Inceneritore, indagato anche Barletta

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Accusato di peculato insieme al sindaco Vincenzo
De Luca e al project manager Alberto Di Lorenzo

 

 

SALERNO — Da abuso d’ufficio a peculato. L’inchiesta sul termovalorizzatore che coinvolge l’ex commissario straordinario di governo Vincenzo De Luca cambia reato. peggiora la posizione giudiziaria del sindaco di Salerno. Nel registro degli indagati finisce, oltre al primo cittadino al capo-staff Alberto Di Lorenzo, anche l’ingegnere Domenico Barletta, dirigente del settore Impianti e servizi tecnologici del Comune di Salerno, ex responsabile del procedimento per la realizzazione dell’inceneritore e attuale membro della Commissione per l’appalto dell’impianto nominata dalla Provincia di Salerno (a cui sono state trasferite le competenze).

Le indagini, avviate due anni fa dal pubblico ministero Roberto Penna, sono chiuse e fascicolo, adesso, è sulla scrivania del procuratore capo di Salerno, Franco Roberti. Che, la scorsa settimana, ha incontrato anche i legali di fiducia dei tre indagati. Gli avvocati hanno chiesto al super procuratore l’archiviazione delle indagini, ribadendo che nessun reato è stato commesso dall’allora commissario De Luca, nè tantomeno dai due componenti del gruppo di lavoro nominato, nel 2008, dal sindaco. Le risultanze dell’inchiesta giudiziaria, però, aggravano il quadro accusatorio.

Perché, continua a sostenere il sostituto Penna, la figura del project manager non prevista da nessuna legge commissariale. Dunque, Alberto Di Lorenzo, che all’epoca era responsabile dello Sportello Unico, non poteva ricoprire quell’incarico. E, di conseguenza, non poteva nemmeno percepire il compenso che, al contrario, era stato previsto. Da qui, dunque, nascerebbe l’ipotesi di peculato che la Procura contesta a Vincenzo De Luca e che, automaticamente, travolge anche i due tecnici di fiducia del sindaco. L’inchiesta nasce da un esposto anonimo approdato negli uffici della Procura di Salerno quasi due anni fa. Il commissario De Luca ha appena emanato l’ordinanza numero quattro del 18 febbraio 2008, che modifica la precedente, emessa quattro giorni prima, e che rivoluziona il gruppo di lavoro per la realizzazione del termovalorizzatore.

La modifica, che sembra una semplice integrazione, in realtà, per la magistratura rappresenta il perno dell’inchiesta. E prima ancora che i magistrati comincino ad indagare, c’è qualcuno a cui non sfugge la variazione. Il gruppo di lavoro, coordinato nell’ordinanza numero 3 del 14 febbraio 2008 dall’ingegnere Lorenzo Criscuolo, quattro giorni dopo ha un supervisor individuato proprio nel project manager Alberto Di Lorenzo. Parte l’esposto anonimo e così anche le indagini. L’inchiesta è costretta ad arrestarsi lo scorso anno, quando Vincenzo De Luca è il candidato governatore della coalizione di centrosinistra sconfitta da Stefano Caldoro. Terminate le elezioni, la Procura riprende a lavorare laddove era stata costretta ad arrestarsi. Il pm ascolta varie persone, tra cui anche gli indagati Alberto Di Lorenzo e Domenico Barletta.

E dalla scorsa settimana l’inchiesta è chiusa. Contemporaneamente, però, anche la campagna elettorale per le amministrative della prossima primavera, sebbene informalmente, è già cominciata. E Vincenzo De Luca è ancora una volta candidato per il suo secondo mandato da sindaco di Salerno. La seconda scadenza elettorale si incrocia, ancora una volta, con un’inchiesta che, già lo scorso anno, ha dovuto stopparsi. Adesso è tutto nelle mani del procuratore capo Franco Roberti. E, inevitabilmente, anche del pubblico ministero che non ha disposto ancora nessuna richiesta di rinvio a giudizio. A differenza dei legali di fiducia degli indagati che, da mesi, chiedono, prove alla mano, che tutto vanga archiviato.

Angela Cappetta