Rosario Pappalardo Maestro di vita e di sport

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Il plurititolato allenatore della Canottieri Irno è stato insignito del premio Azeglio Mondini istituito dalla Federazione Italiana Canottaggio per coloro i quali si distinguono per qualità morali e straordinaria dedizione all’insegnamento della disciplina remiera. 

 

Da domenica, la Canottieri Mincio e la Canottieri Irno, non dividono unicamente l’onore di aver avuto il proprio motto coniato da Gabriele D’Annunzio, che dedicò il suo “Perseverando arrivi” per i mantovani e il quasi centenario “Velis remisque, remis ventisque” per i pettirossi salernitani, ma anche il riconoscimento di un’etica sportiva pura, l’unica che possa definirsi tale, che unisce i due massimi allenatori dei due circoli: l’indimenticato Azeglio Mondini, fondatore del canottaggio in quel di Mantova e Rosario Pappalardo, dagli anni ’70 sempre sull’onda giusta, prima come atleta poi come allenatore. Rosario Pappalardo, preparatore di intere generazioni di atleti, campioni italiani, europei, olimpionici, il quale si appresta a vivere con Laura Schiavone, l’anno di qualificazione e le Olimpiadi di Londra 2012, è stato insignito a Bari del premio Azeglio Mondini, istituito nel 2009 dalla Federazione Italiana Canottaggio, riservato a coloro i quali si distinguono per qualità morali e straordinaria dedizione all’insegnamento della disciplina remiera, sicuramente il premio più importante della sua carriera. E’ questo il riconoscimento per l’Allenatore quale maestro di vita, ovvero di colui il quale non vuole lasciare nulla al caso, conscio della propria altissima responsabilità in primo luogo di educatore alla vita del giovanissimo che gli viene affidato, consapevole di lasciare una traccia indelebile sulla sua formazione, sul suo futuro di uomo e di sportivo. Ma qual è il segreto di Rosario? Infinita intuizione che lo porta a trovarsi sempre in perfetto anticipo rispetto alle reazioni dei suoi atleti, grandi qualità conoscitive dell’animo umano che gli permettono di saper interpretare una condizione psicologica sin dai primi momenti del suo verificarsi, le parole appropriate (poche!) in cui l’atleta riesce sempre a trovare l’esatto commento alle sensazioni che si vanno formando nel suo animo. Carisma e autorevolezza le caratteristiche di Rosario Pappalardo, acquisite attraverso la sua lunga esperienza di atleta e di allenatore, mago degli equilibri nel regolare l’imbarcazione, sino a farla “cantare”, trattenendosi sino a notte con i suoi ragazzi, prima di un appuntamento importante, passione, un termine che è divenuto il titolo del libro del centenario della Canottieri Irno e che nello sport, sta per lavoro, impegno, ma, in particolare, nel saper attendere, che anche il brutto anatroccolo diventi cigno. Pazienza, persistenza, ma anche estro ed invenzione per risolvere un problema tecnico o tentare l’iniziazione di un giovane alla disciplina del remo, che è un “gioco”, specchio della vita, esprimente il libero e armonico esercizio delle facoltà, quegli stessi principi su cui Kant basa l’arte, creante un capolavoro costantemente rinnovato della durata di un istante. La natura stabilisce da sempre le leggi di quest’arte e l’allenamento, un termine che suona, a volte, duro e coercitivo, deve essere un “passionale” e partecipativo ritorno alla libertà. Rosario Pappalardo racchiude dentro sé questo assunto, energia inesauribile che gli ha permesso di percorrere fino ad oggi una strada tortuosa lastricata d’oro, e ancora ricca di traguardi,  cercando di accendere una scintilla negli allievi, la volontà di andare oltre se stessi, inseguendo quel profumo del rischio e dell’azzardo che rende memorabile una gara e la vita stessa.

Olga Chieffi

 Da Il Roma dell’ 8 febbraio 2011