Virtuosi in musica con i Lions

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Questa sera alle ore 17,30 al Salone dei Marmi di Palazzo di Città, concerto con Maria Grazia Russo, Giovanni Perino e Simone Sorvillo

 Pomeriggio musicale con i Lions, oggi, alle 17,30, nel Salone dei Marmi di palazzo di Città, promosso dal governatore Emilio Cirillo e affidato alla direzione artistica di Giuseppina Gallozzi. Tema dell’ evento sarà “Virtuosi in musica” e avrà quali ospiti, tre giovani musicisti che si esibiranno da solisti: il clarinettista Simone Sorvillo, il chitarrista Giovanni Perino e la pianista Maria Grazia Russo. Aprirà la serata Simone Sorvillo, allievo del nostro conservatorio e gemma del magistero del M° Giovanni De Falco, il quale proporrà tre brani del ‘900 per clarinetto solo, una prova di notevolissima abilità tecnica. Sarà proprio il M° De Falco, ottimo esecutore e cultore di autori, quali Valentino Bucchi e Flavio Testi, ad erudirci sugli impegnativi pezzi scelti da Simone Sorvillo, che principierà la propria esibizione con  il Concerto per Clarinetto solo di Valentino Bucchi “Questa è una particolarissima pagina – ha affermato Giovanni De Falco –  datata 1969 e dedicata dall’autore ad Ivo Matteini. In un periodo storico in cui il brano più  difficile per clarinetto solo, dal punto di vista linguistico – sonoro, era quello di Igor Stravinskij, caratterizzato da accenti sincropoliritmici, il Concerto per clarinetto solo di Bucchi dà un nuovo risalto a tutte le possibilità espressive dello strumento e realizza nuovi e rivoluzionari aspetti producibili dal clarinetto: frullati, glissandi ascendenti e discendenti, doppio staccato, microintervalli e suoni multifonici. In pochi mesi nacque un brano enormemente difficile dal punto di vista tecnico e di alta fruibilità estetica,  costituito da quattro tempi: Moderato, Presto, Andante, Epilogo.

Simone Sorvillo eseguirà, poi la Rhapsodie per clarinetto solo  di Giacomo Miluccio, che lei ha inciso, un omaggio al suo maestro e alla scuola napoletana di questo strumento?

“Giacomo Miluccio è stato uno dei più prestigiosi clarinettisti italiani del XX secolo, primo clarinetto nell’orchestra della “Scala” di Milano  e del “San Carlo” di Napoli ed era il prediletto del direttore d’orchestra Victor de Sabata, nonché eccelso didatta e caposcuola del clarinetto nell’ Italia del Sud. La Rhapsodie, che io ho inciso per le edizioni Musicali III Millennio si inserisce nella letteratura dello strumento, come uno dei rari brani di tecnica melodica. Scritto nel 1978, quando i linguaggi dello strumento si erano ormai spinti oltre i limiti delle possibilità sonore, il brano ha la pretesa di tirare fuori dal clarinetto tutte le sfumature dinamiche di cui è capace, oltre che le colorature tradizionali.L’emissione che si richiede al clarinetto è fatta di colori sia caldi che cristallini e solo chi ha padronanza assoluta dello strumento e chi ne sa gestire il suono antico, vellutato e sempre bello, può eseguire bene la composizione milucciana”.

La performance del suo allievo si concluderà con Jubilus op.30 di Flavio Testi, che presenta i quarti di tono, una vera chicca per il pubblico di questa città, che credo non abbia mai ascoltato questa composizione.

 “Il compositore e critico musicale Flavio Testi ha donato al clarinetto un brano musicale straordinario: Jubilus op. 30, dedicato al clarinettista Giuseppe Garbarino. Per poter eseguire questa composizione, i clarinettisti devono studiare prima il metodo di Bruno Bartolozzi “Nuova tecnica per gli strumenti a fiato di legno”, perché, per eseguire microintervalli quali i “quarti di tono”, scritti con monesis, triesis, mobemol e tribemol, bisogna adoperare posizioni diverse da quelle tradizionali. A differenza del Concerto di Bucchi, in cui gli effetti “polifonici” del clarinetto sono emessi istantaneamente, nel brano di Testi il procedimento è più articolato. L’autore propone una carrellata di sonorità multifoniche in cui, sulla nota fondamentale RE2, che viene emessa come “suono lungo” per 3 movimenti, vengono costruiti, solo al quarto movimento, accordi da sovrapporre alla stessa. Questa nota, che viene ribattuta per sei volte, non è abbandonata alla monotonia del “suono lungo” ma, nella ripetizione, varia per alterazione e per dinamica. Il RE2 oscilla in minimi intervalli, inferiori al quarto di tono e in dinamiche che dal mezzoforte, in diminuendo, arrivano al pianissimo. La composizione, inoltre, possiede altri effetti: frullati, staccato doppio, triplo e multiplo, volate di suoni eseguite fino ai limiti delle possibilità umane, glissandi ascendenti e discendenti, per culminare nella virtuosistica conclusione che prevede una esecuzione talmente rapida, “a scapito della precisione delle note”, come l’autore stesso indica”. Ascolteremo, poi, il chitarrista Giovanni Perino  che proporrà la sesta Rossiniana op. 124 composta da Mauro Giuliani. Qui un’ampia introduzione prepara l’enunciazione del primo tema, dalla Semiramide, “Quel mesto gemito”, da cui Giuliani ottiene due variazioni che portano alla Cavatina dal primo atto de La Donna del lago, “Elena! Oh tu, che chiamo”. Una nuova variazione conduce all’ultimo tema del brano, dal terzo atto de L’assedio di Corinto “Nube di sangue intrisa”, sul quale Giuliani compone un finale poderoso in un vero e completo crescendo rossiniano. Gran finale con la pianista Maria Grazia Russo che proporrà uno studio trascendentale di Sergei Liapunov il n°10 dell’op.11 Lesghinka , e di Franz Liszt, il n°10 in Fa minore, un chiaro omaggio allo studio op.10 n°9 di Frydryk Chopin e il n°4 in Re Minore, Ma zeppa, ispirata alla ballata di Victor Hugo, caratterizzato dalla furente cavalcata del condottiero, schizzata dal tema principale.

Olga Chieffi