NAPOLI-“ZUFFRÈGNA” O “FERRATA”, L’ACQUA DELLA NAPOLI D’ALTRI TEMPI

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NAPOLI-“ZUFFRÈGNA” O “FERRATA”, L’ACQUA DELLA NAPOLI D’ALTRI TEMPI

 

In occasione della pubblicazione dell’articolo “Nostra sora acqua”, ripreso da “Il Brigante”, del dott. Sergio Zazzera, magistrato e pubblicista, chiedemmo al dott. Zazzera, nostro caro e stimato amico, che avremmo gradito un articolo sulla ormai scomparsa fonte di “acqua suffregna”che era al Chiatamone. Il dott. Zazzera, di fatti napoletani ne conosce tanti, infatti, egli è anche autore di numerose  pubblicazioni, tra queste: “Proverbi e modi di dire napoletani”, “Dizionario napoletano”, “libro Sergio Zazzera”, “Napoli ‘o sole mio”, “Filastrocche napoletane”, “salviamo i  proverbi  napoletani”, “Napoletanistica” “C’era una volta il Vomero”.

Ringraziamo il dott. Zazzera, che sensibile alla nostra richiesta, ci ha inviato con sollecitudine, il seguente  “pezzo”, corredato da una foto della lapide,  su un argomento, che riteniamo tanto caro ai napoletani.

 

Alberto Del Grosso

 “ZUFFRÈGNA” O “FERRATA”, L’ACQUA DELLA NAPOLI D’ALTRI TEMPI

 Sembra che, ormai, neanche più la gloriosa acqua del Serino sia in grado d’assicurare un coefficiente accettabile di potabilità; e dire che in un passato – che, pure, va facendosi un tantino remoto – a dissetare il popolo napoletano provvidero due altrettanto gloriose sorgenti, quella del Chiatamone e quella del Beverello, dalle quali fluivano, rispettivamente, l’acqua zuffrégna e quella ferrata. Di quest’ultima, che lasciava intorno al cannello d’uscita una concrezione rugginosa, si tornò a parlare qualche decennio fa, ma voci d’inquinamento fecero tosto tornare il tutto nel dimenticatoio, a onta della «virtù di lei», che un’iscrizione del 1° settembre 1731 dichiarava «sperimentata giovevolissima», al punto che il Tribunale di San Lorenzo ne vietò la commercializzazione senza sua licenza «sotto qualsivoglia colore, e pretio», comminando per la violazione la pena di «docati cinquanta, e mesi sei di carcere». Eppure, nel suo periodo aureo vi fu addirittura una popolana, sua appassionata consumatrice, che giunse al punto di convincersi d’esserne rimasta “metallizzata”, fino a passare alla leggenda col nome di Mariuccia ‘e fierro.

Più celebre della ferrata, l’acqua zuffrégna, col suo alone giallastro e col suo retrogusto sulfureo, di vago sentore telesino, era commercializzata dalle banche ‘e ll’acqua nelle caratteristiche mùmmere ed era addizionata da taluno con succo di limone e una puntina di bicarbonato, dando vita a una rudimentale gazosa. Si racconta, addirittura, d’una signora napoletana che, avendone richiesto un bicchiere in un bar di Roma, facendo ricorso al suo nome dialettale, si ricevette lo sguardo scandalizzato del barista, il quale le domandò, incredulo, su… che cosa la volesse.

La sorgente di quest’acqua si trovava in una sorta di cortile di via Chiatamone, poi inglobato nell’area sulla quale sorse l’Hotel Continental; e anch’essa, proprio in quel periodo, fu fatta oggetto d’una sorta di “diceria dell’untore” d’inquinamento, con l’evidente mira d’eliminare ogni ostacolo alla realizzazione della struttura alberghiera. E da quel momento Napoli è condannata a dissetarsi a colpi di bibite gasate e d’acque minerali intitolate a un buon numero di santi del Paradiso.

 Sergio Zazzera

 

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