FEDERALISMO, NO DEL COLLE IRA NAPOLITANO: "GOVERNO POCO CORRETTO" -VIDEO

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ROMA – «Non posso sottacere che non giova ad un corretto svolgimento dei rapporti istituzionali la convocazione straordinaria di una riunione del Governo senza la fissazione dell’ordine del giorno e senza averne preventivamente informato il presidente della Repubblica, tanto meno consultandolo sull’intendimento di procedere all’approvazione definitiva del decreto legislativo. Sono certo che ella comprenderà lo spirito che anima queste mie osservazioni e considerazioni». Lo scrive il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nella lettera con cui oggi ha dichiarato irricevibile il decreto sul federalismo.

CALDEROLI: “TESTO NON MODIFICABILE” «L’unica cosa che prevede la legge è che il governo dia comunicazioni alle Camere, dopo di che può esserci un voto su di esse ma il testo è quello e non è suscettibile di modifichè. Lo ha chiarito il ministro Roberto Calderoli a proposito del decreto sul federalismo municipale dopo lo stop del Quirinale conversando coni giornalisti nella sede della Lega in via Bellerio a Milano. Secondo Calderoli la decisione del presidente Napolitano »non cambia alcunchè, si tratta di un passaggio formale in più, sarà una o due settimane a seconda della disponibilità del Parlamento«. «Assolutamente no», la decisione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul decreto del federalismo municpale non è un messaggio politico. Se ne è detto convinto il ministro Roberto Calderoli rispondendo ad una specifica domanda nella sede leghista di via Bellerio a Milano. «Assolutamente no – ha osservato – perchè quello che Napolitano ha dichiarato tre giorni fa a Bergamo sulla volontà di proseguire nel cammino delle riforme, in particolare il federalismo, rende il presidente al di sopra di ogni sospetto: è chiaro che ha dato un’interpretazione, una cautela che porta ad essere più realisti del re». 

FINI: GIORNI NON ESALTANTI PER DECORO Questi sono giorni «non certo esaltanti per il pubblico decoro della politica». È quanto afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un passaggio del messaggio inviato ad un incontro sull’idea di Patria organizzato da Laterza. Fini, sottolineando l’importanza della Costituzione come «fonte straordinaria di regole civili che può fare da alto riferimento per i cittadini nei momenti di smarrimento morale e ideale» ha ricordato il richiamo dell’articolo 54 della Carta, che stabilisce il dovere, per i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche, di ‘adempierle con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge’».

CASINI: “AVVENTURISMO ISTITUZIONALE” La scelta del governo di varare il decreto sul federalismo malgrado lo stop in commissione bicamerale è stata «pure irresponsabilità» e «avventurismo istituzionale». Lo ha detto il leader Udc Pier Ferdinando Casini, intervistato dal Tg1. Per Casini, la strada maestra, dopo la decisione del Capo dello Stato di non emanare il provvedimento, è quella di «realizzare un federalismo virtuoso, riprendendo il dialogo tra maggioranza e opposizione».

BERSANI: NON SI PUO’ SENZA DI NOI «Alla Lega dico che il federalismo non lo farete mai con Berlusconi, perchè a lui non interessa il federalismo, ma i vostri voti, e li userà per il processo breve o per difendere la ‘cricca di Romà ». Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, all’assemblea nazionale del partito. «Il federalismo non si fa – ha aggiunto – senza di noi e senza le nostre proposte». «Noi siamo un partito – ha affermato Bersani – intimamente autonomista ma non potremo mai sostenere pasticci senza capo nè coda. Tremonti dice vedo, voto, pago. Io dico è l’era del ‘pago, pago, pagò ».

TREMONTI: SVOLTA STORICA Una «svolta storica», «la più grande riforma strutturale mai iniziata in questo Paese nell’ultimo decennio», con cui scatta l’era del «vedo, pago, voto». Ha una portata ‘epocalè per il ministro dell’economia Giulio Tremonti la riforma del federalismo municipale varata ieri sera dal consiglio dei ministri. E per sottolinearlo il titolare dell’Economia ci mette la faccia, presentandosi personalmente in conferenza stampa, e difende così i contenuti di un provvedimento. «Questa riforma sta arrivando al termine e chiude un periodo che dura dalla metà degli anni Settanta», ha sottolineato Tremonti spiegando che l’Italia era l’unico Paese europeo senza una finanza locale. «È la più grande avventura politica mai iniziata», ha insistito Tremonti sferrando una stoccata alla Bicameralina che ieri ha bocciato il provvedimento: «La votazione è stata esterna, ha preso una curva che dipende da atti politici esterni», ha detto il ministro, sottolineando che sulla riforma c’è stato invece il consenso del Parlamento, dal Paese e soprattutto dei Comuni. Il ministro della semplificazione Roberto Calderoli che ha affiancato Tremonti nell’illustrazione della filosofia della riforma, ha parlato di «giorno della liberazione dalla spesa storica» e ha assicurato che per i cittadini non sono in arrivo nuove tasse: «Le simulazioni dimostrano il contrario. Non c’è patrimoniale ma la potestà dei comuni di decidere a chi far pagare e quanto». «Tutto andrà nella direzione della riduzione della spesa pubblica e delle tasse», ha spiegato Tremonti indicando che l’orizzonte della riforma è il prossimo decennio. Il cambiamento, ha precisato, sarà caratterizzato da «meno tasse, meno sprechi e più efficienza». E per farlo si interverrà «raddrizzando l’albero della finanza pubblica»: se per trent’anni i bilanci sono stati basati sulle uscite ora «si parte dalle entrate, con cui si controllano le uscite». E visto che le spese saranno standardizzate, i sindaci dovranno giustificare ai cittadini l’eventuale sforamento. Con inevitabili ricadute sul voto. Le nuove norme, inoltre, coinvolgeranno i Comuni nel contrasto all’evasione: «se abbiamo un’evasione colossale è anche perchè non c’è un controllo territoriale», ha detto Tremonti, ricordando che in tutta Europa i comuni hanno una funzione di controllo. La riforma comunque, ha avvertito Tremonti, è l’ «avvio di un percorso, non è di quelle esauriscono la loro rilevanza in un atto. È un federalismo che comincia». Il prossimo passaggio sarà il decreto sulle regioni, che arriverà entro marzo.

COSA SUCCEDE ORA Dopo la dichiarazione del presidente della Repubblica secondo la quale il decreto approvato ieri dal Cdm sul federalismo è «irricevibile», il governo ha ancora una possibilità: portare il testo all’esame dell’Aula di Camera e Senato. Magari ricorrendo ad una risoluzione. Nel messaggio del Capo dello Stato, del resto, questa strada del passaggio parlamentare è indicata in modo abbastanza chiaro quando si fa riferimento ai commi 3 e 4 dell’articolo 2 della legge 42 del 2009. E si dice che non si è «con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l’esercizio della delega» per il quale esiste l’obbligo di rendere comunicazioni alle Camere «prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari». In sostanza, nelle norme citate da Napolitano, si stabilisce, tra l’altro, che gli schemi di decreto legislativo devono essere ‘trasmessi alle Camere« perchè su di essi »sia espresso il parere« delle varie commissioni parlamentari competenti. »In mancanza di intesa«, si aggiunge, il Consiglio dei ministri delibera approvando una relazione che è trasmessa alle Camere. Nella relazione sono indicate le specifiche motivazioni per cui l’intesa non è stata raggiunta. Sempre nelle norme a cui fa riferimento il messaggio presidenziale, si legge anche che »decorso il termine per l’espressione dei pareri«, i decreti possono essere comunque adottati. »Il governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, ritrasmette i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni e rende comunicazioni davanti a ciascuna Camera. Decorsi trenta giorni dalla data della nuova trasmissione – si aggiunge – i decreti possono comunque essere adottati in via definitiva dal governo«. E proprio il governo »qualora, anche a seguito dell’espressione dei pareri parlamentari, non intenda conformarsi all’intesa raggiunta in Conferenza unificata, trasmette alle Camere e alla stessa Conferenza unificata una relazione nella quale sono indicate le specifiche motivazioni di difformità dall’intesa«.

MALCONTENTO IN PADANIA I leghisti ‘romanì, da Umberto Bossi a Roberto Calderoli, anche dopo lo stop del presidente della Repubblica al decreto per il federalismo municpale, cercano di tenere bassi i toni. Il senatur ha anche telefonato al capo dello Stato e Roberto Calderoli dai microfoni di Radio Padania Libera ha assicurato il popolo leghista che il testo sarà approvato e che non è modificabile. Al Nord, però, i leghisti non sono tranquilli. Alla radio nelle varie trasmissioni con il filo diretto il malcontento è evidente ma anche i dirigenti delle tre regioni roccaforti del Carroccio, non risparmiano i commenti negativi. Il vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, non usa mezzi termini. A suo giudizio sarebbero state «le grandi ideologie del passato a far decidere Napolitano per il diniego». «Il presidente della Repubblica – ha aggiunto – non ha ottemperato al desiderio di tutti i cittadini che avevano votato democraticamente questo governo perchè portasse a termine l’impegno del federalismo, violando quella che era la grande ondata di consensi mirati a modificare lo stato italiano». Caustico il commento di Gianantonio Da Re, segretario provinciale della Lega di Treviso: «Manca solo che Giorgio Napolitano vada in trasmissione da Santoro, poi le abbiamo viste tutte». Il vicepresidente della Regione Lombardia, Andrea Gibelli è preoccupato che lo stop al federalismo possa incidere negativamente sull’economia: «Chi oggi si assume la responsabilità di interrompere un percorso politico così come concordato nel 2008 ne dovrà rispondere al sistema produttivo. Se per qualunque ragione il percorso del federalismo si interrompesse, il sistema produttivo lombardo subirebbe conseguenze inimmaginabili». Il sindaco di Asti, Giorgio Galvagno, anche in veste di responsabile dei servizi pubblici locali dell’Anci, ha espresso apprezzamento per la decisione del Governo di andare avanti: «Il federalismo – ha affermato – garantisce comunque un equilibrio su tutto il territorio nazionale in modo da rafforzare l’unità e la coesione sociale dello Stato, pur nelle differenze fra i vari territori che hanno diritto di poter esprimere compiutamente le loro specifiche qualità e che rappresentano comunque una ricchezza».

CALDEROLI: DA COLLE UN’INTERPRETAZIONE «Non ho paura di andare a mostrare un prodotto di cui siamo orgogliosi»: lo ha detto parlando a Radio Padania Libera il ministro Roberto Calderoli secondo il quale la scelta del Presidente della Repubblica sul federalismo «è un’interpretazionè. »Io – ha spiegato Calderoli – pensavo che una volta recepite le osservazioni delle commissioni di Camera e Senato potessimo passare all’approvazione. Il Colle ritiene sia necessario un passaggio in aula in base al quarto comma dell’articolo 2 della legge 42«. »Sono convinto che questo federalismo sarà approvato dalle Camere«.

DE SIERVO: FEDERALISMO MUNICIPALE UNA BESTEMMIA «Se nascesse, in ipotesi, un conflitto giuridico, non politico, arriverebbe davanti alla Corte e quindi la Corte sta zitta. Quello che si può dire tranquillamente, ma non riguarda il conflitto, è che quello di cui si sta parlando non è federalismo, dire federalismo municipale è una bestemmia: è come dire che un pesce è un cavallo, sono due cose che non stanno insieme». Lo ha detto il presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo, anticipando ai giornalisti il contenuto del suo intervento al convegno di Eunomia dal titolo «Il titolo V della Costituzione: lo Stato dell’arte nella giurisprudenza costituzionale».
«Si chiama autonomia finanziaria – ha proseguito De Siervo parlando ancora di federalismo municipale così come si profila in Italia -, anche la lingua ha il suo valore. Il federalismo è un processo di unificazione progressiva di Stati che erano sovrani verso un unico Stato gestore. Che c’entra questo con l’autonomia finanziaria dei Comuni decisa dal Parlamento nazionale? Quello che un pochino turba è che ogni abuso linguistico è indice di una scorretta rappresentazione della realtà».

GLI SCONTRI BERLUSCONI-NAPOLITANO Non sono stati pochi i momenti di tensione tra Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano nei quasi tre anni di «coabitazione», anche se nell’ultimo anno il premier e il capo dello Stato si sono trovati più spesso in sintonia. Ecco i principali episodi dal 2008 a oggi.
SI DIMETTA E PD AVRÀ PRESIDENZA CAMERA: Il 9 aprile 2008, pochi giorni prima delle elezioni, Berlusconi dice che in caso di vittoria non intende dare all’opposizione la presidenza di una Camera. Ma aggiunge: «Se tuttavia, avendo loro anche il Quirinale, il Presidente della Repubblica decidesse di dimettersi… allora ci si potrebbe pensare».
DECRETO ELUANA, NAPOLITANO NON FIRMA: Il 6 Febbraio 2009, Napolitano non firma il decreto Eluana, varato dal governo per bloccare la sentenza che dava la possibilità a Beppino Englaro di lasciar morire sua figlia togliendole l’alimentazione artificiale. Berlusconi si infuria: «Senza la possibilità di ricorrere ai decreti legge tornerei dal popolo e chiederei di cambiare la Costituzione».
STOP COLLE ALLE RONDE: il 17 febbraio 2009 il Quirinale fa cambiare i contenuti più controversi del disegno di legge che istituisce le ronde dei cittadini.
«NAPOLITANO? SAPETE DA CHE PARTE STA» Il 7 ottobre 2009 Berlusconi attacca il Quirinale dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Di Napolitano dice «Sapete tutti da che parte sta». La replica del Colle : «Tutti sanno da che parte sta il presidente della Repubblica. Dalla parte della Costituzione».
L’ATTACCO DI BONN: Il 10 dicembre del 2009, Berlusconi sferra un duplice attacco alla Corte Costituzionale e a Napolitano parlando a Bonn al congresso del Ppe. «La Consulta – dice – non è più un organo di garanzia, ma un organo politico». E aggiunge: «Abbiamo avuto tre presidenti della Repubblica di sinistra». Napolitano risponde con un comunicato ufficiale: «È un violento attacco alle istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana». Poi esprime «profondo rammarico e preoccupazione».
NAPOLITANO RINVIA LEGGE SUL LAVORO: il 31 marzo del 2010 il presidente della Repubblica rinvia alle Camere il ddl sul lavoro, che secondo l’opposizione consentirebbe di aggirare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti. Napolitano esprime le sue «serie perplessità». Nessuna replica di Berlusconi.
NAPOLITANO STOPPA BRANCHER SU LEGITTIMO IMPEDIMENTO: il neoministro per la Devoluzione vuole ricorrere al legittimo impedimento per non recarsi al processo che lo vede imputato, ma Napolitano lo stoppa: in un comunicato ufficiale del 25 giugno 2010 dice che Brancher è un ministro senza portafoglio dunque non ha diritto al legittimo impedimento.
NAPOLITANO DIFENDE FINI: in piena polemica sulla casa di Montecarlo, Napolitano, intervistato dall’Unità al ritorno delle vacanze di agosto 2010 , difende Gianfranco fini dagli attacchi che vengono dalla maggioranza e dalla stampa berlusconiana: il capo dello Stato chiede di mettere fine alla ‘campagna altamente destabilizzante« volta a delegittimare il presidente della Camera.

COSA CAMBIA Da una parte l’arrivo della cedolare secca sugli immobili, che rappresenterà un risparmio d’imposta per i proprietari sopra un certo reddito, dall’altra lo sblocco dell’addizionale comunale, che potrebbe rappresentare un aggravio per i cittadini. E poi la tassa sul soggiorno che, per i comuni che l’applicheranno, potrebbe rappresentare un contributo fino a 5 euro al giorno da parte dei turisti per la gestione della città che stanno visitando. Le norme del decreto legislativo approvato dal Governo, ma ora in stand by dopo lo stop del Quirinale, rivoluzionano il fisco comunale. E certamente, una volta concluso l’iter legislativo e calate nella realtà, potrebbero non avere un impatto neutro sulle tasche dei cittadini. Il saldo complessivo – ha certificato la Ragioneria dello Stato – fatti tutti i conti, sarà uguale a zero. Ma, come sempre accade quando si sceglie in campo fiscale, sui singoli contribuenti saranno possibili risparmi o aggravi. Ecco un mini-vademecum per valutare chi ci guadagna e chi ci potrebbe perdere.
CEDOLARE SECCA – Nessuno ci rimette, molti potrebbero risparmiare. È questo l’impatto dell’arrivo di una tassazione che, l’ultima versione del decreto, prevede al 21% sulla pigione pagata per tutti i contratti e del 19% su quelli «agevolati». Ora, invece, i guadagni vanno tassati con la progressività dell’Irpef e con l’imposta annuale di registro del 2%. Secondo i calcoli di Confedilizia il guadagno c’è sopra i 15.000 euro di reddito per tutti i contratti e sopra i 28.000 euro per quelli agevolati. Nessuno comunque ci potrà perdere, perchè rimane la possibilità di applicare la vecchia normativa. Gli inquilini, poi, se il proprietario sceglie la cedolare, non avranno rincari d’affitto, nemmeno gli adeguamenti annuali all’Istat.
SBLOCCO ADDIZIONALE IRPEF – È questa la voce che può comportare un aggravio per i cittadini. La scelta – e la responsabilità – sarà dei singoli comuni e comunque dovrà rispettare dei paletti di crescita annuale. Il testo prevede ora la possibilità anche di un rincaro retroattivo sul 2010. Certo, dopo le strette ai bilanci delle ultime due legislature, non è difficile immaginare che lo sblocco di questa leva fiscale sarà utilizzato realmente dagli enti locali.
COMPRAVENDITE – Sconto fiscale dell’1% in arrivo sui trasferimenti immobiliari dal 2014. È prevista una profonda riforma che semplifica le attuali imposte di registro, catastali e ipotecarie. Arriva una sola imposta del 9% sui beni in genere, del 2% sulle prime case. Il tributo minimo da pagare è di 1.000 euro. Oltre allo sconto, rispetto al cumulo delle tasse attuali, è certo una semplificazione.
IMU SOSTITUISCE ICI – L’Imu arriva nel 2014, si applicherà sulle seconde case e assorbirà sia l’Ici sia l’Irpef che si paga sulle seconde case. Previsto il dimezzamento per le case in affitto. Il Pd ne ha evidenziato le caratteristiche di tassazione patrimoniale (non si applica sul reddito ma sui beni posseduti, come l’Ici). I calcoli del governo hanno stimato un impatto neutro: l’Imu avrà un’aliquota del 7,6% che sarà di «equilibrio» per sostituire il gettito attuale dell’Ici e dell’Irpef seconda casa.
TASSA TURISMO E DI SCOPO – Le prevede l’ultimo testo ma non sono novità assolute. La tassa di soggiorno – introdotta dalla riforma costituzionale del titolo V – la pagheranno i turisti per il pernottamento nelle città turistiche e d’arte: sarà al massimo di 5 euro e viene contestata dagli albergatori. C’è poi l’imposta di scopo per realizzare infrastrutture e servizi: la pagheranno solo i cittadini che ne beneficeranno; era già stata introdotta con la finanziaria nel 2007 ma mai attuata.

TUTTI I DECRETI Autonomia e responsabilità. Meno tasse, meno sprechi, più efficienza. Con queste parole d’ordine il Ministero dell’economia spiega il federalismo fiscale in una serie di schede che sono state illustrate oggi in conferenza stampa dal presidente del Copaff Luca Antonini e pubblicate sul sito del dicastero di via XX Settembre. Ecco di seguito gli otto decreti legislativi di cui si compone la riforma del Federalismo fiscale, alcuni già approvati e altri ancora in itinere:
* FEDERALISMO DEMANIALE (d.lgs 85/2010) Sviluppa la valorizzazione del patrimonio pubblico, attribuendo i beni ai territori dove si trovano. Un modo per recuperare risorse dalla valorizzazione di beni prima improduttivi.
* FABBISOGNI STANDARD ENTI LOCALI (d.lgs 216/2010) I ‘fabbisogni standard’ sono il costo efficiente di un servizio e sostituiscono la ‘spesa storicà (più spendevi e più eri premiato). Saranno pubblicati sul sito web di ogni Ente locale, tra il 2011 e il 2013. I cittadini potranno controllarne il rispetto.
* ROMA CAPITALE (d.lgs 219/2010) Il decreto configura l’ordinamento provvisorio di Roma capitale, in attesa dell’attuazione della disciplina delle città metropolitane. Nasce, dunque, in luogo del comune di Roma, l’ente territoriale ‘Roma capitalè e il consiglio diventa una sorta di parlamentino.
* FISCO MUNICIPALE (d.lgs approvato dal governo e non accolto dal Quirinale). Sono le norme che movimentano l’attualità della cronaca politica. Si passa dalla finanza derivata a quella autonoma, sostituendo oltre 11 miliardi di trasferimenti statali annui con tributi propri e compartecipazioni. Arriva la Cedolare secca sugli affitti, viene sbloccata l’addizionale Irpef, scatta dal 2014 la nuova imposta municipale (Imu) che assorbe l’Ici e l’Irpef sulle seconde case, prevede la possibilità di introdurre una tassa di soggiorno sul pernottamento nelle città turistiche o d’arte, cambiano i tributi sulle compravendite immobiliari.
* AUTONOMIA FISCALE ALTRI ENTI TERRITORIALI (d.lgs in itinere) Vantaggi fiscali per i contribuenti: l’Irap potrà essere azzerata. L’addizionale Irpef regionale potrà tener conto dei figli a carico. La compartecipazione Iva sarà legata al riscosso sul territorio e non più, come oggi, ai consumi Istat che premiano chi evade. Costi standard della sanità. Viene scritta la parola ‘finè sui ripiani statali del passato.
* PEREQUAZIONE INFRASTRUTTURE (d.lgs in itinere) Finanzia grandi progetti infrastrutturali. Si effettua una ricognizione completa dei deficit infrastrutturali. Individua gli interventi necessari a evitare la dispersione di risorse.
* ARMONIZZAZIONE DEI BILANCI (d.lgs in itinere) Permetterà di disporre di bilanci pubblici omogenei, elaborati con le stesse metodologie contabili. I bilanci saranno pubblicati in modo comprensibile a tutti su Internet.
* PREMI E SANZIONI (d.lgs in itinere) Introduce premi per i virtuosi e sanzioni per gli inefficienti. Tra queste il ‘fallimento politicò per chi dissesta un ente locale. Riguarda anche il presidente di Regione che viola piani di rientro sulla sanità e porta per due anni al massimo l’addizionale Irpef (3%). Il suo partito subisce il taglio del 30% del finanziamento pubblico

Fonte:Leggo                          scelto da michele de lucia