La Regione le Comunita Montane passano alle province e quella sorrentino amalfitana dei Monti Lattari? Ancora caos

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 La Regione Campania  affida alle Province le funzioni attualmente svolte dalle Comunitá montane. E’ questa una delle disposizioni contenute nel piano di stabilizzazione economico-finanziario varato dalla giunta del presidente Caldoro. La necessitá di ridurre i costi nei vari settori dell’attivitá amministrativa ha portato alla redazione di un documento che individua soluzioni drastiche a partire dalla sanitá e dai trasporti.

Il passaggio rappresenta molti punti oscuri e dubbi che probabilmente almeno inizialmente creeranno altro caos, come quello che sta succedendo degli operai senza stipendio e anche confusione di competenze. Per esempio cosa si farà della comunità montana della costiera amalfitana e penisola sorrentina che mette insieme i comuni residui  delle due comunità montane esclusi quelli dalla costa d’ Amalfi e Sorrento?  Per noi non era meglio accorpare tutto nel Parco dei Monti Lattari e riempirlo così di personale e contenuti visto che ora è un’ameba che non ha avuto alcun riscontro sul territorio?

Il progetto elaborato per le Comunitá montane si ispira al disegno di legge sul riordino degli enti decentrati, giá approvato dalla Camera, e alle linee guida del federalismo fiscale. Nel piano però, non vengono indicati tempi e modalitá del passaggio di competenze, che dovrá avvenire con una legge regionale “ad hoc”. Una mossa, quella di Palazzo Santa Lucia, per scrollarsi la gestione degli enti montani diventata troppo onerosa. Nel 2009 e nel 2010, infatti, le risorse stanziate per il settore hanno raggiunto i 246 milioni di euro. Soldi utilizzati, in gran parte, per il funzionamento delle Comunitá – diciotto in tutto, di cui dieci solo in provincia di Salerno – e per il pagamento degli stipendi ai 4.200 operai idraulico-forestali e ai 700 dipendenti amministrativi.
• Ma le motivazioni alla base di questa scelta sono anche altre. Su tutte la necessitá, da parte dello Stato, di non impegnare più fondi per gli enti montani. La decisione assunta con il varo della finanziaria 2010, che di fatto ha staccato la spina alle comunitá montane, demandando alle Regioni il compito di scegliere se continuare a mantenerle in vita o meno, aprì in Campania la strada al riassetto degli enti montani con il taglio di numerose comunitá e la rimodulazione dei numeri di consiglieri e assessori.

• A far propendere verso questa scelta, ci si è messo anche il mancato finanziamento del fondo per la montagna, che aveva costituito il polmone principale per dare respiro agli enti. Negli ultimi mesi, in seguito alle proteste e agli scioperi, dalla Regione sono arrivati fondi con il contagocce. L’ultimo stanziamento concesso dall’assessore all’agricoltura, Vito Amendolara – che risale al settembre scorso – ammonta a 30 milioni di euro che non sono serviti a pagare tutti gli stipendi e che non hanno di certo risolto il problema di un settore che dá lavoro ad oltre 5mila persone.
• Ma la crisi irreversibile delle comunitá montane, come evidenziato nel piano di stabilizzazione finanziaria, era cominciata giá nel 2008, quando dalla dotazione del 2007 – 189 milioni di euro – si passò ai 90 milioni del 2009 fino ai tagli del 2010 e di quest’anno. «La drastica riduzione delle risorse statali – si legge ancora – espone la Regione ad oneri finanziari ulteriori e non più sostenibili». Solo indebitandosi, o ricorrendo al mercato finanziario, si potrebbe continuare a sostenerle. Ma il gravissimo dissesto economico della Campania, non lo consente. E neanche le Province se la caverebbero meglio. La soluzione è nel piano: «Appare necessario razionalizzare con progettualitá che attingano al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale oppure da contributi della Regione e altri enti pubblici».
Mattia A. Carpinelli