Piano di Sorrento marittimo 25enne sequestrato sulla nave dai pirati. VIDEO

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Piano di Sorrento e la penisola sorrentina sono  in apprensione per  Gianmaria Cesaro, imbarcato sulla nave  petroliera italiana, la ‘Savina Caylin’ di proprietà degli armatori napoletani Fratelli D’amato, che è stata attaccata stamani da pirati mentre era in navigazione nell’Oceano Indiano. Sul posto si sta dirigendo la fregata ‘Zeffiro’ della Marina Militare Italiana.

Durante l’attacco sarebbero stati esplosi vari colpi di arma da fuoco. A bordo un equipaggio composto da 5 italiani e 17 indiani. Nessuno di questi, secondo quanto si apprende da fonti della Marina militare, risulta, allo stato, ferito.

«L’equipaggio sta bene, non sono giunte richieste di riscatto e c’è stato anche un contatto telefonico, presumibilmente con uno dei cinque pirati saliti a bordo della petroliera dopo l’abbordaggio». Lo riferisce il comandante Pio Schiano, direttore della «Fratelli d’Amato», società armatrice della petroliera in un’intervista telefonica al TG3 regionale. «Dell’equipaggio – ha detto ancora Schiano – fanno parte cinque italiani: tre campani (comandante, terzo ufficiale e allievo di coperta) oltre che un trentino e un laziale di Gaeta. In servizio sull’imbarcazione ci sono anche 17 indiani. L’interlocutore con il quale sono entrati in contatto «non parlava l’inglese ma in sottofondo abbiano sentito la voce del comandante», ha aggiunto Schiano. «Sono in buona salute – ha infine ribadito Schiano, rassicurando così le famiglie dei sequestrati – e hanno a disposizione provviste per oltre un mese», ha poi concluso. 

L’attacco alla ‘Savina Caylyn’ è avvenuto intorno alle 5.30, ora italiana, da parte di un barchino a bordo del quale sembra ci fossero cinque pirati. Sono stati esplosi vari colpi di mitra e razzi Rpg, ma allo stato non risulta ci siano feriti.

Il mercantile, sempre secondo quanto è stato possibile apprendere, sarebbe attualmente in mano dei pirati, mentre la Zeffiro non potrà essere sulla zona prima di un paio di giorni, essendo distante circa 500 miglia.

L’attacco alla petroliera (un bestione da 105 mila tonnellate varato nel 2008 e lungo 266 metri) è avvenuto in pieno Oceano Indiano, a 880 miglia dalla Somalia e a 500 dall’India, e questo significa – viene sottolineato da fonti della Marina Militare – che il barchino di pirati è stato presumibimente messo in acqua da una cosiddetta «nave madre» che incrocia in quella zona.

Il comandante della petroliera ha tentato di sottrarsi ai pirati compiendo le manovre ‘evasive’ previste in questi casi – accelerazione della velocità, repentini cambi di rotta – e usando potenti getti d’acqua contro il barchino, ma i malviventi non hanno esistato a usare mitra e lanciarazzi Rpg, riuscendo così a salire a bordo e ad impossessarsi della motonave.

Sono stati allontanati con modi sbrigativi i giornalisti che si erano presentati nella sede napoletana della Fratelli D’Amato, la società armatrice proprietaria della petroliera sequestrata nell’Oceano Indiano da un gruppo di pirati. «I giornalisti devono imparare l’educazione», ha detto un uomo che ha “accompagnato” i cronisti nell’ascensore invitandoli in maniera sbrigativa ad andare via dal palazzo di via dei Fiorentini dove hanno sede anche altre società. Un clima di tensione e riserbo evidentemente legato alla difficile situazione nella quale si trova in particolare il personale imbarcato a bordo della nave finita nelle mani dei pirati.