Paura e coraggio per Luigi Orsino, imprenditore di Portici, area nord di Napoli – Intervista esclusiva di Lidia Ianuario

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Essere imprenditori oggi, in uno Stato che non sempre tutela chi lotta quotidianamente contro l’illegalità, non è facile, come dimostra la storia di Luigi Orsino, imprenditore a Portici, nell’area nord i Napoli e vittima di usura ed estorsione, che ha denunciato i gravi reati di cui lui, con tutta la sua famiglia, è stato protagonista. Uomo deciso, da una forte etica, con la moglie aveva dato vita ad una fiorente attività, sia nella vendita di arredamenti che d’abbigliamento d’alta moda, con ben cinque negozi. La tragedia che ha colpito Luigi Orsino, imprenditore con la moglie dal 1979, che nel 1992 inizia il suo calvario, è nota a tutti. Per questo, è opportuno lasciare al suo sguardo e alle sue parole il potere di far riflettere su un problema che, irrisolto, non porta allo sviluppo di un Sud Italia già di per sé svantaggiato a livello logistico.

Com’è cambiata la vostra vita? Totalmente. Da persone benestanti siamo diventati nullatenenti. Attualmente il mio potere economico è di 5 euro.

E il suo rammarico? È quello di aver dato fiducia allo Stato. Che una persona ti faccia del male bisogna aspettarselo. Che te lo faccia lo Stato, no.

Quando ha deciso di denunciare? Quando si arriva ad un punto di non ritorno, che ci costringe a chiedere aiuto, ossia quando nulla è più salvabile.

Quanto le è stata vicina l’Associazione Antiracket e Antiusura di Portici di Sergio Vigilante? Molto. Prima di sapere che ne avesse una, in quanto conoscevo Sergio come commerciante, mi ero rivolta a quella di Grasso, ma forse lì cercano casi dove il rapporto tra la causa e gli effetti è immediato.

Quanto la sua famiglia è stata coinvolta? Totalmente. Mio figlio per laurearsi ha impiegato più tempo, nonostante fosse molto diligente. Per aiutare in casa consegna le pizze. Senza pensare a tutte le minacce subite, non ultima l’aggressione di mia moglie, che è rotolata per le scale.

Quanto, invece, i Servizi Sociali l’hanno aiutata? Per nulla. Noi non rientriamo nei parametri di povertà.

Quale consiglio darebbe a chi si trova nella sua stessa condizione? Di denunciare, subito.

Da quanto tempo la Stampa si è interessata alla sua vicenda? Da circa un biennio. La prima fu Mary Liguori, ma ve ne sono tanti: da Francesca Pace a Romolo Sticchi, da Annamaria Chiariello a Piantadosi. Io ho un buon rapporto con essa.

Cosa le ha insegnato tutto ciò che ha subito, positivamente parlando? Tranne l’esperienza, nulla.

Come definisce il suo rapporto con la Magistratura? Negativo. Siamo chiusi dentro come dei carcerati, meglio la galera: almeno mi danno da mangiare!

Famiglia, scuola, Stato: secondo lei possono arginare tale problema?Si, in giro c’è uno stato generale di illegalità diffusa.

Crede che, in quanto imprenditore del Sud, è stato svantaggiato? Si, uno Stato aggressivo, che ci tartassa con le tasse; una malavita organizzata, che è pari o addirittura peggiore dello Stato; una carenza di credito: non si investe sulle idee, qui, diversamente da quanto accade da Roma in su. Gli istituti bancari e creditizi richiedono fideiussioni per almeno 500.000 euro.

C’è qualcuno che, nonostante tutto, ringrazierebbe? Si. Il Maresciallo Comandante di San Sebastiano al Vesuvio e il Sindaco, Giuseppe Capasso. Anche il parroco, Padre Enzo, nonostante io e mia moglie siamo agnostici, per l’aiuto materiale, e l’Associazione Moscati di Padre Rastrelli, che ci ha aiutato da Maggio a Dicembre 2010.

Parole amare, per un uomo che ha dato lavoro, onestamente, a 19 dipendenti e che si ritrova, da proprietario di vari appartamenti, senza la libertà di una vita serena, mentre attende che la villa in cui vive, sottoposta a sequestro e di cui vi è un decreto di sfratto, gli venga tolta.

Dopo aver fatto il suo dovere di cittadino, per non essere colluso con la malavita organizzata, quale sarà il destino della famiglia di questo coraggioso imprenditore, è difficile dirlo, mentre, purtroppo, sono ancora irrisorie le cifre di coloro che denunciano tali reati.

 

Lidia Ianuario