Il cognome Palatucci

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Arrivati a Montella di Avellino ci si accorge subito di essere nella città dei Palatucci: c’è un numero considerevole di targhette delle abitazioni con tale cognome, qualche strada o slargo porta Palatucci, qualche chiesa ricorda con un targa marmorea qualche emerito personaggio con tale cognome, prelato o laico che sia. Anche Giovanni Palatucci, funzionario e reggente per qualche tempo della Questura di Fiume, veniva da Montella: aveva lo spirito dell’altruismo esasperato fino a sfidare la tirannia della Gestapo; aveva il cuore nobile che ha sempre contraddistinto i Palatucci, compreso uno zio di Giovanni, vescovo di Campagna di Salerno (cittadina che divenne, grazie a loro due, punto di raccolta degli ebrei sottratti alla furia distruttrice dei nazisti). La costa amalfitana ha avuto il piacere, l’onore, la gioia di avere quale suo Arcivescovo un Palatucci, Ferdinando, cugino del vice questore Giovanni. Ferdinando venne ad Amalfi dalla diocesi di  Nicastro (Lamezia Terme) dove aveva come vicario Mario Milano, di Conca dei Marini, vescovo emerito di Aversa (CE). Ad Amalfi e Cava de’ Tirreni (come a Nicastro del resto) ha lasciato il segno: il segno dei Palatucci. Onorato, osannato, ammirato da tutti, riceveva tutti, parlava con tutti, aveva per tutti un gesto e una parola di conforto. Nel giorno della memoria, ad Amalfi come a Cava de’ Tirreni, come a Nicastro a Montella, insieme a Giovanni è stato ricordato anche l’animo nobile di Ferdinando.

g.a.