Le riforme corrono in auto. Federmeccanica vuole un contratto di lavoro sul modello tedesco

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Fare diventare il contratto di secondo livello di primo livello. Non è un gioco di parole. Rendere possibile che, a determinate condizioni, il contratto aziendale sia sostitutivo di quello nazionale. Ecco l’evoluzione della specie “marchionnismo”. La proposta di Federmeccanica alza la posta e costringe tutti i soggetti coinvolti nella rappresentanza e nella tutela degli interessi (governo incluso se tornerà mai a concentrarsi) a intensificare il confronto uscendo dagli ideologismi.

Sindacati contro la proposta di Federmeccanica (di GiorgioPogliotti)

Ma, soprattutto, cerca di creare una nuova prospettiva al sistema industriale e di “contenere” il rischio che qualcuno preferisca correre in una solitudine che, in un paese vetusto come l’Italia, può risultare degna di Fausto Coppi ai primi giri di pista, diventando però sempre più faticosa e affannata nella prosecuzione della gara.

L’obiettivo è creare le condizioni per cui si evitino effetti digregativi all’interno del sistema della rappresentanza. Se passasse questa proposta, sarebbe possibile per una grande azienda rimanere dentro al perimetro di quest’ultima. Per prima la Fiat, certo. Ma non solo. Tanto che potrebbe estendersi ad altri settori. Producendo così un impatto rilevante, di sostanza e di metodo, sulla riforma del modello contrattuale del nostro paese. Paese che, davvero, è arrivato tardi a un’esigenza di flessibilizzazione della dimensione contrattuale. Che era collettiva, o non era. Che era nazionale, o non era.

Negli ultimi anni, però, la globalizzazione ha cambiato la fisionomia dei mercati internazionali, ha costretto le imprese a procedere a ristrutturazioni dolorose ma vitali, ha spinto il sindacato a rompere tabù e ad essere, nelle sue componenti riformiste, soggetto attivo nel promuovere contrattazioni territoriali e di secondo livello. Naturalmente la proposta di Federmeccanica ha la radicalità delle innovazioni in grado di modificare gli equilibri di lungo periodo.

Leggendone in controluce gli effetti, ha appunto questo vantaggio evidente: riconosce di fatto una eccezionalità alla Fiat, senza che questa eccezionalità divenga separatezza. In una linea coerente con la storia italiana, che è stata contraddistinta dalla forza pervasiva del gruppo di Torino.

Anche nelle relazioni industriali. Il quadro delineato da Federmeccanica potrebbe interessare soprattutto le imprese di una certa dimensione, che dispongono delle risorse professionali per la sua compilazione e discussione con i sindacati. Per le altre, mica ci sarebbe il Far West: per il 95% delle aziende italiane resterebbe valido il contratto nazionale. Il che consentirebbe loro di operare nel normale quadro di regole e di ritualità che conoscono.

Ma una introduzione di quello aziendale rappresenterebbe uno strumento in più da adoperare nella difficile dialettica fra lavoro e capitale, relazioni industriali e mercati. Non uno strumento alternativo. Bensì complementare.

fonte:sole24ore                scelto da michele de lucia