Campania nefropatici ancora senza alimenti

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Le diete aproteiche sono una vera e propria terapia nutrizionale conservativa e sono ritenute vitali per i nefropatici per tenere lontano, quanto più possibile nel tempo, il ricorso alla dialisi.

NAPOLI – La Regione Campania continua a ‘negare’ i prodotti alimentari aproteici ai nefropatici campani. Lo fa nonostante che questi cibi siano alimenti inseriti in una delle cosiddette terapie salvavita ossia quelle terapie di cui chi ne ha bisogno non ne può fare a meno, pena la morte. Sono ormai trascorsi sette mesi da quando i malati di reni della regione non possono più accedere gratuitamente all’erogazione di questi cibi. Alimenti che erano erogati gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale, ma che dal 18 gennaio, per decreto del governo, sono passati a carico del Servizio Sanitario Regionale. Poco dopo, lo scorso 24 marzo, con un decreto regionale, il numero 17, il SSR ha deciso di ‘togliere’ ai cittadini campani, con insufficienza renale cronica, il diritto a sottoporsi ad una dieta aproteica. Una negazione di un diritto dunque, perché di questo si tratta e di null’altro, quello che è derivato da questo iniquo decreto firmato dall’allora governatore della Campania, Antonio Bassolino. Con il decreto è stato revocato un beneficio senza però, tenere conto soprattutto dei pazienti meno abbienti, rischiando pertanto di cagionare un danno grave ed irreparabile. Un opinione condivisa anche dalla I sezione del Tribunale Amministrativo Regionale, TAR, di Napoli. Tribunale che in sede cautelare, con l’ordinanza n.1645-2010 del 29 luglio scorso, sospendeva l’effetto del decreto e ripristinava l’erogazione a titolo gratuito dei cibi aproteici per le persone nefropatiche. Al TAR si erano rivolti il 28 giugno scorso un gruppo di nefropatici sostenuti da ‘Cittadinanzattiva Campania’ e dall’‘Associazione Nefropatici Emodializzati e Trapiantati Regione Campania’, ANERC. Da allora però, tutto è rimasto fermo. La Regione Campania per non ottemperare alla sentenza del TAR ha presentato, solo per guadagnare tempo, appello al Consiglio di Stato. Non si è invece, fermata la malattia dei nefropatici campani che, in molti dei circa 8mila ammalati della regione, è avanzata. Questa dieta, che di fatto è una vera e propria terapia nutrizionale conservativa, è ritenuta vitale per i nefropatici per tenere lontano, quanto più possibile nel tempo, il ricorso alla dialisi. Le diete ipoproteiche infatti, limitano la produzione giornaliera di cataboliti azotati. Centinaia di ammalati, quelli non abbienti e i pensionati, purtroppo, da un giorno all’altro, si sono ritrovati a non poter pagare di tasca loro questi alimenti aproteici. La conseguenza è stata che hanno dovuto rinunciare in parte o in tutto al ricorso a questi cibi per alimentarsi. Cibi che invece, sono ritenuti fondamentali nella dieta teraupetica che, fino all’aprile scorso, li aveva aiutati ad affrontare il loro male. Infatti, questi alimenti aproteici, anche se apparentemente appaiono uguali a quelli che si usano normalmente, sono invece, alimenti a cui, grazie ad un particolare processo industriale, sono state eliminate gran parte delle proteine naturali del grano. Si tratta dunque di una ‘famiglia’ speciale di alimenti che è stata creata appositamente per i pazienti affetti da insufficienza renale. Questo perché, i nefropatici ormai hanno i reni che non sono più in grado di eliminare le sostanze tossiche presenti nel sangue. Per cui, da ciò si evince che questi cibi sono quelli che i malati di reni devono utilizzare obbligatoriamente per alimentarsi. Diversamente incorrono in un aggravamento della loro malattia, fatto questo che li può portare fino al collasso dell’organo malato e alla morte. E’ stato sperimentato infatti, che la funzionalità renale si deteriora più in fretta se, a parità delle altre condizioni, l’apporto proteico è abbondante. Prima del decreto, gli alimenti aproteici erano disponibili presso le farmacie distrettuali e private. Qui il paziente li ritirava ogni mese gratuitamente dietro presentazione di una ricetta medica prescritta dal medico di base. Occorreva però, prima una consulenza nefrologica e la stesura di un piano teraupetico a cui poi, il medico di base si atteneva. Ogni ammalato aveva diritto ad una ‘tot’ quantità in kili di pasta, pane, biscotti, fette biscottate e altro al mese. Ora invece, questi alimenti aproteici sono acquistabili solo presso le farmacie private in quanto non si trovano nei normali negozi di alimentari. Purtroppo i lori costi sono abbastanza elevati. Il costo dei cibi aproteici infatti, incide molto sul budget familiare in quanto un prodotto aproteico, acquistabile presso le farmacie private, costa al paziente mediamente tra i 3 e i 7 euro a confezione a secondo del peso. Le confezioni sono da 250 gr, 400 gr, mezzo kilo a secondo se si tratta di pasta, pane, biscotti, farina, dolce o altro. Il prezzo varia da prodotto a prodotto. Un kilo di pasta costa circa 12 euro, si pensi che un nefropatico ne consuma circa due kili al mese. Alla fine in totale un ammalato di reni in Campania, per seguire la dieta aproteica, deve ora pagare di tasca sua mensilmente circa 150 euro, evitando sprechi però. Questo perché è venuto meno, perché negato, il suo diritto a ricevere gratuitamente questi prodotti alimentari teraupetici. L’alto costo è dovuto al fatto che le ditte produttrici di questi cibi, nella vendita diretta, applicano il prezzo pieno e non più quello scontato valido per il Servizio Sanitario Nazionale. Questo potrebbe portare a pensare che a questo punto ci possa essere un aumento di entrate per loro e quindi un interesse occulto che la situazione esistente continui. In effetti non è così. Purtroppo questo risponde solo a leggi di mercato. Inoltre, come a voler sfaldare questa idea, gli stessi produttori il primo luglio scorso e fino al 31 agosto successivo, in risposta all’appello del 20 maggio scorso, lanciato dalle associazioni dei nefropatici a compiere un gesto solidale verso gli ammalati campani, hanno dato vita, in collaborazione con la rete di distribuzione delle Farmacie private, ad una campagna solidale. Agli ammalati di reni campani è stato permesso di poter acquistare prodotti aproteici con la formula del ‘pago uno e prendo due’. Una piccola goccia in un mare d’acqua, ma è sempre meglio di niente. Nel frattempo, i nefropatici campani ‘sopravvivono’ o meglio cercano di farlo, in attesa del verdetto del Consiglio di Stato a cui è ricorsa la Regione Campania. Non erogare i prodotti aproteici comporta un alto ‘risparmio’ per le casse del SSR. Erano circa 4 milioni di euro i fondi che Palazzo Santa Lucia stanziava ogni anno per poter consentire l’accesso gratuito ai cibi aproteici ai nefropatici campani. Coprendo una spesa media annua per ogni ammalato di circa 500 euro. Facendo un rapido calcolo finora ha ‘risparmiato’ circa 3milioni e 400 mila euro. E’ questo infatti, l’obiettivo a cui puntava la Regione Campania sospendendo l’erogazione gratuita dei cibi aproteici. Il criterio seguito è sempre lo stesso: tagliare dove è possibile e senza preoccuparsene. Volendo ridurre i costi, si poteva invece, adottare misure più appropriate. Ad esempio annullare la gratuità di questi alimenti, ma non totalmente. Si poteva infatti, chiedere un contributo sotto forma di ticket. Ovviamente un contributo che avesse un minimo e un massimo legato al reddito e al grado di malattia dell’ammalato. Oppure si poteva dare modo ai pazienti nefropatici di poter acquistare i cibi aproteici allo stesso prezzo agevolato che pagano le ASL ai produttori al massimo solo con un piccola maggiorazione. In questo modo si otteneva lo stesso un risultato e il danno sarebbe stato invece, minore. Purtroppo nessuno se è preoccupato di questo, forse anche perché ormai la Giunta Regionale Bassolino era in ‘disarmo’. Però, quello che fa ancor di più pensare è il perché quella che poi si è insediata, guidata dal nuovo governatore Stefano Caldoro, ha seguito la stessa via della precedente. Molti altri decreti emessi in quel periodo di fine mandato sono stati annullati. Allora qui la scelta è anche politica? Inoltre, è errato parlare di risparmio. Questo in quanto è provato che la dieta aproteica ritarda l’ingresso in dialisi dei nefropatici. Venendo a mancare questi prodotti alimentari aproteici nell’alimentazione di un nefropatico le sue condizioni si aggravano conducendolo a dover inevitabilmente ricorrere alla dialisi. Un trattamento che, facendo un po’ di conti, ha, per il SSR, un costo annuo, per paziente, pari a circa 80 volte di più a quello dell’erogazione gratuita dei cibi aproteici. Alla fine per risparmiare ogni anno 500 euro per ammalato, la regione si ritroverà presto a dover sborsare circa 35mila euro l’anno per ogni nuovo paziente che entrerà, nei prossimi mesi, in dialisi. Un costo a cui ovviamente non sono aggiunti quelli poi, per l’ospedalizzazione del malato di reni. Quindi un risparmio iniziale, quello attuale, di circa 3milioni e 400 mila euro, che alla fine non si tramuterà in un risparmio effettivo per le casse regionali. Casse che già, non riescono a coprire i costi delle prestazioni dei centri di emodialisi della Campania. Centri presso cui viene effettuata la dialisi a centinaia di pazienti a cui la dieta aproteica non serve più. Questi centri non ricevono rimborsi delle Asl da almeno 10 mesi. Inutilmente in questi mesi le associazioni che si battono per il ripristino di quello che il decreto ha ‘tolto’ hanno chiesto di sedersi intorno ad un tavolo con la Regione Campania. Da quella parte però, fanno ‘orecchie da mercante’. Fatto questo che evidenzia ancor di più la latitanza delle istituzioni locali di fronte a questa grave ingiustizia sociale. Un’ingiustizia a cui si deve però, porre rimedio al più presto, altrimenti si rischia che a collassare non sia solo la finanza della sanità regionale, ma anche i reni di migliaia di persone che invece, seguendo un idoneo regime alimentare aproteico possono sperare di allungare la loro vita. E’ provato che la dialisi è stata ritardata anche di dieci anni, ma si è trattato di casi limite. In genere però, il paziente guadagna tra i 5 e i 7 anni. Tanto più il ricorso a questo tipo di dieta è precoce, tanto più è possibile ritardare la progressione del danno renale. Però, il risultato è influenzato anche dalle patologie. Non tutte traggono un vantaggio da questo tipo di dieta. Comunque sia, il tentativo va sempre fatto e non certo ostacolato.

Notizia offerta da

Dr. Giuseppe De Simone

                                        

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