Napoli. Maschio Angioino, Sala della Loggia. Attesa per l´inagurazione della mostra "ORONERORAME" di Maria Pia Daidone.

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“ORONERORAME” con opere di Maria Pia Daidone,

 inaugurazione, venerdì 4 febbraio 2011, alle ore 16.30, 

alla “Sala della Loggia”, Castel Nuovo – Maschio Angioino

 

mostra a cura di Maurizio Vitiello

 

Sarà inaugurata, venerdì 4 febbraio 2011, alle ore 16.30, alla “Sala della Loggia”, Castel Nuovo – Maschio Angioino (Piazza Municipio – 80133 Napoli; tel. +39 0817955877), organizzata e patrocinata dal Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura, Forum delle Culture 2013, la mostra, presentata e curata da Maurizio Vitiello, intitolata “ORONERORAME”, con opere recentissime, in tecnica mista, dell’artista partenopea Maria Pia Daidone.

 

Intervento, alle ore 17, di Nicola Oddati, Assessore alla Cultura, Comune di Napoli; seguiranno contributi di Stefano Arcella, Fondazione Humaniter; Clementina Gily, Università degli Studi di Napoli Federico II;  Franco Lista, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.  

 

 

Cartone, corda, oro, fili di rame disposti orizzontalmente, vicini e semiparalleli, plasmano un ordito, congegnato ad accogliere poveri quanto preziosi dispositivi d’indagine e resa informale.

La sapiente mano dell’artista governa una disposizione di fratte, trasversali e contrastanti materie che assegnano una geografia di rilievi e consegnano un percorso di vita, tra ombre e luci, ma anche una sofisticata lettura del quotidiano, una guida estetica del contemporaneo, dilatata nella sua squisita eleganza.

 

 

Disponibili cd e catalogo, pubblicato dall’Istituto Grafico Editoriale Italiano (I.G.E.I.).

Orario: dal lunedì al sabato, dalle ore 9 alle ore 19; la biglietteria del Complesso Monumentale Castel Nuovo – Maschio Angioino chiude alle ore 18.

 

La mostra resterà aperta sino a sabato 26 febbraio 2011. 

 

  

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Altro giro, altra corsa.

Novità, eccome (!) in questa mostra partenopea di Maria Pia Daidone nell’ambiente luminoso della “Sala della Loggia” del centralissimo Maschio Angioino, ormai struttura monumentale metropolitana.

Alcune delle sapienti opere di Maria Pia Daidone riassumono e spiegano, in tagli di pertinenti accenti, sintomatiche redazioni figurali, sequenze di variegati e coltivati animali, essenze zoomorfiche, idoli pennuti, contrassegni pseudoiconici, tracce aniconiche, fortemente efficaci per divagazioni fantastiche ed eloquenti.

La collezione zoomorfica ha incontrato diverse occasioni rilevanti nella nuova rete identificativa della Daidone, che ha acquisito successivi versanti interpretativi e riferimenti ulteriori, nonché altre declinazioni di linguaggio.

 

Maria Pia Daidone ha segnalato, brevemente, quanto segue: “La mia esigenza di scoperta del mondo animale è iniziata nei primi anni del 2000; partendo da un’attenta analisi sono approdata a una creazione personale ispirata alla realtà, ma vivacizzata, sintetizzata e, a volte, ironizzata. La ricerca della natura è fondamentale; è importante studiarla con l’occhio del cuore e della mente per scoprire ciò che nasconde. La fase di ricerca si è quasi esaurita con la mostra al Museo di Zoologia dell’Università Federico II di Napoli.

La mia indagine attuale s’incentra sullo studio dei materiali. Ho privilegiato il rame, il cartone, il plexiglas. Il primo perché è duttile nella lavorazione, ricorda la sacralità, dà energia e ha la luminosità accesa dell’oro. Il secondo con un’adeguata lavorazione perde totalmente la propria identità e diventa altro. Il plexiglas usato come rivestimento esalta i materiali e li cristallizza in un’atmosfera senza tempo.

La mostra programmata mi ha dato gli stimoli giusti per la creazione di tematiche simboliche con l’uso di materiali nuovi.

 

Splendide maglie di ritagliate e brevi tessere di fogli di rame; fogli di cartone, pressati e ricoperti di cromatismi dorati e ramati, in parte aggettanti e in parte ricoperti da trasparenze; uccelli slittanti e in volo ondeggianti, regolati da assemblaggi meditatissimi; cassette e valigette di legno ripiene di libri antichi, di oggetti minimali e di “memoires”; pannelli di cartone contraddistinti da neri e da ori; composizioni di tavolini a scala, assicurati da rettangolari verticalità in plexiglas; sedie particolarissime con angolature estreme, segnate da opportune e ragionevoli distribuzioni di frangenti alchimie e di minimalità figurative; terrecotte toccate da condensazioni in nero e in rosso, segnate da inverosimili voli di leggeri uccelli; la serie nerodaidone e orodaidone e, ancora, altro, insomma, predispongono e programmano morbide, intriganti, piacevoli seduzioni di senso.

Maria Pia Daidone con colpi di genio creativo è stata capace di determinare, in strati e sottostrati, alcuni colori eletti, a contrappunto, e a specificare svariate figure animali con garbo linguistico e densità fantastica.
Abbreviazioni magiche risuonano nello specchio della memoria e si coniugano, in un’ansia germinativa, alle nuove impostazioni di carattere e di segno, che l’artista ha nella sua lunga attività, man mano, pensato, realizzato e definito.

Le cassette e le valigette del ricordo di Maria Pia Daidone alimentano una produzione inconscia di viaggi, ricordi, migrazioni letterarie.

Le piccole valigie premiano il sentimento del viaggio, la voglia della scoperta del mondo e risultano moduli di sintesi di immaginazioni giganti.

Le versioni stilistiche di Maria Pia Daidone intendono filtrare il governo misurato delle rilevazioni grafiche e delle aggettazioni vibratili e dimensionare un sostanziale ingegno inventivo.

Le inconsuete sedie, che accolgono sagome, e, sul piano della seduta, terrecotte, condensate di nero o riassunte di rosso, segnate da inattesi voli di uccellini, concentrano oggettualità, anche di innovativo sapore domestico.

Anche le sfoglie semi-rigide, che compongono una zolla di cartone, con uno strato trattato a cartapesta, accettano impronte graffite e orme e segnali di esotiche, strane e diverse iconografie animali, ma anche asciutti accostamenti segnico-cromatici nella gamma dell’oro, del nero e del rame.
L’oro è riverbero di salute, di sanità, di abbraccio alla vita.

Il nero adottato mette luce, fa risaltare altri intrecci di colori, sottrazioni ed emergenze segniche; insomma, diventa specchio convinto da cui si staccano emozioni.

Il rame con la sua calda venatura riesce a stendere temprate superfici.    

Le recentissime redazioni pittoriche e plastiche dell’artista accolgono accostamenti di sacro e profano, comprendono le vertigini del nostro tempo e ci rimandano alle dimensioni mitiche di tempi antichi.

Le metabolizzate, significative, leggere tessere di rame s’interpolano come elementi segnico-simbolici di interpretazione e di comunicazione sociale.

La texture di ogni riquadro ramato è un sottile ricalco arricciato, increspato, mosso, sbalzato, ondulato su cui scivolano motivi ritmati e strette pressioni e i bordi si solleticano e si sfiorano, limitati e ristretti, in una raffinata disposizione, che assicura un’accurata maglia, abbigliata lusinga per un fantasmatico corpo.

Si può parlare di drappo o di maglia di rame …

La maglia sembrerebbe tendere verso la pronuncia di un’overdose estetica, ma, a ben guardare, risulta, poi, essere cortina di un’essenza calamitante, dall’indubbio influsso e fascino pervasivo, che prende l’animo e la mente in modo completo.

Confini controllati e orizzonti combacianti delle tessere ramate rendono un’icasticità di dettagli e rilevanti prerogative di un avvolgente sistema cromatico.

Cartone, corda, oro, fili di rame disposti orizzontalmente, vicini e semiparalleli, plasmano un ordito, congegnato ad accogliere poveri quanto preziosi dispositivi d’indagine e resa informale.

La sapiente mano dell’artista governa una disposizione di fratte, trasversali e contrastanti materie che assegnano una geografia di rilievi e consegnano un percorso di vita, tra ombre e luci, ma anche una sofisticata lettura del quotidiano, una guida estetica del contemporaneo, dilatata nella sua squisita eleganza.

La variegata gamma di determinazioni estetiche dell’artista consacra un plafond visivo di esemplare caratura, che accoglie, nella sua differenziata e plurima estensione, rilievi antichi e caratteri attuali.

Maria Pia Daidone, che già sta progettando altre esposizioni, non ha voglia di fermarsi; la sua creatività è sfida quotidiana e precetta, in tempo, futuri allestimenti.

Percorsi espositivi e messe in scena, già pensati, insistono e s’agitano nella sua testa.

 

Maurizio Vitiello