Laura Trapani: Omaggio al flauto

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La flautista in duo con la pianista Helga Anna Pisapia, sarà ospite domani sera dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri

 

“Poiché dunque, riprese Eurissimaco, s’è stabilito che ciascuno beva quanto vuole e che non vi è alcun obbligo, propongo ancora di mandare a spasso la flautista che è entrata adesso; che se ne vada a suonare per conto suo o, se ne ha voglia, dentro dalle donne, e che noi questa ce la passiamo discorrendo” (Platone Simposio V). Sarà il flauto, lo strumento da cui Dioniso trae il suo potere, dal suono tagliente e insinuante, lo strumento barbaro, orientale, gettato via da Atena indispettita perché il suonarlo le deformava il volto, uno strumento che esclude il canto e, forse , il dire, che fa uscire fuori di sé, che astrae dalle cose del mondo, trascina al rapimento, all’estasi, che libera un plus di sensibilità in chi lo suona o lo ode, protraendo il tempo interiore, il protagonista della domenica dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri, presieduta dalle pianiste Alessandra Maresca e Mariacristina Branda. I riflettori dell’auditorium delle scuole elementari “J.F.Kennedy” si accenderanno, alle ore 19, sulla flautista texana Laura Trapani e sulla pianista Helga Pisapia, che principieranno il loro programma con “Evening Echoes” di Jules Demersemann, una pagina particolare del virtuoso flautista belga, dalla fresca creatività ma dalla difficile tessitura,  per poi passare all’intensità del solo dedicato al violoncello creato nel 1898 da Gabriel Faurè, quella delicata Sicilienne in Sol Minore op. 78, utilizzata anche per la suite del “Pelléas et Mélisande” che naturalmente ascolteremo nella trascrizione per flauto e pianoforte, che si compiace non di orpelli ma solo di ciò che è sottile, acuto, penetrante, chiave per raggiungere il mistero dell’arte sonora, immagine del mistero stesso dell’Uomo. La Sicilenne è da sempre latrice di un linguaggio armonico che con le sue tortuosità più segrete e le sue raffinatezze evocatrici, corrisponde ad una densità di pensiero intessuta di intelligenza e di sensibilità. La prima parte della serata sarà chiusa dal Cantabile e Presto, composto nel 1904 da George Enescu, opera che è la prova dell’esplorazione completa del mondo musicale sonoro a lui contemporaneo. Il cantabile è dominato da un velo nostalgico simile a quello che caratterizza la doina romena, con stilemi neoclassici, seguito da un presto virtuosistico in cui l’edificio sonoro passa da un ampio e suggestivo arco lirico-drammatico sino ad un irrigidimento incandescente preludiante all’espressionismo. La seconda parte della serata saluterà l’esecuzione di due gemme della letteratura flautistica: la Fantasia in Mi minore op.79 di Gabriel Faurè e la celeberrima Fantasia sul tema della Carmen di François Borne. La prima pagina, pubblicata nel 1898 e dedicata dall’autore a Paul Taffanel, che apre con un delicato Andantino, per poi lasciare il passo ad un velocissimo Allegro nel quale sono ravvisabili temi lirici derivanti dall’Andantino stesso, è una pagina romantica ribollente, ma di una nobiltà di tono che si eleva sulla musica da camera del tempo, sorprendente per la nuova dinamica unita a una grande limpidezza di scrittura. Finale strappapplausi con le variazioni di Borne  che si collocano in una sfera lievemente diversa dagli altri brani in programma, poiché si basano essenzialmente sul virtuosismo estemporaneo, sulla brillantezza sensoriale che trascina immediatamente, ma altrettanto presto si consuma. A partire dal Romanticismo, creazione ed esecuzione hanno sempre più rigorosamente separato i rispettivi campi di competenza; questo tipo di musica, nata invece dal diretto contatto fra manualità, concretezza artigianale del suono e ideazione compositiva, è fatalmente, quanto ingiustamente, finita ai margini del repertorio canonico. Borne resta un grande strumentista che ha applicato  la sua eccellenza all’esibizione, ma senza pretese ideali; divenendo portabandiera di quella concezione di musica come “fare”, non come “creare”.

Olga Chieffi