il colonnello, ripreso dalla televisione di stato nella sua residenza di Bab Al Aziziya, a Tripoli

Berlusconi: inaccettabile la violenza sui civili

Libia in fiamme, le proteste a Bengasi e Tripoli (foto)

Le immagini diffuse dall’emittente libica hanno mostrato Gheddafi, in cappotto, che sale su un’automobile, con un ombrello in mano per proteggersi dalla pioggia, davanti alla sua residenza-caserma di Bab Al Aziziya. Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, aveva dichiarato ieri pomeriggio, a margine di un vertice a Bruxelles, che il colonnello era fuggito in Venezuela.

Alle 15 italiane seduta a porte chiuse del Consiglio di sicurezza dell’Onu
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà in seduta di emergenza a porte chiuse alle 15 ora italiana di oggi, le 21 a New York, per discutere della crisi in Libia: lo ha reso noto il segretario generale, Ban Ki-moon, a margine di una breve visita a Los Angeles. La riunione dell’organo decisionale dell’Onu è stata sollecitata dall’ambasciatore libico aggiunto presso il Palazzo di Vetro, Ibrahim Dabbashi, che al pari di molti altri diplomatici del Paese nord-africano ha preso le distanze dal regime di Muammar Gheddafi. Dabbashi ha anzi sollecitato Gheddafi a «lasciare il potere il prima possibile» e ha chiesto alla comunità internazionale che si attivi per impedire che il leader libico «si rifugi in un Paese terzo». Ban poco prima aveva avuto con lo stesso Gheddafi una conversazione di circa 40 minuti, nel corso della quale gli aveva intimato di porre fine alla durissima repressione delle proteste di piazza, da cui si era definito «oltraggiato» in prima persona.

Condanna dei massacri anche da parte di Iran e Hamas
Continuano ad arrivare, intanto, prese di posizione contro i massacri di ieri. L’Iran ha parlato di “massacro di innocenti” in Libia, chiedendo alla comunità internazionale di intervenire per interromperli. Il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehmanparastha dichiarato che «le violenze estreme utilizzate contro il popolo libico sono inaccettabili. Le notizie sui raid aerei compiuti contro dimostranti e quartieri residenziali e il massacro d’ innocenti sono spiacevoli e sorprendenti, chiediamo alle organizzazioni internazionali di agire per fermarli».
Secondo il portavoce,«la repubblica islamica dell’Iran considera che la rivolta del popolo libico e le sue giuste richieste rappresentino la prosecuzione del risveglio islamica nella regione e segue con preoccupazione l’evoluzione in questo Paese».
Una netta condanna dei massacri è arrivata anche dal movimento islamico Hamas, al potere nella striscia di Gaza. «Condanniamo con forza la repressione organizzata dal regime del colonnello Gheddafi contro il proprio popolo… Il regime ha fatto intervenire l’aviazione contro la folla e noi invitiamo il popolo palestinese, i musulmani e gli arabi a condannare questi massacri».
Sempre a proposito dei massacri, l’ambasciatore libico in India, Ali Al Issawi, ha dato le dimissioni ieri per quelle che ha definito violenze «massicce» e «inaccettabili» contro i civili e ha detto che mercenari africani sostengono Gheddafi nella repressione e che le uccisioni di civili da parte di questi mercenari hanno spinto truppe regolari a passare con i rivoltosi
Durante la notte, intanto, alcuni ufficiali libici hanno emesso un comunicato in cui invitano i soldati «ad unirsi al popolo» per aiutare a deporre il leader. La tv satellitare panaraba Al Jaziraha ha riferito che gli ufficiali hanno invitato l’esercito a marciare sulla capitale Tripoli.

La Russa, pronto un C130 per il rimpatrio italiani
Parlando con i giornalisti ad Abu Dhabi, dove si trova in visita ufficiale, il ministro della Difesa italiano,
Ignazio La Russa, ha intanto detto che un aereo C130 dell’Aeronautica Militare «è pronto a partire dall’Italia per rimpatriare un centinaio di connazionali che si trovano a Bengasi».

Rimpatriati portoghesi e russi
Nel frattempo, un aereo militare portoghese, arrivato ieri all’aeroporto di Tripoli, ha sgomberato nella notte 114 persone verso una base militare della Nato in Italia. Lo ha annunciato l’agenzia Lusa, che cita una fonte governativa. Fra le persone trasferite, ci sono 80 portoghesi e 34 stranieri, ha precisato questa fonte del segretariato di stato alle Comunità portoghesi. Ieri l’ambasciatore portoghese a Tripoli, Rui Aleixo, aveva precisato che questi stranieri erano dipendenti di imprese portoghesi e delle Nazioni Unite. L’aereo C-130 dell’aviazione portoghese potrebbe effettuare una nuova tappa oggi. Le autorità non hanno però precisato se l’aereo si recherà, come inizialmente previsto, a Bengasi, seconda città della Libia che si trova mille chilometri di Tripoli, dove una cinquantina di portoghesi sono in attesa di sgombero.
Anche la Russia, secondo quanto riferisce l’agenzia Itar-Tass, ha deciso di rimpatriare gli oltre 500 cittadini russi che si trovano in Libia, a causa delle violenze in corso dal 15 febbraio dopo le proteste contro il leader Muammar Gheddafi. Nel pomeriggio è prevista la partenza di aerei della protezione civile per l’evacuazione.

fonte:sole 24ore             scelto da michele de lucia