EGITTO, MUBARAK VA IN TV E DESTITUISCE IL GOVERNO. PAESE NEL CAOS. Video

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IL CAIRO – Alla fine del quarto giorno consecutivo di proteste popolari in tutto l’Egitto e di scontri con la polizia che hanno provocato morti e feriti, il presidente egiziano Hosni Mubarak ha chiesto al governo di dimettersi e in giornata darà l’incarico per un nuovo esecutivo. Lo ha annunciato egli stesso in tarda ora in un discorso di undici minuti alla tv di Stato garantendo che darà indicazioni chiare e precise perchè a tutti gli egiziani sia garantita la sicurezza e la stabilità del paese. Mubarak ha però denunciato «un complotto per destabilizzare il paese e impadronirsi della legittimità». «C’è chi si è infiltrato tra i giovani per commettere atti di sabotaggio e di distruzione – ha aggiunto – io sono per realizzare una maggiore democrazia, per il miglioramento delle condizioni di vita e per una lotta ferma contro la corruzione. Capisco tutto ciò molto bene», ma ha ribadito «i problemi che abbiamo davanti non saranno risolti con la violenza ed il caos, semmai con il dialogo nazionale e azioni serie e oneste». Il discorso di Mubarak è arrivato mentre nel centro del Cairo si odono ancora forti detonazioni molto simili a quelle di una guerra, alle quali hanno fatto a lungo da contrappunto slogan lanciati fin dal primo pomeriggio da manifestanti che la tv di Stato aveva definito «fuori legge». Dalle 18 circa alla polizia che non era riuscita a prendere il controllo della situazione si è affiancato l’esercito. A quell’ora Mubarak ha imposto il coprifuoco che durerà fino alle 7 di oggi. È una delle battaglie più intense cominciata alle due del pomeriggio – dopo la preghiera islamica del venerdì – che si svolge senza sosta nel cuore politico della capitale egiziana, vicino alle sedi del Parlamento, del Consiglio dei ministri e del ministero dell’Interno. Nonostante dichiarazioni pacificatorie fatte giovedì dal presidente del Senato, Safwat El Sherif, una spaccatura politica all’interno del potere è apparsa evidente nel pomeriggio quando alcuni quadri del partito del presidente, il Partito Democratico Nazionale hanno stigmatizzato il governo diretto da Ahmed Nazif per non essere stato capace di applicare le linee politiche del partito in favore del popolo egiziano. La rabbia politica verso gli esponenti del regime espressa dai promotori della protesta «contro la corruzione, le torture, la povertà e la disoccupazione» si è manifestate evidente a Suez con la distruzione di grandi poster stradali che ritraevano Mubarak e suo figlio Gamal (da tempo considerato uno dei suoi possibili successori). Ma ancor di più dall’aggressione e l’incendio alla sede principale del Partito Democratico Nazionale, nel centro del Cairo. Nel pomeriggio le forze di sicurezza avevano impedito di partecipare alla manifestazione a Mohamed El Baradei, possibile leader delle proteste popolari arrivato ieri al Cairo da Vienna proprio per essere presente agli eventi della giornata. Questo episodio insieme alla presunta scarsa attenzione del regime verso le richieste dei dimostranti ha probabilmente mutato in risentimento l’accoglienza benevola che all’inizio era stata data all’esercito nelle strade, soprattutto dopo che i soldati si sono schierati in appoggio alle nere divise dei poliziotti contro chi partecipava alla manifestazione. I QUATTRO GIORNI DELLA RIVOLTA La protesta in Egitto ha avuto inizio con la prima «giornata della collera» il 25 gennaio, ma la prima scintilla risale al 17 gennaio, quando al Cairo un uomo si dà fuoco, sulla scia di quanto accaduto in Tunisia. Il 17 il movimento d’opposizione 6 Aprile indice la giornata della collera; il 18 gennaio altri due uomini si danno fuoco e uno di essi muore e il 19 un quarto tenta di fare lo stesso. I Fratelli musulmani danno libertà ai seguaci di protestare. Questa la cronologia delle proteste: – 25 gennaio, «giornata della collera»: 25 mila manifestanti scendono in piazza Tahrir al Cairo, a migliaia anche a Suez e Alessandra per chiedere la fine del regime e condizioni di vita migliori. Le protesta degenerano in violenti scontri. Quattro i morti: due manifestanti colpiti da proiettili di gomma e uno da un proiettile vero a Suez e un poliziotto travolto dalla calca al Cairo. Imposto il divieto di manifestare ma l’opposizione dice che non lascerà la piazza. – 26 gennaio: di nuovo migliaia in piazza in molte città. Due i morti negli scontri al Cairo: un manifestante e un poliziotto. Almeno 70 feriti, circa 60 arresti e 500 fermi in tutto l’Egitto. A Suez coprifuoco in tre zone, incendiata la sede locale del partito di Mubarak. – 27 gennaio: la rivolta dilaga in tutto l’Egitto. Un morto, colpito da un proiettile alla bocca nel Sinai. Rientra in Egitto l’ex direttore generale dell’Aiea Mohammed el Baradei, leader di uno dei movimenti di opposizione, che dice: «Non voglio prendere il potere ma contribuire alla transizione democratica e pacifica». Il partito nazionale democratico di Mubarak dichiara che le richieste dei giovani «sono nel cuore del presidente» ma condanna l«’anarchia». Il presidente Usa, Barack Obama: «La violenza non è la risposta». Nella notte il governo dice: prenderemo «misure decisive» contro i manifestanti. – 28 gennaio: seconda «giornata della collera» per il venerdì di preghiera: cortei anti-Mubarak nel centro del Cairo, a Alessandria e a Suez. Blackout di internet e cellulari. Nella capitale i manifestanti appiccano il fuoco al quartier generale del partito governativo – poi devastata – e danno l’assalto ad alcuni ministeri, tra cui gli Esteri, e alla sede della tv di Stato. A Suez gli insorti si impadroniscono del governatorato. Il presidente Hosni Mubarak chiede l’intervento dell’esercito e proclama il coprifuoco dalle 18.00 ora locale alle 7.00 del mattino. Nelle strade del Cairo e delle altre città egiziane in rivolta appaiono immediatamente i blindati militari, mobilitati a difendere i siti sensibili tra cui il Museo egizio minacciato da saccheggiatori. In serata, fonti mediche riferiscono che nella sola capitale hanno perso la vita cinque persone, tutti dimostranti, e sono rimaste ferite 870 persone, compresi poliziotti. A Suez un altro morto e un numero imprecisato di feriti. Oltre mille gli arresti, secondo fonti dell’Onu. In serata, Al Jazira rilancia la notizia che imprenditori e «personalit… influenti» vicine al regime egiziano hanno lasciato il Paese con aerei privati. Il presidente Hosni Mubarak, in un intervento trasmesso in diretta tv, annuncia di aver ordinato «al governo di dimettersi» e che un nuovo esecutivo verrà varato sabato. La comunità internazionale, con Usa e Ue in testa, è sempre più preoccupata. Il segretario di Stato statunitense, Hillary Clinton, chiede la fine delle violenze contro i dimostranti, il rispetto dei diritti civili e il ripristino di Internet. Washington sconsiglia i viaggi dei turisti americani nel paese.

fonte Leggo

scelto da Michele Pappacoda

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