IN LIBRERIA “COME ELIMINARE I GIORNALISTI” DI GABRIELE BOJANO

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Chi ha scritto che il giornalista cerca a tentoni la verità e la distrugge con una tempesta di parole non è lontano dal vero. E chi meglio di un esponente della categoria può illustrarne vizi e idiosincrasie? “Come eliminare i giornalisti (senza finire in prima pagina)” di Gabriele Bojano (Edizioni Mursia) è un agile e ironico percorso lungo le molte zone d’ombra della carta stampata. “Un divertente pamphlet – come scrive Maurizio Costanzo nella prefazione- rivolto non tanto, se ho ben capito,  ai piccoli giornalisti, ma piuttosto a quelli grandi che forse troppo spesso hanno dimenticato di essere stati piccoli”. Con un precisione che rivela arguzia e disincanto, Bojano, vicecaposervizio del “Corriere del Mezzogiorno” forte di  un’esperienza trentennale, individua quelli che lui stesso definisce nove gironi danteschi: ansiosi e cagionevoli, boriosi e furiosi, cronisti e cronici, distratti e stracotti, evitati e svitati, furbetti e malandrini, parziali e imparziali, tecnologici e arretrati, trendy e tendenziosi. Le classificazioni accolgono una sorprendente varietà di tipologie, dal giornalista Frasefattacapoha che non aggiorna il suo lessico da tempo immemorabile a quello Chattatio benevolentiae che si serve del web per imporre il suo presunto fascino, dal giornalista Everywhere che considera un oltraggio la sua esclusione da una manifestazione in quanto decano d’indiscussa rispettabilità al Dottor Jekill e Mister Heidi, diviso tra la predilezione per la cronaca nera, anzi nerissima, e una passione più tranquilla, come la poesia, ma altrettanto deleteria nei risultati. Ogni capitolo è strutturato attraverso un ritratto del soggetto in questione, un dialogo che ne evidenzi le caratteristiche moleste e una soluzione per sbarazzarsi di lui. Quest’ultimo è un campo in cui la fantasia dell’autore eccelle, dato che spazia tra le misure più eterogenee, dal tritolo all’ingaggio di un trans. Il gusto della dissacrazione deforma, ingigantisce, esaspera e il lettore si lascia immediatamente conquistare da una prosa snella e accattivante che lo rende complice di un gioco di salutare smascheramento. A conclusione dell’opera un test valuta la propensione al lavoro e non a caso il punteggio più alto spetta a chi faccia a meno degli scrupoli per affermarsi a ogni costo. Lo scopo è quello di creare un libro in cui i professionisti per primi ridano di se stessi e l’intento riesce lasciando che il sorriso prevalga su tutto, visto che dei giornalisti non si può proprio fare a meno. Bojano è un maestro del dettaglio e della leggerezza, un osservatore scaltro che dà corpo a un mondo di manie con pochi tratti felici. Sa guardare alla sua professione con una lungimiranza che non si riscontra facilmente nei suoi colleghi. Non si erge a giudice, ma a sagace testimone di un’occupazione in cui è facile vendere l’anima a più di un diavolo. Dietro i ritratti che l’autore ci rende terribilmente familiari, resta però un dato su cui non è possibile chiudere gli occhi: un giornalismo privo di credibilità, troppo teso alla notizia eclatante per ricordare che esiste un’etica.

Gemma Criscuoli