RUBY, FORZATO UFFICIO GIP CERCAVANO FOTO PREMIER"

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MILANO – Episodio preoccupante in pieno caso Ruby, a pochi giorni dalla decisione del gip Cristina Di Censo del Tribunale di Milano che dovrà stabilire se accettare la richiesta di giudizio immediato per Silvio Berlusconi. Il vicepresidente dell’Ufficio Gip di Milano, Claudio Castelli, ha rivolto un invito per lettera ai colleghi affinchè prestino attenzione ai loro uffici dopo che, nei giorni scorsi, si era verificata un presunto tentativo di effrazione nella stanza del Gip Federica Centonze. Un episodio che si aggiunge ai tentativi, sempre di effrazione, verificatisi l’estate dello scorso anno negli uffici proprio del Gip Cristina Di Censo (che deve dicidere sulla richiesta di processo per il premier nel caso Ruby) e del Presidente dei Gip Gabriella Manfrin.
Stando a quanto scrivono le agenzie di stampa, il gip Castelli, nella sua lettera, fa riferimento alla «evidente delicatezza dei fascicoli pendenti», e cita l’episodio verificatosi alcuni giorni nell’ufficio del gip Centonze e quello verificatosi la scorsa estate nell’ufficio della presidente Gabriella Manfrin. Mentre, sul presunto tentativo di effrazione nell’ufficio del gip Di Censo, sempre della scorsa estate, non è ancora stata fatta del tutto chiarezza. Dopo che si era saputo degli episodi avvenuti la scorsa estate, la stessa procura di Milano, anche nell’ufficio del gip che ha disposto le intercettazioni sul caso Ruby, aveva parlato di tentativi maldestri che non avevano destato preoccupazioni.
Il gip Castelli, comunque, nella sua lettera parla di fatti gravi e rivolge un invito ai colleghi di prestare attenzione, vista la delicatezza dei fascicoli, di non assentarsi mai dall’ufficio lasciando la parta aperta, di custodire i fascicoli sensibili in cassaforte e di non comunicare a nessuno le password dei computer. Il Gip Di Censo stamani sta tenendo regolarmente le udienze ordinarie dei procedimenti in calendario, ancora in corso.

A OTTOBRE RUBATO UN PC Un altro episodio ‘misterioso’ si è verificato al settimo piano del Palazzo di Giustizia milanese, oltre ai tentativi di effrazione negli uffici di alcuni gip, tra cui quello di Cristina Di Censo, che si occupa del caso Ruby. Alcuni mesi fa, infatti, è stato rubato il pc di un altro giudice, il magistrato Chiara Valori. Il fatto, di cui si è saputo solo oggi, risale alla fine dello scorso ottobre. Il computer portatile è stato portato via direttamente dalla stanza del magistrato, mentre era fuori ufficio.

INCHIESTA PER DANNEGGIAMENTO Sugli episodi di effrazione negli uffici del gip milanese Cristina Di Censo e del presidente dei gip Gabriella Manfrin, è aperta in Procura a Milano un’inchiesta per danneggiamento a carico di ignoti. Il titolare del fascicolo è il pm Riccardo Targetti. A fine agosto scorso, infatti, sono state trovate forzate le porte sia dell’ufficio del gip Di Censo, che deve decidere sulla richiesta di processo per il premier e che ha disposto le intercettazioni per il caso Ruby, sia quella della presidentessa Manfrin. Il pm Targetti, successivamente ai due episodi, ha ricevuto l’incarico di indagare, aprendo un fascicolo per danneggiamento. L’estate scorsa, al settimo piano del Palazzo di Giustizia milanese, non c’erano ancora le telecamere, che sono state installate qualche mese dopo.

“CERCAVANO FOTO PREMIER NUDO” È l’ufficio del gip che si occupa dell’inchiesta sul fallimento della Corona’s in cui sono indagati Lele Mora e Fabrizio Corona quello che è stato forzato da ignoti martedì scorso. Nei corridoi del palazzo di giustizia c’è chi ipotizza che forse il tentativo di effrazione alla stanza del gip Federica Centonze è da collegare alla ricerca delle presunte fotografie del presidente del Consiglio nudo.

BERLUSCONI AI SUOI: PRUDENZA FINO A PRONUNCIA GIP Fino a quando il Gip di Milano Cristina Di Censo non si sarà pronunciata, l’invito che Silvio Berlusconi rivolge ai ‘suoì parlamentari è quello di mantenere la calma, ‘dimostrarsi prudentì e ‘non eccedere nei tonì. Poi, una volta presa la decisione, si potrà anche dare ‘fuoco alle polverì. Nella cena di ieri sera a Palazzo Grazioli con i componenti di maggioranza della Giunta per le Autorizzazioni della Camera, il premier avrebbe delineato le varie strategie sul fronte giustizia e si sarebbe lamentato ancora a lungo della persecuzione giudiziaria di cui sostiene di essere vittima distribuendo ai presenti un lungo elenco di dati dai quali risulta, tra l’altro, che dal 1994 ad oggi le spese legali sostenute dal gruppo Fininvest «per difendersi dagli attacchi della magistratura» sono state circa 175 milioni di euro. Dalla stessa lista risulterebbe anche che, sempre dal ’94 ad oggi, contro soggetti e società legati alla Fininvest sarebbero stati avviati 106 procedimenti penali che avrebbero coinvolto 111 persone tra dipendenti e manager del gruppo. Per un numero complessivo di udienze che si aggira intorno alle 2.320 di cui 749 riguardanti anche Berlusconi. Contro di lui ci sarebbero stati 29 procedimenti penali e la Fininvest sarebbe stata interessata da 488 tra perquisizioni, sequestri e acquisizione di documenti. Poi, dopo aver ribadito di essere un «perseguitato dalla magistratura», il Cavaliere ha ascoltato i ‘suoì parlamentari sulle strategie da adottare per passare ‘al contrattaccò almeno sul fronte giustizia. E tra queste, allo stato, ci sarebbe, oltre la rapida approvazione del processo breve (probabilmente senza norma transitoria), anche una nuova accelerazione della riforma sulla responsabilità civile dei magistrati. L’idea di presentare un decreto per rendere impossibile la pubblicazione delle intercettazioni irrilevanti sembra che al momento, dopo la reazione di ieri sera del Colle, resti congelata. Si insisterebbe invece sulla possibilità di sollevare conflitto di attribuzione. E l’idea che sembra prendere sempre più quota sembra sia quella di far sollevare il conflitto davanti alla Consulta direttamente da Palazzo Chigi. Molto probabilmente per aggirare l’ostacolo dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio nel quale il centrodestra risulta essere ancora in minoranza. Poi, resterebbe sul tappeto una delle ipotesi più ‘tranchant’: quella di denunciare i Pm per attentato agli organi costituzionali. «Ma questa è una denuncia – spiega Elio Belcastro dei ‘Responsabilì – che potrebbe esser fatta da un qualsiasi cittadino. Non è necessario che a farla sia Berlusconi in persona…».

PREMIER: BASTA TELEFONINO Basta, di telefonini non voglio più saperne. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si sarebbe sfogato così, con i componenti della Giunta per le Autorizzazioni della Camera invitati ieri sera a cena a Palazzo Grazioli, a proposito delle inchieste giudiziarie che lo coinvolgono e delle intercettazioni che lo riguardano. Ho deciso, avrebbe detto ai deputati della maggioranza invitati alla cena, di non usare più alcun telefonino. Non ne voglio più sentir parlare… Alcuni degli invitati però sono pronti a scommettere che si è trattato solo di uno sfogo momentaneo.

ESPRESSO: TRE TENTATIVI DI SPIARE INCHIESTA Nel caso Ruby ci sarebbero state fughe di notizie che hanno messo in allerta le persone coinvolte. È questo in sintesi quanto sostiene un articolo pubblicato su L’Espresso in edicola da domani. «Tutto porta a ipotizzare tre tentativi di spiare l’inchiesta su Ruby», sostiene il settimanale, ricordando che fra il 30 e il 31 agosto (quindi ben prima che la notizia fosse diffusa il 26 ottobre dal Fatto Quotidiano) fu sfondata la porta del capo dei gip di Milano anche se nulla fu rubato e il giorno dopo si scoprì che era stato rovistato anche l’archivio del giudice titolare del caso ed era stata rubata la chiave dell’ufficio del giudice che aveva autorizzato le intercettazioni. A questi elementi, l’Espresso aggiunge alcune intercettazioni precedenti ad ottobre fra le persone coinvolte. Lele Mora ed Emilio Fede che a fine agosto sottolineano la «riservatezza» dell’agente dei vip. Il direttore del Tg4 che parla di tre telefoni sotto controllo nell’entourage. La consigliera regionale Nicole Minetti che convoca le ragazze ad Arcore il 17 ottobre. E infine il fatto che «il 21 ottobre gli avvocati Ghedini e Longo cominciano a sentire testimoni per difendere il premier da un’accusa che i pm non hanno ancora formulato».

FRATTINI: CASO ALLA CORTE EUROPEA Il caso Ruby alla Corte europea dei diritti dell’uomo? E’ l’ipotesi di cui parla oggi il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che rispondendo ad una domanda su quanto ha detto ieri il premier Berlusconi, che parlava di fare causa allo Stato, non ha escluso di rivolgersi a Strasburgo. La violazione della privacy, ha detto Frattini, è un fatto che «può essere portato non solo in Italia ma anche di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo: c’è una giurisprudenza molto ricca in materia». Quanto all’eventuale causa allo Stato, non sarebbe «un rimedio straordinario», afferma Frattini, perchè «quando un cittadino si sente danneggiato ha diritto a rivolgersi al giudice competente per ottenere tutela».
«Si tratta di un problema – ha proseguito Frattini – su cui il Pdl ha posto un punto fermo, una questione politica: non pensiamo che sia immaginabile un cambiamento del governo democraticamente eletto per via giudiziaria». È una questione politica, ha aggiunto, «che ha posto tutto il Pdl. Rispondendo poi a una domanda se un eventuale causa nei confronti dello Stato non farebbe altro che alzare il livello di scontro, Frattini ha spiegato: »Il solo fatto che si possa immaginare di invocare un cambiamento di governo avvalendosi di metodi giudiziari è di per sè un elemento grave: bisogna tornare alla normalità, mi auguro che torni la serenità e la normalità nazionale«

fonte.leggo               scelto da michele d elucia

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