VINCENZO SALEMME OFFRE UN “ASTICE AL VELENO” AL TEATRO VERDI DI SALERNO

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Si prevede il tutto esaurito per “Astice al veleno”, la commedia che Vincenzo Salemme allestirà l’8 febbraio al Teatro Verdi alle 21. Lo spettacolo, che resterà in cartellone fino al 13 febbraio, quando il sipario si alzerà alle 18.30, vede al fianco del celebre regista e interprete Benedetta Valanzano, Antonella Morea, Nicola Acunzo, Domenico Aria, Antonio Guerriero, Giovanni Ribò. Le scene sono di Alessandro Chiti e le musiche originali portano la firma di Antonio Boccia.

Dopo l’improvvida incursione nel mondo lirico con una “Vedova allegra” da dimenticare, Salemme ritorna alla sua ispirazione più genuina: la capacità di cogliere gli aspetti più assurdi del quotidiano e di renderli materia di un meccanismo comico che entri in immediata sintonia con il pubblico. All’autore è stata spesso rinfacciata la tendenza a cercare la risata facile a tutti i costi, ma le sue migliori opere portano alla luce tra le righe un’inquietudine che sovverte i punti di riferimento di chi vi assiste. In “Cose da pazzi” il susseguirsi di sketch non fa dimenticare il vuoto pauroso che si apre quando un complesso di valori va in pezzi, così come in “E fuori nevica” il disordine mentale porta alla luce egoismi e viltà dei cosiddetti “normali”. Ciò che accomuna i copioni di questo prolifico scrittore e attore è la fragilità esibita o dissimulata di un personaggio che scompagina i piani di chi entra in  relazione con  lui. In “Astice al veleno” la mina vagante è Barbara, una donna inguaribilmente romantica che cade nella più prevedibile delle trappole: la relazione con un uomo sposato prodigo di promesse, ma tutt’altro che intenzionato a far sì che i fatti seguano le parole. A complicare ulteriormente la faccenda, vi è il legame professionale tra i due, dato che l’amante è il regista dello spettacolo in cui recita la donna. Barbara però non è sola: parla infatti con quatto statue della scenografia che diventano vive solo al suo cospetto. Si tratta di comprimari alquanto particolari: una lavandaia del cinquecento, uno scugnizzo di Gemito, un poeta rivoluzionario tratto dal Regno delle  Due Sicilie, un “munaciello”, figura molto nota all’immaginario del meridione. Tutti a proprio modo vivacizzano la commedia con la loro franca concretezza e un buon senso che difficilmente si riscontrerebbe nelle persone comuni. Questo espediente è spiegabile con il fatto che chi crede ostinatamente nell’amore ha una sensibilità che rende normali anche le situazioni più incredibili. La protagonista sta però per commettere qualcosa di irreparabile: intende infatti avvelenare l’amante durante una cena romantica per poi togliersi a sua volta la vita e il tragico menu prevede un astice che nessuno ha il coraggio di eliminare. E’ a questo punto che interviene l’uomo del destino, Gustavo, un pony express che si presenta in teatro per consegnarle un dono vestito da Babbo Natale e che viene suo malgrado coinvolto nella situazione, dal momento che le statue si animano anche in sua presenza. Spetterà a queste immagini bloccare i protagonisti in teatro per evitare il peggio ed è facile pensare che tra canzoni, battute ed equivoci il divertimento sarà assicurato.

Gemma Criscuoli